Le telecamere costano care all’ipermercato

30/05/2002





Le telecamere costano care all’ipermercato
ROMA – Tremila euro di multa per un impianto di videosorveglianza irregolare. È la sanzione che il Garante della privacy ha comminato a un impermercato di Roma, che ha fatto uso di telecamere a circuito chiuso senza avvertire i consumatori. L’Authority è intervenuta anche nei confronti di una banca, la quale continuava a inviare materiale pubblicitario a un cliente che aveva esplicitamente fatto sapere di non volerne ricevere. Per questo l’istituto di credito è stato condannato al pagamento delle spese del ricorso. La videosorveglianza. Il Garante ha più volte denunciato la presenza di occhi elettronici non rispettosi della privacy. Dalle parole è passato ora ai fatti. Un’ispezione degli uomini dell’Authority ha potuto appurare in un ipermercato della capitale la presenza di 28 telecamere, 12 mobili e 16 fisse, in grado di identificare le persone che passavano nel loro raggio di azione. L’impianto riprendeva 24 ore su 24 sia l’interno dell’impermecato, in particolare la zona delle casse e delle uscite di emergenza, sia le aree esterne destinate al parcheggio e alle attività di carico e scarico delle merci. Le telecamere risultavano installate per motivi di sicurezza e le immagini registrate erano memorizzate in un’unità centrale, dove erano conservate per tre giorni. Tutto questo senza alcuna informazione alla clientela, come invece vuole l’articolo 10 della legge 675/96, secondo il quale la raccolta di dati personali deve essere preceduta da un’adeguata informativa all’interessato. Quest’ultimo deve, tra l’altro, essere messo al corrente del motivo per cui le informazioni vengono raccolte, del modo in cui vengono utilizzate e dei diritti che la legge assegna ai cittadini per verificare il corretto uso dei dati personali. Una mancanza ritenuta grave dal Garante che ha imposto all’ipermercato di pagare 3.098,74 euro di multa, un terzo del massimo della sanzione prevista per questo tipo di infrazioni. Pubblicità non richiesta. Il cliente l’aveva espressamente chiesto al momento della sottoscrizione del contratto: "non mi interessa – aveva detto alla banca – ricevere vostre informazioni commerciali". L’istituto di credito aveva, invece, iniziato a recapitare, insieme all’estratto conto, anche messaggi promozionali. Dopo aver rinnovato, senza successo, la richiesta, l’interessato ha chiamato in causa il Garante, che ha chiesto alla banca ragione dell’insistente invio di promozioni. L’istituto ha risposto che si trattava di comunicazioni di carattere didattico-informativo, legate all’introduzione dell’euro. Erano, però, presenti anche messaggi promozionali. Il Garante ha ritenuto l’istituto di credito in difetto e ha,pertanto, ingiunto di sospendere l’invio delle comunicazioni e di pagare i 250 euro per le spese del ricorso. Ha, inoltre, inviato gli atti all’autorità giudiziaria perché valuti se la banca è incorsa nel reato di trattamento illecito di dati personali, punito con un massimo di tre anni di reclusione.

A.Che.
Giovedí 30 Maggio 2002