Le posizioni sono inconciliabili sul piano sindacale

11/03/2003




Martedí 11 Marzo 2003
ITALIA-LAVORO
Ma le posizioni sono inconciliabili sul piano sindacale
DI GUIDO BAGLIONI

Da almeno un biennio i rapporti fra la Cgil e le altre due confederazioni si sono molto logorati e la tensione riguarda particolarmente Cgil e Cisl. Le manifestazioni di questa situazione sono molteplici. L’articolo 18, il Patto per l’Italia, le piattaforme separate per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e numerosi accordi separati appaiono come i segni più importanti e più in evidenza. I commenti relativi a tale situazione sottolineano prevalentemente i motivi politici e, sovente, trascurano i motivi più direttamente sindacali. In effetti, i primi sono rilevanti e influenzano i secondi, ma questi ultimi, specie negli ambienti di lavoro, non risultano meno rilevanti. Ricordo che i primi attengono ai rapporti delle organizzazioni sindacali con gli attori politici e con le istituzioni; mentre i secondi riguardano i modi di tutelare gli interessi e le esigenze dei lavoratori e corrispondono all’ambito dell’impiego del lavoro e delle relazioni industriali. Tali commenti parlano genericamente di rottura dell’unità sindacale. In effetti si tratta dell’unità d’azione, ossia di atteggiamenti e di iniziative convergenti fra le tre confederazioni, a livello centrale e periferico. L’unità sindacale, intesa come esistenza di una sola centrale sindacale (si pensi alla Germania, alla Gran Bretagna e ad altri Paesi), è venuta meno nel 1948, dopo un triennio pieno di contrasti. Del lungo periodo, che è seguito, si possono dare due diverse letture: l’una che sottolinea una sostanziale continuità dei rapporti unitari, soprattutto a partire dalla fine degli anni 60; l’altra che fa coincidere tali rapporti con periodi e temi di ordinaria amministrazione. Le tensioni e le spaccature sorgono nei momenti nei quali si sommano cambiamenti politici e della regolazione dei rapporti di lavoro avversati dalla Cgil e dalle forze politiche a essa vicine. Così è stato con l’accordo triangolare del 1984 (a cui seguì il referendum del 1985). Così è attualmente. Il fattore prevalente è dato dall’assetto politico bipolare e dalla maggioranza di Governo di centrodestra. La Cgil, per naturale collocazione, appartiene al mondo della sinistra e, nei fatti, esplicita la sua forte opposizione. Quindi rileva atteggiamenti antisindacali del Governo e respinge le possibili innovazioni del mercato e dei rapporti di lavoro come lesivi dei diritti ritenuti non negoziabili; in difesa dei quali organizza vaste mobilitazioni. La Cisl, rifacendosi alla sua impostazione di autonomia, si confronta e negozia con il Governo attuale come con quelli precedenti; lo stesso fa anche la Uil. La Cisl non ravvisa in esso un orientamento antisindacale; ha decisamente contribuito al conseguimento degli accordi concertativi del luglio 2002 e, recentemente, della riforma del lavoro; preferisce parlare di tutele (piuttosto che di diritti), molte delle quali sono negoziabili, per migliorare i livelli di occupazione e di competitività. Per le differenze propriamente sindacali possiamo richiamare due aspetti essenziali. La Cgil tende a evidenziare gli elementi di omogeneità del mondo del lavoro; preferisce tutele generalizzate; concepisce la rappresentanza come la somma degli iscritti e dei non iscritti (questi ultimi consultati attraverso il referendum). La Cisl tende a regolarizzare la molteplicità dei rapporti di lavoro; è favorevole all’articolazione delle sedi e dei contenuti delle tutele; in via di principio vorrebbe che prevalesse la volontà degli iscritti. Riguardo alla contrattazione collettiva, che costituisce il cuore delle relazioni sindacali, la Cgil privilegia la centralità del contratto nazionale, ritiene complementari i contratti aziendali e diffida dei negoziati territoriali bilaterali. La Cisl assegna la funzione di tutela economica e normativa di base ai contratti nazionali, da sempre valorizza la contrattazione a livello aziendale (ora arricchita dalle esigenze di flessibilità e dalla prospettiva della partecipazione), considera significativo il livello territoriale per pratiche contrattuali specifiche e per accordi relativi alla gestione del mercato del lavoro.