Le Regioni del Nord chiedono più autonomia sulla formazione

24/01/2001

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)





Mercoledì 24 Gennaio 2001
italia – lavoro
—pageno—17


Le Regioni del Nord chiedono più autonomia sulla formazione

(DAL NOSTRO INVIATO)

VENEZIA Decentra a parole, torna ad accentrare nei fatti. Contro uno Stato che sembra non avere gran voglia di cedere materie importanti come la formazione e il lavoro le Regioni del Centro Nord che fanno capo al Centro-destra – Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio – hanno dato vita a Venezia ad un coordinamento che nelle intenzioni andrà allargato a tutte le altre Regioni.

Chiedono in sostanza che non sia più il Governo centrale a decidere strategie e programmi su materie che soltanto le amministrazioni locali possono conoscere adeguatamente.

C’è la necessità che le esigenze del mondo della produzione trovino un raccordo immediato con la formazione e che il tutto cominci a fare sistema, coinvolgendo in maniera diretta anche il mondo dell’istruzione pubblica e dell’Università.

Ma perchè questo avvenga le Regioni devono essere coinvolte a pieno titolo e non solo in un decentramento di funzioni che sono solo esecutive e che non trovano spazio nel momento delle scelte e delle decisioni.

Non si può pensare — ha spiegato il pool di assessori riunito a Venezia — che lo Stato continui a gestire in maniera centralistica organismi di assistenza tecnica importanti come l’Isfol o l’Agenzia per la formazione, che devono essere ripensati in chiave regionalistica. E le Regioni chiedono di poter intervenire anche nell’accreditamento dei centri di formazione, per garantirne la qualità, e nell’elaborazione delle strategie per la formazione continua.

La Finanziaria, ad esempio, ha stanziato ingenti risorse per la costituzione dei fondi paritetici interprofessionali che dovrebbero promuovere la formazione continua coerentemente con la programmazione regionale, ma la Regioni sono state tagliate fuori dall’istituzione di questi fondi.

A Venezia sono state individuate anche alcune aree su cui sviluppare percorsi formativi comuni, ma soprattutto si è guardato – come ha spiegato l’assessore veneto Raffaele Grazia – alle possibilità che una gestione realmente regionale di formazione e lavoro possa aprire per la mobilità della manodopera fra Sud e Nord.

«La mobilità — ha osservato l’assessore al lavoro della Regione Lombardia, Alberto Guglielmo — è un dato di fatto sempre più reale. Occorre quindi studiare meccanismi, semplificati e sburocatizzati, che contribuiscano a ridurre la disoccupazione al Sud attraverso la qualificazione professionale e la creazione d’impresa. Tra le soluzioni da approfondire potrebbe esserci quella di voucher formativi al posto degli aiuti di Stato alla formazione e all’occupazione basati su quella regola del "de minimis" che si è rivelata del tutto inadeguata».

—firma—C.Pas.