Le scommesse del Libro bianco

21/03/2002





Più tutele ai lavoratori che non ne hanno, ma ridurre il bagaglio di garanzie tradizionali
Le scommesse del Libro bianco
Collocamento efficiente, part-time e recupero del sommerso
di Lina Palmerini

È un vero programma di legislatura per il Governo. Il Libro bianco del lavoro, di cui Marco Biagi è stato uno dei principali autori, lancia una prospettiva di riforma del mercato a partire dall’Europa e dal federalismo. Non c’è accenno all’articolo 18 in questo documento: non una dichiarazione esplicita ma solo il riferimento a rinviare il dialogo alle parti sociali sulle rigidità dei rapporti di lavoro. Solo una parte del Libro bianco è finito nella delega-lavoro (all’esame della commissione Lavoro del Senato) che infatti introduce per la prima volta le modifiche all’articolo 18 come incentivo, tra le altre misure, per innalzare il tasso di occupazione italiano agendo almeno su tre fronti: più efficienza nel collocamento; nuove flessibilità e contratti a tempo; parziale riforma della legge sui licenziamenti «per incentivare la stabilizzazione dei contratti e l’emersione del nero». L’Europa e il federalismo. Il Libro bianco ha invece un respiro più ampio, che guarda ai cinque anni di Governo sviluppando un percorso attraverso le linee-guida che sono quelle tracciate in sede europea. Dunque, cambia il dialogo sociale prendendo come modello quello degli avvisi comuni e abbandonando la concertazione; ci si ispira a criteri ed esperienze di flessibilità adottate negli altri Paesi dell’Ue; si profila un percorso legislativo di deregolamentazione affidando regole e discipline alle soft laws, cioè a provvedimenti amministrativi o contrattuali invece che a testi di legge. Ma l’occhio è anche al federalismo e alle Regioni che acquistano potestà legislativa sui temi della sicurezza del lavoro. Le zavorre italiane. L’inefficienza del mercato del lavoro italiano, il basso tasso di occupazione, le disfunzioni del collocamento, l’assenza di politiche attive e l’eccessivo peso di quelle passive, sono la prima parte del Libro bianco. Il punto di partenza, cioè, da cui cominciare a costruire le riforme in un’ottica di flessibilità e revisione delle attuali regole di legge e di contratto. Gli assetti contrattuali, la partecipazione dei lavoratori all’impresa e la democrazia economica, una riforma degli ammortizzatori sociali, sono i temi forti da affrontare nella legislatura. Lo Statuto dei lavori. Ma l’approdo vero di tutto il Libro bianco è il nuovo Statuto dei lavori. Un tema cui era molto affezionato Marco Biagi che infatti ne aveva cominciato a parlare e a scrivere quando al Governo c’era il centro-sinistra e lui lavorava con l’allora ministro del Lavoro, Tiziano Treu. Il nuovo meccanismo di tutele a cui pensava Marco Biagi ne prevedeva l’estensione a tutti i lavoratori che oggi ne sono privi, alleggerendo, però, il bagaglio di garanzie del lavoro tradizionale. Una «nuova» contrattazione. In questo schema si trova l’idea della certificazione dei rapporti di lavoro – un pallino di Marco Biagi – resa da datore di lavoro e lavoratore davanti a enti bilaterali per evitare il contenzioso. Ma anche per aprire spazi di libertà contrattuale. «Il Governo invita le parti sociali a valutare la possibile ridefinizione tra momento collettivo ed individuale nella regolazione del rapporto di lavoro, rendendo possibile la definizione di assetti regolatori effettivamente conformi agli interessi del singolo lavoratore e alle aspettative del datore di lavoro, nel contesto di un adeguato controllo sociale». L’esempio dei Paesi Bassi. In questo quadro si ritrova l’idea di Marco Biagi, lanciata anche nel recente convegno di Confindustria a Torino alla fine di febbraio, di «derogabilità assistita», per cui a fronte «della volontà individuale del lavoratore, certificata» si deroga a norme di legge o di contratti collettivi «al fine di corrispondere alle attese di flessibilità delle imprese ma anche alle nuove soggettività dei prestatori di lavoro». Il riferimento va anche all’esperienza dei Paesi Bassi «dove si sta sperimentando un sistema di raccordo tra contratto collettivo e individuale di lavoro definito a "scelta multipla", dove cioè il lavoratore può optare, d’intesa con l’imprenditore, tra diversi istituti negoziati in sede collettiva». La revisione degli assetti. «Il Governo si rivolge alle parti sociali per prospettare loro l’opportunità di rivisitare l’attuale assetto contrattuale, al fine di dotarlo di una maggiore flessibilità». L’obiettivo che ha il Libro bianco è quello di redistribuire produttività attraverso un maggior decentramento della contrattazione e delle relazioni industriali.

Giovedí 21 Marzo 2002