Le sale Bingo sono in crisi? Magari sì Ma passandoci una sera non si direbbe

30/09/2002



30 settembre 2002

Le sale Bingo sono in crisi? Magari sì
Ma passandoci una sera non si direbbe


Immigrati e ragazzi bene si sfidano nelle giocate con numeri e scaramanzia Lo scettro dorato indica il tavolo del fortunato e alimenta l’invidia dei vicini

      Sarà anche in crisi, il Bingo, come si legge sul giornale: però intanto stasera diluvia, c’è una partita della Roma in tv, ed è pieno lo stesso. E’ la prima volta che metto piede in una sala di Bingo, ma non che metto piede in questa sala, che nella sua vita precedente, nemmeno tanto remota, è stato un glorioso cinema di Roma, il «Rouge et Noir», dove ho visto – mi ricordo benissimoBarton Fink . Per questo, e per la previsione di sconfinata tristezza prodotta dalle notizie sulla decadenza del Bingo, non me la sono sentita di venire da solo, e mi sono portato dietro Luca: ma, come ho detto, la sala è piena; quando entriamo c’è un solo tavolo libero, e io e Luca ce lo accaparriamo, senza badare al fatto che sta nella zona non-fumatori, cosa che avrà la sua importanza in questa serata di gioco d’azzardo. L’umanità che ci circonda è quanto di più vario ci si possa immaginare. Sotto la scenografia vagamente televisiva fatta di schermi e display attaccati al muro, tra inservienti e cameriere che girano per i tavoli con aria annoiata, c’è proprio di tutto: uomini baffuti circondati da una nuvola di fumo, evidenti colf peruviane anche se non è giovedì, vecchie dalla pelle abbrustolita, famiglie di ciccioni col sacchetto delle monete in mano, gruppi di ragazze sole, sbarbatelli, pariolini, coatti, un rasta giamaicano, un filippino, un transessuale, un indiano, due o tre africani, un pirata e un paio di tizi solitari con la faccia da serial-killer. Ma non c’è abbastanza tempo per osservarli bene, tocca comprare la cartella e giocare.
      Con Luca adottiamo la strategia della prudenza, e perciò decidiamo di comprare una cartella in due per ogni partita. Costa 1,50 euro, tranne quando questi furbastri s’inventano le partite speciali e il prezzo delle cartelle raddoppia. A cose normali il montepremi è sui 25 euro per la cinquina e sui 150 euro per la tombola.
      Cominciamo la prima partita e non facciamo a tempo a segnare due punti che un baffone solitario ha già chiamato la cinquina. Le chiamate dei numeri sono molto veloci, fatte da una voce di donna spenta e cantilenante, tipo quelle delle annunciatrici dei circhi. Il Bingo lo fa una delle colf peruviane, e sul suo tavolo viene appoggiato una specie di alto scettro luccicante che la segnala all’invidia degli sconfitti. A noi mancavano ancora sei numeri.
      Si va avanti per un po’, sempre senza mai entrare in partita. Nel frattempo dev’essere finita quella della Roma, perché continua a arrivare gente, e la sala ormai è gremita. Luca nota che tra una partita e l’altra molti giocatori cambiano tavolo, e comincia a dire che perdiamo per forza, se rimaniamo inchiodati a quello scalognato. Continuiamo a perdere senza lottare, se si eccettua una magica sequenza di sei numeri consecutivi che ci porta a stare per uno (il 14), e allora, per un paio di minuti, sono gocce di adrenalina. Poi però il Bingo lo fa il filippino al tavolo vicino al nostro e allora, anche perché lì si può fumare e al nostro no, ordino a Luca di spostarci al suo. E succede una cosa terribile.
      Succede che una coppia di pariolini entra proprio ora, lei caruccia e scialba con le tette grosse, lui con un’irreversibile faccia da schiaffi; succede che si siedono esattamente ai nostri posti e che alla partita dopo, che tra l’altro è una di quelle speciali, col montepremi doppio, fanno subito un Bingo da 372 euro. E’ una mazzata tremenda, e la coesione tra me e Luca si sfalda: lui mi accusa di aver buttato via settecentomila lire solo per fumarmi una Marlboro, io gli rinfaccio che mi stava dando tormento da un’ora per cambiare tavolo, e insomma lui decide che ai mezzi con me non ci gioca più, e si piglia una cartella tutta per sé. L’infame. E io non gioco più, ecco – con la mia tipica reazione di quando ero bambino.
      Non gioco e mi metto a studiare il filippino, che ha già fatto un Bingo poco fa, e anche quando non vince segna sempre come un matto sulle sue due cartelle, è sempre in partita, sta sempre per uno o al massimo per due numeri. Mi accorgo che sulle cartelle scrive sempre due nomi, Mylen e Honelyn: devono essere le sue figlie, e devono portargli fortuna. Comincia un periodo durissimo, nel quale Luca continua a non contare mai (ben gli sta) mentre intorno a noi vincono tutti: il rasta e gli sbarbati addirittura due volte di fila, più di un milione, e allora si comprano lo spumante e lo stappano rumorosamente.
      E’ micidiale, questo gioco: questo maledetto scettro mi balla intorno come uno spiritello beffardo, dicendomi che stasera l’ultima ruota del carro sono io, e mi ritrovo a invidiare tutti. Poi mi accorgo che anche Luca è demoralizzato, deconcentrato, e omette di marcare un 30 che farebbe un po’ meno squallida la sua cartella. Metto via l’orgoglio e capisco che se abbiamo una vaga chance di vincere ce l’abbiamo restando uniti, come l’Ulivo, e perciò faccio pace, e gli svelo il trucco del filippino, di scrivere i nomi delle persone care per attirare la fortuna. Luca comincia con quello della fidanzata, Sara, ma ci spazzano via; poi si butta su Iggy Pop e io m’arrabbio: ma come, questi mettono i nomi delle figlie, delle mogli, del sangue del loro sangue, e noi ci affidiamo a una rock star? Ma Luca mi dice di non rompere, che lui a Iggy Pop gli vuole bene veramente.
      Il disastro continua inesorabile, ancor più dopo che il filippino ci abbandona e si sposta al tavolo dove eravamo noi prima, e dove la coppia di pariolini ha già fatto un’altra cinquina. Ci spariamo tutti i nomi di persone amate che ci vengano in mente, i miei figli, il suo gatto, Kubrick, ma niente: io arrivo anche a fare una cosa schifosa, scrivendo Mylen sulla mia scheda, per succhiare un po’ di fortuna al filippino, come faceva Saronni quando sfruttava il treno di Moser per fregarlo in volata: ma niente, perdiamo sempre senza lottare, il che è veramente terribile.
      Ormai sono più di tre ore che regaliamo soldi a questa sala e all’erario, e facendo due conti mi accorgo che siamo sotto di una quarantina di euro. Quarantacinque, contando le birre.
      Chiedo a una delle inservienti a che ora chiudono, e la sua risposta è assurda: «Alle quattro, anche dopo». E’ mezzanotte e tre quarti, e allora decido di giocare gli ultimi 3 euro in una partita speciale, e ricorro al nome di una ex-fidanzata cui sarebbe meglio che non pensassi. Un gesto disperato. E naturalmente, dopo un’iniziale illusione di poter competere almeno per la cinquina (si stava per uno), il pollicione che stasera ha preso di mira noi due si abbassa inesorabilmente, e ci obbliga a invidiare uno dei due serial-killer, che chiama il Bingo con aria navigata, di chi non aveva dubbi che prima o poi avrebbe vinto. Meglio così, forse stanotte verrà risparmiata una vita. Io e Luca non ce lo diciamo nemmeno, ci scambiamo un’occhiata e ce ne andiamo.
      Fuori ha smesso di piovere, la Roma ha pareggiato zero a zero, e mentre raggiungiamo la macchina ci mettiamo a calcolare che con i 50 euro che ci siamo giocati potevamo invitare al cinema due ragazze, a vedere 11 Settembre 2001, e offrir loro anche le bomboniere e la Coca-cola. Non avremmo vinto niente, certo, ma nemmeno giocando a Bingo abbiamo vinto, e una cosa stasera l’ho capita: giocare a Bingo senza fare nemmeno una cinquina è la cosa peggiore di tutte.
      Non c’è nulla di peggio di questo, no.


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