Le richieste di Sangalli «Sì al Patto sociale ma spazio alle Pmi»

27/09/2010

ROMA — Il Patto sociale per la crescita lanciato a Genova dalla Marcegaglia ai sindacati e a tutte le forze produttive basato sull’idea di muoversi subito senza attendere i tempi lunghi della politica, raccoglie consensi. Anche Rete Italia, il network nato nel maggio scorso per convogliare gli interessi di commercianti, artigiani e lavoratori autonomi in genere, è ovviamente d’accordo purché si tenga c onto delle esigenze del mondo delle piccole e medie imprese che rappresentano il vero motore del Paese, del Sud e del terziario. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli — portavoce di Rete Italia — fa suo l’appello degli industriali alle forze sociali per tornare a ragionare, insieme, su un’intesa che renda l’Italia più competitiva. È arrivato il momento, dice, di «un Patto per il rafforzamento della crescita e con più occupazione».
Per raggiungere questi obiettivi serve però un Patto «che riconosca ruolo e potenzialità di quelle piccole e medie imprese e di quell’impresa diffusa che costituiscono tanta parte dell’economia reale del nostro Paese». Ci saranno dunque anche i rappresentanti di alcuni milioni di imprese al tavolo del 4 ottobre proposto dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia all’inizio di settembre e rilanciato al convegno di Genova. E saranno decisi a difendere le loro caratteristiche, perché nel capoluogo ligure l’impressione è che fosse andato in onda un film già visto, quello che alla fine progetta un abito più a misura della grande impresa che non della piccola. Questo è un po’ il messaggio e la preoccupazione delle Pmi aggregate in Rete Italia. E poco importa se analoga proposta, cioè un super patto a favore di crescita e competitività, era stata fatta proprio da Rete Italia al momento della sua costituzione il 10 maggio. Quello che conta è generare fatti concreti.
La contrattazione, ha spiegato Carlo Sangalli dev’essere «funzionale al perseguimento di maggiore produttività e al miglioramento della dinamica salariale». Occorre però, sostiene il presidente di Confcommercio, anche un impegno delle politiche pubbliche «per detassazione del salario di risultato, promozione del merito e responsabilità nella funzione pubblica». Poi c’è l’allarme disoccupazione: «Ripartiamo da qui — chiude Sangalli — i driver di sviluppo devono essere le energie e le risorse dei giovani».