Le professioniste obbligate ad andare in pensione prima

14/11/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
270, pag. 3 del 14/11/2003
di Teresa Pittelli


Le casse privatizzate lanciano il grido d’allarme sugli effetti della riforma.

Le professioniste obbligate ad andare in pensione prima

La riforma della previdenza abbassa l’età di pensionamento dei professionisti invece di innalzarla. O meglio delle professioniste, che in molti casi, si va dagli avvocati ai dottori commercialisti, vanno già in pensione a 65 anni, secondo i sistemi previsti dalle rispettive casse di previdenza. Ma che con la riforma dal 2008 sarebbero costrette a lasciare a 60 anni, cinque in meno rispetto a oggi. È uno degli aspetti della riforma, ma non il solo, che non piace all’Adepp, l’associazione delle casse privatizzate guidata da Maurizio de Tilla, sentito ieri in audizione alla commissione lavoro del senato, dove è in corso l’esame della delega che contiene la riforma pensionistica. Critiche alla riforma anche dall’Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, e dall’Abi, l’associazione delle banche. Il governo, però, incalzato dal Fmi, va avanti lo stesso, e pur dando disponibilità al dialogo con le parti sociali ´fino all’ultimo’, cerca di stringere i tempi. ´La data del 31 dicembre si avvicina, e se vogliamo approvare la delega per fine anno, dalla prossima settimana deve ripartire l’esame dell’articolato in commissione’, ha detto ieri il ministro del welfare, Roberto Maroni.

Il responsabile di via Flavia si è definito ´un ministro dialogante’, ma ha sottolineato che ´non si può tenere ferma la delega oltre la prossima settimana’. Cgil, Cisl e Uil, però, non intendono discutere un testo ´piovuto dall’alto’, tantomeno sotto la minaccia del voto di fiducia che il governo vorrebbe chiedere, e preparano una grande protesta a Roma per il 6 dicembre.

- Pensioni e fisco, professionisti contro. ´Non possiamo mandare in Europa una riforma che invece di innalzare l’età di pensionamento delle donne l’abbassa, e che apre alle pensioni d’oro dei professionisti, fissando tetti annui a partire da 190 mila euro, quando adesso il tetto massimo è pari a un terzo’, dice chiaro e tondo de Tilla, ´perché ci rideranno dietro’.

Le casse privatizzate, rappresentate in commissione anche da Adelio Bertolazzi, numero uno della Cassa dottori commercialisti, criticano poi l’innalzamento a 40 anni del requisito contributivo, perché per i professionisti ´equivale a maturare prima la vecchiaia dell’anzianità’. E rilanciano il pacchetto di emendamenti alla delega presentato ai parlamentari, che contiene misure per il decollo della previdenza e della sanità complementare dei professionisti, la gestione di fondi immobiliari, la totalizzazione dei contributi e un regime fiscale più razionale. Sul fronte fiscale, inoltre, le casse contestano la norma del decretone collegato alla Finanziaria che rende ´facoltativo’ il versamento del contributo previdenziale obbligatorio (sul reddito eccedente quello di riferimento) da parte di chi aderisce al concordato preventivo.

Le perdite in termini di entrate sono stimate, per la sola Cassa forense, in 92,5 milioni di euro. E secondo de Tilla, che ha scritto al presidente della camera, Pierferdinando Casini, i danni non sarebbero solo economici, ma anche ´di tipo operativo, al momento di determinare i contributi dovuti dagli iscritti che hanno aderito al concordato’.

- Le critiche di Ania e Abi. Secondo Giuseppe Zadra, presidente dell’Abi, la riforma ´potrebbe incidere negativamente sul fondo esuberi del personale bancario, e non tiene conto della specificità dei settori in cui, come in questo caso, sono in atto ammortizzatori sociali derivanti da un accordo collettivo’. L’Abi ritiene inoltre che la formula del silenzio-assenso per il conferimento del tfr ai fondi pensione sia migliore dell’attuale previsione, che stabilisce l’obbligatorietà del trasferimento. Sulla stessa linea Fabio Cerchiai, presidente dell’Ania.