Le sirene di Silvio assordanti o ammalianti – di Filippo Ceccarelli

01/07/2002



PROMEMORIA

Le sirene di Silvio
assordanti o ammalianti

1 luglio 2002

di Filippo Ceccarelli


A proposito di scorte, di scortati a rischio e anche di presunti «rompicoglioni», come dice il ministro Scajola, c’è una ciliegina nella nuova legge sulla sicurezza approvata proprio l’altro giorno: in extremis la maggioranza gli ha appiccicato un articoletto che autorizza presidenti, ministri e chissà quanti altri potenti a usare luci e sirena «al fine di agevolare la marcia dell’autoveicolo» nel dannatissimo traffico, soprattutto di Roma.

Non che se ne sentisse la necessità. Anzi. Sirena o non sirena, alcune settimane orsono la macchina del viceministro Micciché si è andata a schiantare a velocità sostenuta sulla via Ostiense, peraltro non lontano da dove un paio d’anni prima si era andato a schiantare il ministro Buttiglione. Grazie al Cielo, in entrambi i casi tali eccellenti sinistri non hanno procurato vittime. Ovvio che nel Palazzo, sulle sirene, esiste una vasta aneddotica, a partire dalle battaglie anti-rumore dell’onorevole Costa. Nel 1994 il ministro Speroni, con la sua utilitaria, si mise a rincorrere la scorta ululante dell’allora presidente della Camera Violante: «Sono stanco di queste sirene che rompono le palle ai cittadini» spiegò. Mentre qualche giorno fa, come utilmente rivelato da Dagospia, il ministro Maroni è rimasto chiuso nella sua blindata a piazza San Silvestro, sotto lo schioppo del sole, perché gli si era incantato il dispositivo acustico, e per farlo tacere un improvvido autista aveva staccato i fili, pure dell’aria condizionata.

Tutto ciò aiuta a capire come la questione, per quanto ormai sciaguratamente codificata per legge (194 sì, 179 no, 8 astenuti), prescinda tanto dall’invocatissima sicurezza quanto dalla pura e semplice funzionalità automobilistica per misurarsi in realtà sul piano del costume, degli status, delle gerarchie e dei simboli del comando. E per questa via si arriva a Berlusconi e alla contraddizione che da oggi gli si para innanzi, configurandosi questo suo decreto sulle sirene scassa-timpani come un inedito e lacerante caso di berlusconismo anti-berlusconiano. Nel senso che c’è più di una ragione per credere che il rumore (dai 90 ai 120 decibel, con rischi di sordità temporanea, nausea, emicrania), la luce blu come di fulmine, la sgommata, la polvere, la paletta, l’inarrestabile velocità del privilegio davanti al rosso e alle vetture paralizzate dei mortali, ecco, ci sono motivi di ritenere che tutto questo può anche rientrare nella concezione berlusconiana del potere.

Un potere con supporto audio-visivo; le sirene e le luminarie come i cavalli schiumanti dell’imperatore; quindi un potere emotivo, spettacolare, comunque tale da assicurare valore al suo unico detentore. Però, nel mondo della fantasia del Cavaliere, esistono anche altre sirene. Quelle ad esempio che lo invitano alla seduzione dolce del popolo, da cui egli desidera di essere amato; quelle che lo chiamano, nella quiete, a immedesimarsi con la gente comune. Il dispositivo acustico è, in questa logica, il contrario esatto del «bagno di folla».

Il Berlusconi «padre di famiglia» e cantante di beneficenza, il Berlusconi delle mamme, delle zie e dei sondaggi d’Italia, non può ignorare che quella stessa gente detesta con tutto il cuore i potenti che sfrecciano nelle loro vetture dai vetri brunati. Sembrano lontani i tempi delle passeggiate a piedi di Cuccia, degli ombrosi trasbordi andreottiani, dell’Avvocato alla guida dell’auto, del Papa imbottigliato nel traffico. E anche del povero Marco Biagi, andato o forse lasciato andare incontro al suo destino da solo, in bicicletta, senza sirena.