Le stelle non brillano più in hotel

06/05/2004



 
 1 – Le stelle non brillano più in hotel
 2 – Ogni paese Ue adotta regole diverse
 
ItaliaOggi Turismo
Numero 107, pag. 4 del 5/5/2004
Autore: Pagina a cura di Fabio Donfrancesco
 
Le stelle non brillano più in hotel
 
Troppe le differenze di qualità e servizio. Bernabò Bocca (Federalberghi): non hanno più valore.
Le tasse sono troppe e le normative sempre più differenziate
 
L’Europa è ormai pronta ad allargarsi verso Est ma, in fatto di integrazione degli standard di qualità a livello di classificazione alberghiera, stiamo ancora all’anno zero. A cominciare dai paesi fondatori dell’Unione europea. Ciascuno continua a seguire la propria strada. A tal punto che Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi/ Confturismo, dice senza tanti giri di parole che ´le stelle, che dovrebbero rappresentare una precisa classificazione nel rapporto qualità/prezzo dell’hotellerie, non solo italiana, in realtà non hanno più alcun valore oggettivo, se mai lo hanno avuto’.

In altre parole, un turista che si affida unicamente alle stelle, per scegliere la struttura alberghiera dove soggiornare, sovente corre il rischio di trovarsi poi ´nelle stalle’. La questione si ripropone nel momento in cui un qualsiasi turista deve scegliere tra una struttura indipendente e un’altra appartenente magari a qualche catena alberghiera. In Italia, dove su circa 33 mila hotel l’incidenza delle catene internazionali è solo del 4%, rispetto al 20% della media europea e al 70% degli Stati Uniti, tale frammentazione complica ancora di più la scelta finale. Questo perché, per molti turisti stranieri, brand come Hilton o Best Western, per esempio, rappresentano un sicuro e standardizzato livello qualitativo di servizio, rispettivamente di alta e media gamma. L’offerta ricettiva italiana si caratterizza per l’estrema eterogeneità delle migliaia di piccole e medie strutture, situate in luoghi di particolare fascino o in palazzi storici, dove valutare il prezzo soltanto sull’ampiezza della sala da bagno o sulla Jacuzzi non ha evidentemente molto senso. Senza dimenticare che il vero elemento da tenere sempre presente è, e resterà, il livello del servizio fornito dal personale.

Regioni, di tutto di più.

Dopo la modifica del titolo V della Costituzione, che ha delegato alle regioni la potestà legislativa in materia di turismo, è inoltre venuto a mancare un vero coordinamento tra le nuove norme approvate, o ancora in via di definizione, dai singoli enti locali. Il risultato lo spiega lo stesso Bocca: ´Oggi può capitare che, se un gruppo alberghiero vuole aprire degli hotel in diverse aree del paese, deve seguire differenti parametri, secondo quanto stabilito dalla singola regione’.

Gli fa eco Luigi A. Bianchi, presidente dell’Aica, l’associazione delle catene alberghiere aderenti a Confindustria: ´È indispensabile che il coordinamento delle regioni emani una nuova classificazione con contenuti reali e significativi per il cliente, di applicazione generale e omogenea con gli standard europei e internazionali. Tale classificazione dovrà consentire da un lato la realizzazione di strutture di qualità orientate a un’accoglienza economica, dall’altro protegga e identifichi correttamente le eccellenze e le tradizioni di ospitalità di alto livello’.

Il cliente individuale magari non lo sa, ma la decisione di un albergatore di classificare il proprio hotel risponde anche ad altre logiche, di tipo fiscale e commerciale. L’aliquota Iva applicata in Italia è del 10%, in Francia del 5,5% e in Spagna del 7%. Quando in Francia, anni fa, decisero di applicare un’aliquota proporzionale alle stelle, un famoso hotel extralusso come il De Crillon decise allora di classificarsi come un tre stelle. Il management dell’albergo, d’altrocanto, sapeva molto bene che il valore non era dato dalla classificazione, bensì dal peso del marchio sul mercato. Le stelle non sono, a priori, una garanzia di qualità.

Capita che a Milano la tariffa di un cosiddetto quattro stelle lusso del centro o in vicinanza della Fiera sia più alta di un cinque stelle posto in una zona semiperiferica. Inoltre, negli ultimi tempi, si è assistito a una ´cannibalizzazione’ delle tariffe, specie nelle categorie superiori, causata dalla pesante crisi turistica internazionale. ´Alcune società private non consentono ai loro manager e dipendenti di andare in un cinque stelle’, ammette lo stesso presidente di Federalberghi, ´anche a parità di prezzo. Così, alcuni alberghi preferiscono presentarsi come un quattro stelle lusso e sottoscrivere convenzioni con le aziende’.

Alle classificazioni ufficiali, negli anni, si sono affiancati altri ´marchi di qualità’, rilasciati da molteplici soggetti pubblici o privati. L’intento è di fornire un ulteriore segno di riconoscibilità e garanzia del servizio. Per molti turisti la soluzione è navigare su internet, dove si possono trovare alcuni siti di hotel, che descrivono con dettagliate informazioni e foto la struttura, consentendo perfino di ´visitare’ le stanze e farsene un’idea virtuale. Oppure affidarsi alle tradizionali guide turistiche, più o meno famose.

In questo quadro dai contorni piuttosto incerti e cangianti, forse la sola conclusione che si può trarre è liberalizzare completamente il mercato. L’unico supremo giudice sulla qualità alberghiera, comunque sia, è il cliente che paga, in euro ovviamente. (riproduzione riservata)

 
 


 
ItaliaOggi Turismo
Numero 107, pag. 4 del 5/5/2004
Autore:
 
Ogni paese Ue adotta regole diverse
 
 
Gettando uno sguardo oltreconfine, il panorama alberghiero europeo appare piuttosto variegato. Alcuni paesi come la Germania non hanno un vero organismo statale o regionale con specifiche competenze riguardo la classificazione alberghiera. La responsabilità è delegata alla Deutsche hotelklassifizierung (Dehoga), un’associazione nata nel 1996, a cui si può aderire su base volontaria. Quest’ultima ha fissato 230 punti di valutazione e rilascia un certificato valido per tre anni. Tramite 18 società partner locali nei diversi laender, sottopone a periodici controlli le strutture aderenti.

Altri paesi, come la Francia, invece, hanno delegato tutto alle Commissions departementales de l’action touristique, insediate in ogni dipartimento sul territorio, che si possono paragonare alle nostre province. Anche gli hotel francesi sono valutati in stelle, ma la classificazione si ferma a quattro, rispetto alle solite cinque. Molto simili le norme adottate in terra spagnola, dove le competenze sulla regolamentazione delle strutture ricettive sono di ogni comunità autonoma, secondo comuni linee guida fissate da un decreto reale. L’ente di promozione turistica della Spagna (Turespana) ha però promosso un proprio marchio ´Q di qualità’ che viene concesso alle imprese turistiche che ne facciano richiesta. In Danimarca è la stessa associazione nazionale degli albergatori (Horesta) a elaborare la classificazione e a determinare i diversi requisiti necessari. In Olanda, è invece l’Anwb, l’associazione nazionale statale, che si occupa, in primis, delle attività legate al trasporto automobilistico, ma segue anche le vicende legate al turismo (in pratica l’omologo dell’Aci).

In Grecia le norme sono fissate dall’ente ellenico del turismo (Eot) che, tramite i suoi uffici periferici, rilascia le attestazioni ed esegue i controlli.

Nei paesi che stanno per entrare nell’Unione europea, in tema di classificazione alberghiera, non si riscontrano grandi differenze. C’è chi, come la Slovenia, ha un apposito dipartimento in seno al ministero dell’economia. E chi, invece, come la Repubblica Ceca, ha lasciato mano libera alle imprese: due sono le associazioni private che rilasciano le stelle: la Federazione nazionale degli albergatori e ristoratori e l’associazione degli imprenditori nella ristorazione e nel turismo.

 
 
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