Le pensioni vanno in aula, cominciano le agitazioni

19/07/2004

sabato 17 Luglio 2004

MARTEDI’ POTREBBE ARRIVARE LA RICHIESTA DEL VOTO DI FIDUCIA. PREVISTE ASSEMBLEE, FERMATE E PRESIDI NEI LUOGHI DI LAVORO

Le pensioni vanno in aula
Cominciano le agitazioni

ROMA
Da lunedì la riforma delle pensioni approda in aula per il via libera definitivo un po’ dimagrita: la relazione tecnica depositata ieri dal governo calcola 37,68 miliardi di risparmi tra il 2008 e il 2013 (l’anno in cui è prevista una nuova verifica), 1,68 in meno dopo l’approvazione dell’ultimo emendamento del governo. Nel 2008 il minor risparmio sarà di 41 milioni, mentre a partire dal 2009 la forbice si allargherà oltre i 300 milioni: 376 milioni nel 2009, 347 nel 2010, 378 nel 2011, 316 nel 2012. Nel 2013 la cifra tornerà a scendere a 226 milioni. Al contrario sarà in costante crescita il risparmio complessivo: 445 milioni nel 2008, fino a oltre otto miliardi a partire dal 2011. Le cifre erano state chieste dalla Commissione prima che il provvedimento passasse all’aula.
Martedì potrebbe arrivare la richiesta del voto di fiducia – già annunciato da Berlusconi – e i sindacati confederali si preparano all’appuntamento con fermate nei luoghi di lavoro, presidi e assemblee. L’invito a mettere in atto la mobilitazione decisa nell’ultima segreteria di Cgil, Cisl e Uil è contenuto nelle lettere che le tre confederazioni sindacali hanno inviato alle strutture territoriali. La data delle iniziative (così come le modalità) sarà decisa autonomamente, anche se in molte città (ad esempio a Bologna) i tre sindacati hanno già deciso per martedì prossimo.
Nelle ultime settimane più di un esponente della maggioranza – da Maroni ad Alemanno – aveva sollecitato Berlusconi a non ricorrere al voto di fiducia su una riforma che a Bruxelles attendono da molto tempo e che Palazzo Chigi vuole però approvare al più presto. L’ultimo in ordine di tempo era stato il presidente della commissione Bilancio della Camera Giancarlo Giorgetti. In un’intervista apparsa ieri su La Padania l’esponente leghista aveva promesso che «fino a quando la situazione non sarà definitivamente sbloccata», il Carroccio non avrebbe dato il suo voto. E il malumore della Lega rispetto agli ultimi sviluppi della situazione politica è condensato nel titolo di oggi de La Padania: «Ormai è chiaro, ritorna Roma ladrona». Nel sommario del quotidiano, si sostiene che «in questa situazione la crisi è dietro l’angolo». E si aggiunge poi che «data la situazione» la Lega è «contraria a votare la riforma delle pensioni». Il quotidiano riporta anche la notizia della convocazione, fatta da Umberto Bossi, del consiglio federale del movimento per lunedì prossimo.
In extremis il provvedimento potrebbe subire un’altra piccola modifica, con un emendamento già giudicato ammissibile a favore dei ballerini. «Spero possa ricevere il sostegno di tutte le forze politiche», ha detto Nino Strano di Alleanza Nazionale. «Sarebbe il riconoscimento unanime per una categoria di lavoratori che iniziano prestissimo, sin dall’infanzia, e per questo non possono essere paragonati o assimilati agli altri lavoratori». La proposta è quella di garantire il diritto alla pensione a 47 anni per le donne, a 49 per gli uomini.
La partita pensioni non si chiuderà comunque con il via libera alla riforma: in gioco ci sono i decreti attuativi che verranno messi a punto a partire da settembre e la Finanziaria 2005. Fra le misure che si stanno mettendo a punto a via XX Settembre ci potrebbe infatti essere il taglio netto delle «finestre» per accedere alle pensioni di anzianità: da quattro a una.