«Le pensioni sono un problema da risolvere»

19/05/2003




              Sabato 17 Maggio 2003
              «Le pensioni sono un problema da risolvere»

              Il premier torna sul tema della previdenza – Maroni difende la delega: aumento dell’età e liquidazioni nei fondi

              MARCO ROGARI


              ROMA – «La riforma delle pensioni, e lo sappiamo bene, è un tema che risulta ancora irrisolto». Con queste parole, a Palermo, Silvio Berlusconi torna a parlare di previdenza. Il premier non aggiunge altro sugli eventuali percorsi da seguire per riorganizzare il sistema pensionistico. Ma, ricordando Ugo La Malfa, Berlusconi fa un riferimento molto esplicito: «La Malfa, ministro del Tesoro del Governo Rumor, portò fino alle dimissioni il suo no a una riforma delle pensioni che non poneva fine agli sperperi con le false pensioni di invalidità».
              Una sorta di messaggio, dunque, sull’intenzione di risolvere definitivamente la questione.
              Ma il ministro del Welfare, Roberto Maroni, continua a difendere la delega all’esame del Senato: i due pilastri attorno ai quali far ruotare la riforma sono «l’aumento dell’età pensionabile su base volontaria e lo sviluppo della previdenza complementare con l’uso del Tfr».
              Maroni poi ripete che «nei prossimi giorni» si terrà l’incontro con Berlusconi per definire «nel dettaglio la posizione del Governo». E aggiunge che sulle pensioni con le parti sociali «sarà un confronto non facile. Ma sono convinto – prosegue – che alla fine troveremo un accordo con Confindustria e sindacati». Proprio i sindacati, però, non si fidano affatto del Governo e ribadiscono di essere pronti a tutte le iniziative di lotta (sciopero compreso). «Temo che dopo le elezioni amministrative ci saranno i disincentivi», afferma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Che aggiunge: «Temiamo che ci sia una furbizia in campagna elettorale, far finta che non succeda nulla e passata la campagna elettorale magari tornare sulla delega con disincentivi».
              Su un possibile parallelo con la situazione francese, Epifani si limita a dire che «dipende dal Governo». A criticare direttamente il premier è il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «Ci vorrebbe meno improvvisazione da parte di tutti, in primo luogo da parte del presidente del Consiglio, la cui uscita sugli incentivi non era opportuna né nel merito né nel metodo». E Savino Pezzotta, oltre ad essere contrario ai disincentivi, boccia la Maastricht previdenziale: «Sulle pensioni c’è un dibattito un po’ falsato quando si dice che dev’essere l’Europa ad intervenire. Invece io credo che siamo un esempio per l’Europa di come si riforma il sistema pensionistico».
              Quanto alla delega, il leader della Cisl ricorda che «abbiamo criticato la decontribuzione e l’obbligatorietà del trasferimento del Tfr.
              Ora il Governo ci deve rispondere».
              Risposte che, con tutta probabilità, arriveranno dopo le elezioni amministrative del 25-26 maggio.
              E non è escluso che, sempre dopo le elezioni, possa slittare anche il vertice di Governo sulle pensioni in calendario la prossima settimana (anche se una data precisa non è stata ancora fissata). L’Esecutivo è comunque intenzionato a proseguire il confronto con le parti sociali.
              Non a caso la commissione Lavoro del Senato ha sospeso per alcuni giorni (come chiesto dai sindacati) la discussione sulla delega. Per l’8 giugno, ovvero il termine ultimo fissato dai sindacati per la ripresa del confronto prima di proclamare un eventuale sciopero, il quadro dovrebbe quindi essere definito.