Le sirene dell’area socialista richiamano la Uil di Angeletti

04/11/2002




          2 novembre 2002

          SINDACATO & POLITICA
          1- Le sirene dell’area socialista richiamano la Uil di Angeletti

          2- Larizza, Marini e D’Antoni: una carica di ex non troppo ex


          Le sirene dell’area socialista richiamano la Uil di Angeletti
          Lina Palmerini


          ROMA – La discussione non è ancora entrata nei perimetri strettamente sindacali della Uil. Ma le acque della politica cominciano a lambire via Lucullo, sede del sindacato di Luigi Angeletti. Succede che un gruppo di socialisti, tra cui gli ex ministri Claudio Martelli e Rino Formica, stiano lavorando a un’associazione per la costruzione di un’area socialista e laica in vista delle elezioni europee 2004 (sistema proporzionale). E che, nel dibattito, siano entrati e anche arrivati ai ferri corti, due ex-leader sindacali che in Uil contano. Pietro Larizza (componente direzione Uil), piuttosto deluso dagli esiti post-congressuali dei Ds vede infatti con simpatia un progetto che ritagli un’area dedicata al riformismo socialista; una simpatia non contraccambiata invece da Giorgio Benvenuto (Ds) che si è subito chiamato fuori puntando l’indice contro un movimento che prelude la costruzione di un partito e di una lista e presenta suoi lati di ambiguità sia rispetto all’Ulivo sia verso il sindacato. Inoltre, Giorgio Benvenuto è portavoce dell’associazione riformatori per l’Europa, cerniera tra Ds e Uil e a cui un tempo, prima del congresso di Pesaro, aderiva anche l’attuale leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Intorno al movimento laico e socialista, al suo futuro e prospettive, sembra abbia ragionato e partecipato alle riunioni anche l’attuale segretario generale, Luigi Angeletti, che però si guarda bene dal portare, almeno ora, la discussione dentro al sindacato. Del resto, da più parti nella segreteria confederale, gli sono arrivati segnali chiari: una discussione aperta e una risposta all’appello per la raccolta di firme per l’associazione lanciata da Martelli e Formica, rischierebbe di spaccare il sindacato. La linea della Uil resta ora quella del pluralismo, unico collante possibile, per tenere insieme le tante anime che la abitano. Dai "polisti" di De Michelis come Carlo Fiordaliso (sanità) e Antonio Foccillo (pubblico impiego), ai diessini come Paolo Pirani, Franco Lotito (segretari confederali), fino al numero due dell’organizzazione, l’ulivista Adriano Musi che non a caso ha concluso lunedì scorso a Torino la manifestazione a cui hanno partecipato Francesco Rutelli, Piero Fassino ed Enrico Boselli. Il dibatitto politico resta non esplicitato. Ma, certo, coinvolge figure di primo piano, in primis Pietro Larizza componente della direzione della Uil oltre che presidente del Cnel. «I tempi non sono ancora maturi ma da qui a sei mesi il dibattito potrebbe entrare anche nella sede di via Lucullo, vista la scadenza elettorale che si avvicina», dice un sindacalista del gruppo dirigente. Arrivare alla conta è quello che Angeletti vuole evitare per mantenere "unita" la confederazione. Ma, ormai, tradizione vuole che a ridosso della scadenza dei mandati sindacali si cominci a lavorare per un futuro in politica.




          Larizza, Marini e D’Antoni: una carica di ex non troppo ex
          Li.P.


          ROMA – Tanti "ex" mai troppo "ex". Il mondo sindacale è pieno di former-leader già approdati in politica, o a pochi passi dal farlo, che restano in qualche modo in servizio mentenendo vivo l’ascendente sulle confederazioni di appartenenza. E visto che i partiti non sono più quelli di una volta – stretti tra le esigenze di un maggioritario in cerca di una sponda sociale e la necessità di trovare nuove strutture di diffusione sul territorio – tenere il filo che lega avventure politiche a sindacati diventa una scelta necessaria. Accade così che i "neo" non riescano a liberarsi degli "ex" che sono, poi, anche quelli che hanno aperto le porte della loro leadership. Le recenti ipotesi di studio di Pietro Larizza che punta a un rilancio socialista, avendo in mente i trascorsi legami tra la Uil e il Psi, sono l’ultimo fotogramma di una carrellata di atti politici che intrecciano la vita di Cgil, Cisl e Uil con quella dei partiti (più o meno) di riferimento. In casa Cgil il distacco di Sergio Cofferati è recente. L’ex leader è approdato alla guida della Fondazione Di Vittorio, laboratorio pre-politico che porta il nome, pesante, del fondatore della confederazione. E di cui la Cgil è azionista unico. Cofferati viene strattonato di continuo come eventuale riserva pregiata della politica. Lui si schermisce, nega ma sa come si interviene a gamba tesa con le interviste "a orologeria", come ha fatto poche ore prima dell’avvio delle assise uliviste invocando una linea di intransigenza che partiva dalla critica del metodo di decisione a maggioranza. Un così efficace attivismo mediatico di Cofferati («la Cgil ha la forza per stare in campo da sola», «di scioperi ce ne vorrebbero altri») non può non avere influenza sulla linea di Guglielmo Epifani. A maggior ragione con una neo-segreteria confederale, cioè l’organismo dirigente del sindacato, fortemente ispirata alla linea dell’ex. Per la Cisl è ancora diverso. Di ex segretari con cui dialogare Savino Pezzotta ne ha ben due: Franco Marini (centro-sinistra) e Sergio D’Antoni (centro-destra). E infatti l’organizzazione di via Po ha soprattutto due interlocutori politici privilegiati, Margherita e Udc ma con un particolare che rivela i tentativi di smarcarsi di Savino Pezzotta. L’attuale segretario Cisl infatti cerca sempre di più, in quelle aree, riferimenti politici diversi dai suoi predecessori. «Le tentazioni di darsi alla politica sono purtroppo frequenti tra i sindacalisti», ha detto di recente in un convegno a Modena riferendosi a Cofferati, ma facendo capire che stava guardando anche in casa propria.