«Le tate? Mondo invisibile. Quasi tutto in nero»

28/07/2004


          mercoledì 28 luglio 2004

          IL DOSSIER

          «Le tate? Mondo invisibile. Quasi tutto in nero»

          Milano – Vorremmo tutte che fosse come Mary Poppins. «Praticamente perfetta», misurava il suo metro. La verità è che spesso si affida il proprio bene più prezioso a una persona che a mala pena si conosce. Studentesse italiane, mamme straniere, ragazze alla pari. Animate dalle migliori intenzioni, beninteso. Ma stranamente invisibili. Basta fare qualche telefonata per rendersene conto. L’Istat non ha dati a disposizione. Gli ultimi dell’Inps risalgono al 2001: la cifra complessiva è di 244.947 persone assunte in regola, comprese colf e badanti. L’inquadramento professionale, del resto, è lo stesso. Una baby sitter rientra nella sfera della collaboratrice domestica: 4 euro e 332 centesimi l’ora da contratto nazionale, vitto e alloggio esclusi, contributi a parte. Oppure la voce di riferimento è quella delle «prestazioni occasionali accessorie»: l’ha introdotta la legge Biagi, quasi nessuno la applica. Sette euro e cinquanta l’ora, un euro va alla previdenza e 50 centesimi contro gli infortuni.

          Facile che prevalga il sommerso. Un problema non da poco. Pensiamo alle tate irregolari. Se il bambino si fa male o non sta bene, chi lo accompagna al pronto soccorso? «Il lavoro in nero sta diventando insostenibile. Noi stimiamo un milione e 300 mila colf, badanti e baby sitter. È un disastro – sospira Marinella Meschieri, della segreteria nazionale Filcams Cgil -. Abbiamo chiesto al ministero dell’Interno i dati disaggregati delle ultime regolarizzazioni, ma finora non è stato in grado di fornirli». Commenta amaro anche Mario Piovesan, segretario della Cisl-Fisascat: «Le tate? Non riusciamo a dire quante e chi sono. È un settore tutto da ricostruire. Ci stiamo provando, predisponendo norme contrattuali che invoglino la regolarizzazione».

          Nel 2000 i sindacati ottennero di inserire nella Finanziaria la deducibilità dei contributi. «Peccato che nessuno abbia poi verificato l’effetto del provvedimento», aggiunge Marinella Meschieri. L’ultima idea se la sono fatta venire i consiglieri veneti di Forza Italia Paolo Dalle Fratte e Lucio Pasqualetto: qualche giorno fa hanno presentato il progetto di legge regionale per istituire una sorta di albo dell’«operatore d’infanzia». Contributi sia a chi organizza corsi qualificanti sia alle famiglie che usufruiscono della nuova figura professionale. «Ma noi non siamo convinti. Serve ordine, non una nuova categoria», chiudono Cgil e Cisl.


          Mary Poppins cercansi. Come fare? Resta il passaparola, l’amica dell’amica, la collega che ha una colf molto brava che ha un cugina molto brava che è appena arrivata in Italia… Per chi può permettersele, ci sono le società specializzate. Intermediari che selezionano e preparano ragazze in gamba.

          A Milano lo fa Pronto Baby, a Roma Esperia crescere insieme, a Napoli Monica&Monica. Sono esempi. Su Internet gli elenchi sono lunghi
          (www.bambinopoli.it , www.mamma.it , www.babysitteronline.it ).
          I genitori in qualche modo si accontenteranno. E i bambini?

          Elvira Serra