Le Regioni: sul lavoro tocca a noi decidere

29/11/2001


GIOVEDÌ, 29 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 37 – Economia
 
Ma sull’articolo 18 i governatori del Polo sono divisi
 
Le Regioni: sul lavoro tocca a noi decidere
 
 
 
Ghigo bacchetta Storace: "Prima un chiarimento sui nostri poteri"
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Il «pericolo» per il governo non viene solo dai sindacati. Nel suo tentativo di abbattere «l’ultimo tabù», quello dei licenziamenti individuali senza giusta causa, Berlusconi trova sulla sua strada ostacoli interni all’esecutivo e alla platea dei governatori delle Regioni. Mentre la minoranza di An non condivide assolutamente la scelta del premier di non stralciare dalla delega sul lavoro la parte che riguarda l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la maggioranza dei governatori regionali batte il pugno sul tavolo e fa sapere che sui licenziamenti decidono le Regioni.
Dopo aver tentato, per ora senza grandi risultati, di portare la Cisl a gravitare nell’area di governo, il ministro dell’Agricoltura di An, Gianni Alemanno, ora si è attivato sul fronte delle Regioni: chiede infatti che «sulla questione dell’articolo 18 siano coinvolte le Regioni». Più che all’invito del ministro — che con l’applicazione del nuovo testo del titolo V della Costituzione rischia la chiusura del suo dicastero (l’agricoltura è di stretta competenza delle Regioni) — i governatori pensano ai loro poteri: di qui la decisione di «trasformare» l’articolo 18 in un emblema, affinchè siano eliminate tutte le ambiguità circa le nuove competenze dello Stato e delle Regioni. Tra le materie soggette alla «legislazione concorrente» (lo Stato fissa i principi, le Regioni legiferano in base ad essi) c’è infatti anche il lavoro. Lo Statuto dei lavoratori è legge di principi? Se non lo è, le Regioni sono a cavallo: tocca a loro decidere se tenere in piedi la norma che impedisce i licenziamenti senza giusta causa oppure superarla come vuole il governo. Il più combattivo nel sostenere che la competenza è delle Regioni è il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, guarda caso anch’egli di An. Questi non solo sostiene che l’ultima parola è delle Regioni, ma aggiunge che lui quell’articolo non lo modificherà mai.
L’occasione per cominciare a dirimere la controversia sarà la riunione della cosiddetta «cabina di regia» per l’attuazione del federalismo che riunisce Comuni, Province e Regioni, in programma oggi a Roma. Al vertice parteciperanno il ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, i rappresentanti dell’Anci (Comuni, dell’Upi (province) e della Conferenza delle Regioni, presieduta da Enzo Ghigo (Forza Italia). L’orientamento dei governatori, tuttavia, non è univoco. A Storace, Ghigo replica che «il mercato del lavoro è in continua evoluzione» e che «non ci devono essere tabù: lo spirito di Storace nel non voler modificare l’articolo 18 è encomiabile, ma aspettiamo chiarimenti sulle competenze». Nell’ambito del Polo, Roberto Formigoni (Lombardia), Giancarlo Galan (Veneto) e Giuseppe Chiaravallotti (Calabria) sono convinti che spetti alle Regioni mettere mano alla materia, mentre Raffaele Fitto (Puglia) va controcorrente e difende le competenze del governo centrale sul lavoro.