Le riforme della Cgil

15/01/2003



 
   
15 Gennaio 2003
ECONOMIA





 
PROPOSTE
Le riforme della Cgil

Cassa integrazione, sanità, reddito minimo
P. A.


Industria, sanità, scuola, ammortizzatori sociali, difesa delle leggi di riforma come quella dell’ex ministro Bindi. La Cgil lancia una serie di campagne in contemporanea. La prima, la più «urgente», è quella sulle politiche industriali per cui è stato proclamato lo sciopero del 21 febbraio. Ma ci sono anche le altre battaglie politico-sindacali da fare. La Cgil, come è nel suo stile, dice tanti no alle politiche contro i diritti dei lavoratori, ma avanza anche tante proposte sul terreno più generale dei diritti di cittadinanza. Ieri sono state presentate le proposte per la riforma degli ammortizzatori sociali e sulle questioni della sanità. Il segretario confederale Achille Passoni ha presentato al direttivo una piattaforma per aprire un confronto con le forze politiche e sociali intitolato «per il diritto alla salute un sistema di qualità». Tra i punti centrali, il rilancio della cultura della prevenzione, con la necessità quindi di invertire una rotta che ha puntato sulla centralità della cura. Ma oltre alla prevenzione è necessario difendere tutte quelle leggi che «in tema di sanità e salute hanno segnato il processo riformatore degli anni scorsi e che oggi il governo vuole cancellare o vanificarne la portata». In particolare la Cgil si pone il problema della difesa di un quadro normativo «certo e positivo», come la cosiddetta «riforma Bindi», così come le riforme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla psichiatria e sulla sanità penitenziaria.

Tra i tanti punti dell’articolato documento sulla sanità presentato ieri da Passoni è stato il punto 10 che ha destato però qualche critica e preoccupazione da parte dei sindacalisti della minoranza interna. Il punto riguarda infatti la sanità integrativa. Il documento critica duramente la linea berlusconiana che spinge verso la privatizzazione totale del settore, ma poi si formulano alcune «aperture» per la «mutalità integrativa», intesa come «opportunità per ampliare l’offerta di prestazioni». La minoranza ha votato contro perché ritiene sbagliate e intempestive queste «aperture politiche».

Anche sulla questione degli ammortizzatori sociali la Cgil avanza alcune proposte concrete, tra cui una nuova formula per i contratti di solidarietà, una riforma della cassa integrazione e dei trattamenti di disoccupazione, nonché alcune proposte di merito sui licenziamenti. Il segretario confederale Giuseppe Casadio ha spiegato la ragione e l’impianto complessivo delle proposte della Cgil, sottolineando in particolare il punto sull’istituzione del reddito minimo di inserimento (Rmi). La Cgil, ha spiegato Casadio nel corso della conferenza stampa, si propone di estendere il reddito minimo a tutto il territorio nazionale.

Per accedere al reddito minimo di inserimento i soggetti destinatari non dovranno avere un reddito superiore a 6.200 euro. Per quanto riguarda la cassa integrazione, la Cgil propone l’accesso per tutti i lavoratori alle dipendenze a una integrazione del reddito pari all’80% della retribuzione perduta. Vengono avanzate proposte per poter dare l’intregrazione anche a tutti.