Le retribuzioni rallentano il passo

23/09/2004


          giovedì 23 settembre 2004

          sezione: ITALIA-LAVORO/MERCATI ITALIA – pag: 21
          LA STAGIONE DEI CONTRATTI • Ad agosto buste paga ferme rispetto a luglio ma in crescita del 2,6% sul 2003
          Le retribuzioni rallentano il passo
          I salari continuano a mantenere un vantaggio sull’inflazione – Nei primi otto mesi l’incremento è stato del 2,9% Trasporti, commercio e servizi guidano i rialzi In coda il credito

          ELIO PAGNOTTA SERENA UCCELLO

          ROMA • Dopo un trimestre saldamente agganciato al di sopra del 3%, le retribuzioni tornano a raffreddarsi lievemente, anche se crescono su ritmi più sostenuti rispetto all’inflazione. Secondo i dati diffusi dall’Istat in agosto, infatti, le buste paga sono cresciute del 2,6% su base annua, un incremento che è il più contenuto dall’inizio dell’anno in corso.
          Salari e stipendi conservano in ogni caso il margine che avevano acquisito nel corso del 2004 sulla dinamica dei prezzi al consumo (+2,5%, sempre in agosto, se misurata attraverso l’indice dei prezzi al consumo per operai e impiegati). Un vantaggio che in termini reali si azzera quasi del tutto, pur permettendo ai consumi di non perdere terreno sull’inflazione.
          Rispetto a luglio comunque le retribuzioni non hanno fatto registrare alcuna variazione. Numeri che però nel complesso non impediscono al bilancio parziale del 2004 di mettere a segno un buon miglioramento rispetto alla situazione 2003. Nei primi otto mesi dell’anno l’aumento delle retribuzioni è infatti salito al 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2003.
          Un passo che molto probabilmente potrebbe essere mantenuto con correzioni marginali fino alla fine del 2004.
          Stando ai contratti in vigore alla fine di agosto, secondo l’Istat le retribuzioni hanno già acquisito per l’intero anno una crescita del 2,8%, alcuni decimi di punto al di sopra della cosiddetta inflazione programmata (mentre quella reale potrebbe superare il tetto del 2%).
          C’è da tener presente che alla fine di agosto erano ancora in attesa di rinnovo 31 accordi collettivi nazionali (che interessano complessivamente circa 3,9 milioni di dipendenti).
          In agosto intanto sono stati ancora una volta gli addetti ai trasporti, con un incremento del 4%, a beneficiare della crescita più sostenuta.
          Seguono il commercio e i servizi privati, entrambi col 2,9%, e l’industria col 2,6 per cento. Sotto l’inflazione la crescita in altri settori, soprattutto nell’agricoltura (+0,2%), nel credito (+1,6%) e nella pubblica amministrazione (+2,2%).
          Nel settore manifatturiero la crescita delle buste paga pari al 2,2%, con variazioni che vanno da un massimo del 3,3% per gli addetti a gomma e plastica a un minimo dell’1,7% per la metalmeccanica.
          Sempre secondo l’Istat tra il gennaio 2001 e l’agosto 2004 l’attesa media per il rinnovo dei contratti nazionali è stata di 11,5 mesi, con una punta di 21,4 mesi per la pubblica amministrazione.
          Il Governo, con il sottosegretario del Welfare Maurizio Sacconi, si dice soddisfatto delle indicazioni provenienti dall’Istat: «I dati sulle retribuzioni confermano, in termini scientificamente inoppugnabili, un andamento medio complessivo superiore all’inflazione», afferma Sacconi, sottolineando come si debba «guardare a modelli contrattuali che, ancorando nelle aziende e nei territori i salari e la produttività, concorrano a una migliore soddisfazione di lavoratori e imprese».
          Per i sindacati, invece, «il dato di agosto conferma la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni quando non intervenga un rinnovo di un contratto nazionale», spiega il segretario confederale della Cgil, Marigia Maulucci. Per il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni, l’Italia è «in emergenza redditi bassi per lavoratori e pensionati. Lo dimostra l’intervento del Governo sul fronte dei prezzi». Non crede assolutamente ai dati dell’Istat la Uil: «L’incremento del 2,6% è solo ipotetico — dice il segretario generale aggiunto, Adriano Musi — Credo che vada chiarito una volta per tutte come l’Istat elabora i dati».