Le priorità dell’autunno. Intervista a Maria Grazia Gabrielli

04/08/2015

Un intenso lavoro per la Filcams, a distanza di un anno dal Congresso nazionale, quello del 2014, dove gli impegni assunti sono stati tanti: inclusione, partecipazione, innovazione nell’universo terziario. Tanto è stato fatto e tanto c’è da fare. Un’agenda autunnale quasi interamente programmata con iniziative e appuntamenti per rimettere al centro la qualità del lavoro e migliori condizioni, in attesa della tanto proclamata uscita dalla crisi. Tra i maggiori impegni presenti e futuri della Filcams Cgil, indubbiamente la risoluzione dei diversi tavoli contrattuali, così come spiega Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil nazionale. (Da Diario Terziario Luglio 2015)

Qual è l’attuale situazione del quadro contrattuale?
La situazione è ancora molto complicata. Nel 2015 abbiamo chiuso due importanti contratti, quello del terziario, distribuzione e servizi con le parti datoriali aderenti a Confcommercio e quello degli studi professionali, che coinvolge una consistente platea di  lavoratori. Due risultanti importanti, ai quali fanno da contraltare i nove tavoli negoziali aperti, di cui molti da più di 18 mesi; addirittura il settore termale è in attesa di un contratto da più di tre anni. Le soluzioni per portare a casa il risultato rischiano  quotidianamente di essere compromesse. Sono passati troppi mesi e in alcuni casi, siamo vicini alla condizione di saltare una tornata contrattuale; questo pesa ancora di più rispetto ai contratti che consideriamo affini o concorrenti. Tra l’altro, non riuscire a chiudere il cerchio dei rinnovi ci impedisce di dare risposte concrete e omogenee ai nostri iscritti e ai lavoratori e rischia di indebolire proprio quei segmenti che il rinnovo lo hanno sottoscritto. Si sta creando uno squilibrio legato al dumping contrattuale, soprattutto nei due maggiori comparti, turismo (ultimo contratto siglato con Federalberghi Faita nel gennaio del 2014) e terziario, dove

migliaia di lavoratrici e lavoratori sono in attesa di risposte sia sul profilo salariale che normativo. E se ogni tavolo contrattuale ha una diversa storia, nostro obiettivo comune è quello di interrompere il continuo dilazionarsi del tempo, perché le condizioni sono ormai mature per comprendere se realmente c’è la volontà e la determinazione delle controparti di arrivare a un punto di svolta.

In un contesto più ampio e generale, quali sono gli elementi che stanno rendendo difficile la definizione dei contratti nazionali?
Non si può non considerare la crisi economica che ha colpito l’Italia in questi ultimi anni, ma soprattutto una ripresa che tarda ad arrivare, in particolare nel settore del commercio. È vero, la crisi non ha colpito nello stesso modo tutte le aziende e le aziende non hanno reagito allo stesso modo alla crisi. È evidente però che davanti alla proiezione di un ottimismo messo in campo dal governo, diversi comparti continuano a vivere una complessiva sofferenza. A consumi che non crescono corrisponde un giro d’affari stazionario o in decremento che lascia inalterato quel rapporto negativo costo del lavoro/fatturati che inchioda e costituisce il paradigma su cui ci scontriamo ai tavoli di trattativa nazionale e aziendale. Mentre si invoca la crescita, si continua a penalizzare il lavoro, cercando di intervenire sul contenimento dei costi che altro non fa che peggiorare le condizioni di lavoro e la qualità di prodotti e servizi. Inoltre, i negoziati si sono svolti, e continueranno a svolgersi, in una stagione che vede una progressiva parcellizzazione delle associazioni di rappresentanza delle aziende; e diversi orientamenti sul ruolo della contrattazione e sulla sua struttura che rappresentano un dato di ulteriore complicazione. In questo senso, l’intensificarsi, negli ultimi mesi, del confronto per arrivare a definire gli accordi sulla rappresentanza con Confcommercio e il sistema della Cooperazione, è un importante risultato sia per i sistemi dove operativamente questi accordi interverranno, oltre alla significativa rilevanza sotto il profilo politico.

Oltre ai tavoli contrattuali aperti la Filcams combatte ogni giorno con le tante difficili situazioni, come la definizione di un concreto futuro per le lavoratrici e i lavoratori degli appalti delle pulizie delle scuole, alle tante vertenze aziendali e negoziati territoriali. Ikea, Mc Donald’s, Ericsson, Auchan, per non citare le tante cooperative in appalto e le tante forme di lavoro irregolare e precario, che il Jobs Act non ha minimamente risolto. Quali sono le priorità dell’agenda autunnale?

Dal mese di settembre riprendiamo da qui, dai tanti tavoli negoziali e dalle diverse vertenze aperte. Metteremo in campo tutte le iniziative, per richiamare le parti coinvolte ad un’assunzione di responsabilità. La ripresa dell’economia non può non passare da una maggiore attenzione al mondo del lavoro, tassello importante continuamente messo sotto attacco. Abbiamo bisogno di una progettualità, non di proclami estemporanei, abbiamo bisogno di un cambio di prospettiva che dia un reale cambio di passo al paese.

Anche noi abbiamo l’obiettivo e lavoriamo per la ripresa del paese che deve avere però al centro il lavoro, la riunificazione delle tante e diverse condizioni, perché al momento la realtà che affrontiamo ogni giorno testimonia una situazione diversa.