Le pensioni restano al 15% del Pil

15/07/2002


Sabato 13 Luglio 2002



I nuovi dati Inps-Istat confermano l’andamento della spesa (invariata rispetto al 2000)
Le pensioni restano al 15% del Pil

Marco Rogari

ROMA – Nel 2001 l’incidenza della spesa "complessiva" delle pensioni sul Pil è rimasta ancorata a quota 15 per cento. A sostenerlo è l’Istat, che ieri ha anticipato alcuni dei dati relativi al nuovo meccanismo di rilevazione, attivato attingendo dal "casellario Inps". L’Istituto di statistica afferma che il rapporto tra uscite pensionistiche previdenziali e assistenziali e Prodotto interno è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente facendo registrare un impercettibile crescita dello 0,05 per cento. L’Istat sottolinea che il nuovo sistema di rilevazione «ha consentito per la prima volta in Italia di applicare alle statistiche sui trattamenti pensionistici la classificazione per funzione economica e per tipologia predisposta dall’Istituto in accordo ai criteri stabiliti a livello europeo. Questo rende possibile anche la comparazione» tra i Paesi Ue. Al di là dei dati, la partita sulle pensioni sembra ravvivarsi. Dopo che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha indicato nell’allungamento dell’età pensionabile la strada da percorrere per intervenire sulla previdenza, seppure senza fretta, ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha affermato che «la dinamica del Patto per l’Italia ha modificato la tempistica» della riforma previdenziale». In altre parole la tabella di marcia prevista originariamente per la delega previdenziale varata dal Governo nello scorso Natale potrebbe cambiare. E non è escluso che possa cambiare anche qualche misura del provvedimento. I sindacati proveranno ad avere qualche chiarimento sulle intenzioni dell’Esecutivo già nell’incontro di martedì prossimo, fissato dal ministro Roberto Maroni per effettuare un monitoraggio sull’andamento delle pensioni minime. Come già è accaduto per la riforma del lavoro, Cgil, Cisl e Uil non sembrano avere una posizione unitaria. Ieri il futuro segretario generale di Corso Italia, Guglielmo Epifani, ha affermato che è troppo presto per intervenire nel dibattito sulle pensioni, ma si è anche detto convinto che il Governo «sarà costretto a svelare le proprie carte» a settembre in occasione del varo della Finanziaria. Epifani ha poi ribadito il giudizio negativo sulla delega che è all’esame del Parlamento. Un deciso «no» alla decontribuzione di 3-5 punti sui neo-assunti, prevista dalla delega, sarà ribadito già martedì a Maroni dalla Uil-pensionati. Che lancia anche un allarme: delle risorse stanziate dal governo per aumentare le pensioni minime a 516 euro mensili «sono rimasti inutilizzati dai 500 ai 700 milioni di euro». Per questo motivo la Uil pensionati chiederà con forza al ministro alcuni chiarimento e formulerà una sua proposta per utilizzare le somme non spese. A confermare che la decontribuzione «è inutile e dannosa» è anche la Cisl. Che però su alcuni interventi per riformare le pensioni è pronta al dialogo. Secondo Pier Paolo Baretta, della segreteria nazionale della Cisl, «un sistema più incentivante per chi vuole restare a lavorare, il Tfr per i fondi pensione e la riforma degli enti previdenziali sono validi terreni di lavoro futuro».