Le Regioni scendono in campo sulle regole per le professioni

08/04/2003



              Martedí 08 Aprile 2003
              LIBERE PROFESSIONI
              Le Regioni scendono in campo sulle regole per le professioni

              Albi & mercato – Pronto il progetto di Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna
              MARCO BELLINAZZO


              ROMA – «Le Regioni devono occuparsi di professioni, come avviene in Germania, dove gli Ordini fanno capo ai Lander». Carla Guidi, assessore regionale della Toscana con delega ai rapporti con le professioni, ha le idee molto chiare su quello che dovrebbe essere il ruolo degli enti regionali nel settore delle libere professioni. Un ruolo non ancora del tutto riconosciuto. «Abbiamo riscontrato – spiega Guidi – che nei disegni di legge in materia di professioni all’esame di Camera e Senato non venivano identificati i compiti e gli spazi normativi delle Regioni previsti dal nuovo Titolo V della Costituzione. Per far sentire la nostra voce abbiamo chiesto, perciò, di essere ascoltati dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama». Eppure, nelle ultime settimane, si è tornato a discutere di un possibile ripristino della competenza esclusiva dello Stato sulle professioni, cosa che secondo la Guidi costituirebbe «una cecità, se è vero che si va verso il federalismo. Le Regioni hanno già competenza in materia di istruzione, formazione e lavoro, e non si può "staccare" le professioni. Mi sembra una pretesa degli Ordini ingiustificata». La Regione Toscana è stata incaricata dalla Conferenza dei Governatori di elaborare, insieme a Piemonte e Emilia Romagna, un disegno di legge quadro che definisca i principi in materia di professioni. Il testo, licenziato a livello tecnico, attende ora di essere valutato a livello politico. «Professioni ordinistiche e non regolamentate – osserva a riguardo Guidi, che ha il ruolo di coordinatrice della materia a livello nazionale – vanno poste sullo stesso piano, perché si tratta di professioni intellettuali, che aldilà dell’aspetto organizzativo, condividono elementi essenziali, come la qualità e l’etica dell’attività lavorativa. Gli Ordini rivendicano la loro natura storica e il ruolo di interesse generale. Mentre le nuove professioni rappresentano interessi forti più legati al mercato. Bisogna trovare una soluzione che garantisca entrambi questi mondi, un sistema duale che ne difenda le specificità. Senza che ci siano professioni di serie A e di serie B». Anche il Cnel ha apprezzato la volontà delle Regioni di avere una funzione costruttiva nella regolamentazione delle professioni, come è emerso dal forum organizzato a Firenze lo scorso 4 aprile. La Toscana dopo aver sottoscritto un protocollo d’intesa con gli Ordini, il prossimo 17 aprile, ne stipulerà uno anche con le professioni emergenti. «Riteniamo infatti che sia fondamentale – conclude Guidi – occuparsi di pilastri economici del nostro territorio. Vogliamo contribuire alla costruzione di un’organizzazione delle professioni articolata, oltre che su un asse nazionale-provinciale, anche su un livello regionale, creando agili strumenti di comune programmazione».