Le talpe del McDonald’s

04/11/2000



   


03 Novembre 2000





Le talpe del McDonald’s
Dopo lo sciopero altri "boys" vengono allo scoperto e denunciano lo sfruttamento
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Umiliati tra palloncini e hamburger. E a ritmi velocissimi, che quasi non te ne rendi conto. Salvo che – nonostante il peso di gerarchie e sorrisi imposti dal manuale aziendale – i dipendenti dei Mc Donald’s restano delle persone e così cominciano a ribellarsi. Da Firenze a Catania, due giorni fa la protesta è arrivata a Roma.
Un giornalista che provi a entrare in un McDonald’s – in via del Corso a Roma, per esempio – non riesce assolutamente a parlare con i ragazzi del "crew" ("equipaggio", gli impiegati al più basso grado, con uno stipendio da 750.000 a 1.100.000 lire per un part-time di 24 ore settimanali) perché viene subito bloccato dai gradi superiori. C’è il "manager" (detto anche "shift"), un capetto che coordina e spesso rimprovera per delle inezie i subordinati (il suo stipendio è di 1.500.000 al mese) o il direttore, messo a capo del locale direttamente dalla McDonald’s o da un licenziatario (chi ha il marchio in concessione). Bisogna essere autorizzati addirittura dalla "Company" (sede centrale), a Milano, per poter parlare oltre il bancone di qualcosa che non sia necessariamente un cheese burger. E chiedere alla ragazza che ti mesce il milk shake se, per esempio, nelle ultime 4 ore ha potuto fare pipì o bere un po’ d’acqua, o se può programmare il weekend con il fidanzato da qui a due giorni. O se per caso ha ricevuto dalla direzione un’aspra lettera di contestazione perché aveva il "badge" (cartellino) un pò storto sul petto.
Ma non si può. L’esercito degli impiegati dei Mc Donald’s è formato da circa 10-15.000 giovani in tutt’Italia, che lavorano in 270 negozi sparsi sul territorio nazionale. Venti sono direttamente gestiti dalla "Company", 250 sono dati in concessione. Contratti in regola, spesso di formazione lavoro, che permettono forti sgravi fiscali ai proprietari. Fin qui, tutto bene. Se i ragazzi lavorano sodo, dopo due anni magari arriva l’assunzione a tempo indeterminato. Ma la loro vita è un inferno e spesso lasciano prima. Soprattutto perché, quasi ovunque, non possono disporre del proprio tempo.
A parlare sono solo i ragazzi che hanno lasciato il lavoro, o quelli che da anni lottano coi sindacati. Igor Nastasi, 23 anni, studente di Architettura, ha lavorato per 10 mesi in uno dei due McDonald’s di Catania (di proprietà dei commercianti Ventura, che hanno già una catena di negozi in città), ma è dovuto fuggire: "Mi hanno umiliato – spiega – davvero deludente come prima esperienza di lavoro. Secondo il contratto, la programmazione dei turni doveva essere mensile, e invece spesso ci davano i turni settimanalmente o un giorno prima. Non avevo più una mia vita privata, non potevo studiare. Ci facevano lavare per terra, ci tempestavano di lettere di contestazione, che poi pesano al momento del rinnovo del contratto. Ora ho aperto una causa contro di loro, anche per degli straordinari non pagati". Anche a Milano non stanno meglio. Mirko Grandi, che lavora in corso Vittorio Emanuele, spiega che è difficile diffondere una coscienza sindacale. "Ormai – dice – molti negozi cercano i filippini, perché sono ritenuti più remissivi. Tanto che a un filippino che si è ribellato lo hanno rimproverato di non essere abbastanza ‘filippino’". A Roma, dove la catena è presente da molti anni, "grazie ai primi scioperi, verso il ’92, con alcuni licenziatari si è riuscito a firmare contratti più umani, dove è possibile programmare i turni e le ferie – spiega Gabriele Simoncini, della Filcams-Cgil – ma a livello nazionale la trattativa con la "Company" è bloccata".
Per discutere di una programmazione orari più umana, oltre che del necessario rispetto per la dignità dei lavoratori, sindacati e azienda si incontreranno il 16 novembre a Roma. "Bisognerebbe chiedersi se succede solo da McDonald’s – dice Gabriele Guglielmi, della segreteria nazionale Filcams-Cgil – perché altre catene come Autogrill e Brek non rispettano le più elementari norme contrattuali (per maggiori informazioni, www.filcams.cgil.it)". E anche la politica si muove: Luca Cangemi, deputato del Prc, ha inviato una lettera a Renzo Innocenti, presidente della Commissione Lavoro della Camera, con cui chiede di avviare un’indagine conoscitiva sulla situazione dei lavoratori dei McDonald’s italiani.