Le regole d’oro per la sicurezza

09/02/2011

Best practices. Le migliori pratiche. Messe insieme, analizzate, spiegate alla fine hanno dimostrato nella pratica la veridicità dello slogan "la sicurezza conviene", fil rouge delle 23 giornate del progetto Sis (Sviluppo imprese in sicurezza), portato avanti da Confindustria in collaborazione con Federmanager e Inail. Ogni storia, messa al centro del progetto, a modo suo ha offerto spunti agli imprenditori, creato riflessioni e portato verso nuovi, buoni modelli sul territorio e nelle aziende. Alla fine delle 23 giornate Francesco Bacchini, Marco Frey e Carlo Galimberti hanno ricostruito il tour delle eccellenze che verrà presentato oggi al Convegno di Confindustria a cui interverranno tra gli altri il presidente Emma Marcegaglia, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il presidente del Comitato tecnico salute e sicurezza di Confindustria, Salomone Gattegno, il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, dell’Inail Marco Fabio Sartori, di Fondirigenti Renato Cuselli.
Bacchini, Frey e Galimberti hanno evidenziato che a prevalere, tra le best practices è stata la realizzazione di sistemi di gestione integrati che ha interessato in media il 41% delle imprese e ha raggiunto il 60% nelle imprese con meno di 50 addetti e in quelle con più di 250. Più variegato il quadro delle grandi imprese che sono intervenute sulla formazione e sulla comunicazione. Risultati? Nell’analisi dei modelli presentati durante il progetto Sis, tra i benefici conseguiti prevale la riduzione degli infortuni che si è dimostrata molto evidente in alcuni casi: per esempio Michelin ha ridotto la frequenza da 10 a 1, Tenaris del 75%, Ansaldo Breda del 46%. Con costi che talvolta sono stati contenuti e talaltra impegnativi. Si va infatti da iniziative a costo zero a piani di intervento da un milione di euro, ma soprattutto, e questo è forse ciò che è più importante, con la possibilità di replica: quasi tutte le best practice sono infatti replicabili all’interno o all’esterno della realtà produttiva per cui sono stati pensati. Le difficoltà per le piccole aziende vengono dai costi, mentre per le grandi dalla complessità.Sicurezza, come hanno spiegato molte aziende, ha voluto dire competitività. Se da un lato ci sono aziende che hanno evidenziato la riduzione degli infortuni, dall’altro ce ne sono altre che hanno spiegato di avere avuto vantaggi economici. Tra le Pmi, la Curti, per esempio, ha avuto un aumento di fatturato in concomitanza con l’ottenimento della certificazione, una diminuzione del tasso di assenteismo dovuto a infortuni, una riduzione del premio Inail, così come la conoscenza condivisa da parte dei dipendenti del sito produttivo e la crescita del personale verso un obiettivo comune. Alla Merck Serono c’è stato un miglioramento nella capacità di usare in maniera più efficiente le risorse a disposizione e una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori. Anodica Trevigiana ha migliorato gli standard formativi, il clima interno, la motivazione del personale, la condivisione delle strategie di business, le performance aziendali. La Mondi Silicart ha invece spiegato che l’aumento della produttività del 25% negli ultimi 3 anni è riconducibile per circa un terzo ad attività derivanti dall’implementazione del programma di sicurezza. Nell’azienda sono stati contati 1.200 giorni senza infortuni, un ottimo livello di consapevolezza e sensibilizzazione dei lavoratori a tutti i livelli aziendali e un aumento della motivazione dei lavoratori. In una piccola azienda come Paradisi il sistema di gestione della sicurezza ha rafforzato e documentato la capacità di verifica del rispetto della legge, creato una partecipazione attiva di tutto il personale in termini di rispetto della legge, migliorato gli indici di gravità e frequenza degli infortuni.
Tra i sistemi di gestione che sono stati maggiormente apprezzati c’è il diario di prevenzione, come quello pensato da Ansaldo Breda, che se da un lato è servito a documentare le attività di registrazione e analisi degli incidenti e le anomalie, dall’altra è servito per monitorare le performance di sicurezza degli stabilimenti e per valutare il grado di consapevolezza che i lavoratori hanno oltre all’applicazione dei controlli operativi e della loro efficacia. Oppure lo sviluppo di un sofware dedicato come quello della Mario Argirò che consente la piena tracciabilità della mappatura dei rischi e delle attività delle diverse funzioni dell’organizzazione. Oppure le job safety analisys di Ansaldo sts che si sono rivelate utili per il monitoraggio delle attività di cantiere che hanno previsto il coinvolgimento di 50 imprese subappaltatrici. Oppure l’audit multilivello di Unilever che ha generato il coinvolgimento e la partecipazione alle attività di sicurezza sul lavoro di tutti i livelli aziendali, generando significative indicazioni per il miglioramento continuo. Oppure l’attenzione ai comportamenti come quello di Huntsman attraverso il sistema di monitoraggio azioni insicure sul lavoro.
Sull’organizzazione prevale ancora un certo dualismo tra la struttura organizzativa funzionale e una struttura organizzativa parallela identificata con il servizio prevenzione e protezione che, come dimostrano le storie di Endura, Anodica Trevigiana, Curti, Gustinelli, Morfeus, Merck Serono, Iplom, Vernazza Autogrù, Ansaldo sts, Bayer sheet Europe, La Toscana impianti, resta di gran lunga il principale destinatario degli interventi, ben al di là delle incombenze attribuitegli dal legislatore. Va però sottolineato un coinvolgimento sempre crescente del vertice strategico aziendale sul tema della sicurezza come mostrano tra le altre le storie di Enel, Michelin, Gustinelli, Saras. Nella pratica questo si traduce nel coinvolgimento attivo di dirigenti, preposti e lavoratori nella valutazione partecipata dei rischi, nella definizione di procedure di monitoraggio di incidenti, quasi incidenti, infortuni, nella gestione integrata dei contratti d’appalto.
Le esperienze analizzate da Bacchini, Frey e Galimberti hanno portato a individuare quattro concetti chiave: informazione, formazione, comunicazione, coinvolgimento-partecipazione. Sul piano dell’informazione è emersa una sola buona pratica, quella della Zhermack che si colloca a metà strada tra l’informazione e la sensibilizzazione degli operatori sull’uso-abuso di sostanze alcoliche in orario di lavoro. Sulla formazione ci sono casi di aziende come Roquette dove viene considerata un elemento fondamentale per il miglioramento della sicurezza, altri come quello della Lfa in cui il training è orientato alla sensibilizzazione nell’uso dei dispositivi, altri, come la Tioxide Europe in cui la formazione è stata usata per sviluppare competenze e leadership nel campo di Health, safety e environment. In altri casi è stata inserita in un sistema di gestione, come in Mangiarotti, o in progetti di valutazione complessiva dei rischi come in Valente. Sulla comunicazione, sono presenti sia attività in senso puro, come alla Solvay o alla Precon che hanno organizzato incontri specifici sulla sicurezza, oppure attività che uniscono pratiche comunicative e formazione continua, come in Poste italiane oppure in Bipan. Infine sul versante del coinvolgimento è stato riscontrato un forte aumento in corrispondenza con l’uso di strumenti di tipo informativo, formativo e di comunicazione. Alla Bellini Petroli lo stretto intreccio tra comunicazione esterna e formazione ai clienti per renderli consapevoli dei prodotti acquistati e del modo in cui usarli nel rispetto dell’ambiente ha portato a una maggiore fidelizzazione dei clienti e alla condivisione dell’impegno nella difesa dell’ambiente. Michelin Italia con riunioni giornaliere fatte dalle squadre in spazi ad hoc ha portato gli operatori stessi ad essere più collaborativi nella soluzione dei problemi, mentre Saras con i Dialoghi della sicurezza ha generato coinvolgimento e motivazione ad avere comportamenti sicuri.