“Le pensioni frenano lo sviluppo”

09/06/2003


 
 sabato 7/6/2003
Pagina 33 – Economia
 
 
La maggioranza si divide al convegno dei giovani industriali. Il ministro chiede di nuovo un vertice a Berlusconi
"Le pensioni frenano lo sviluppo"

Casini: interveniamo. Maroni: no, non c´è allarme
          Oggi "no global" a S. Margherita: 1000 agenti, blindato il convegno
          DAL NOSTRO INVIATO
          VITTORIA SIVO

          SANTA MARGHERITA – Pensioni, la guerra continua. Ma questa volta a darsi battaglia non sono i classici contendenti, governo da una parte e sindacati dall´altra, bensì autorevoli esponenti della stessa maggioranza come Pierferdinando Casini, presidente della Camera, e Roberto Maroni, ministro del Lavoro. C´è un bell´abisso tra le posizioni dell´uno e dell´altro in tema di previdenza e la platea del blindatissimo convegno dei giovani imprenditori di Confindustria (1000 agenti attendono l´arrivo oggi dei no global) non fa a tempo a compiacersi per l´energico richiamo di Casini alla necessità di un «intervento risolutivo» sulle pensioni, pena un «drammatico conflitto generazionale», che un paio d´ore dopo, dalla medesima tribuna, si sente dire da Maroni l´esatto opposto.
          «Non è vero che bisogna fare una nuova riforma delle pensioni – scandisce il ministro – questo governo la riforma delle pensioni l´ha già fatta», con il disegno di legge delega in discussione al Senato che, dopo il via libera della Camera, «è a tre quarti» del suo cammino. Ricorda che sui principali obiettivi di quel testo, innalzamento dell´età di pensione e decollo della previdenza integrativa, c´è stata nel governo massima convergenza. Ora qualcuno solleva dubbi «se gli incentivi a restare al lavoro siano sufficienti» per scoraggiare i pensionamenti anticipati; Maroni ribadisce di essere convinto che lo siano, «in base a tutti i dati in mio possesso» e che quindi «la delega vada bene così com´è», pronto a ricredersi «se poi qualcuno mi convince che ho sbagliato» Implicito e tuttavia chiarissimo è un secco «no» a inserire nel provvedimento quei «disincentivi» (penalizzazioni) alle pensioni di anzianità cui aveva accennato nei giorni scorsi Silvio Berlusconi; così come altrettanto netto è il «no» del ministro alla «Maastricht delle pensioni» auspicata dal premier due mesi fa. «Se con questa espressione s´intende vincolare i sistemi pensionistici europei a parametri finanziari», Maroni è contrario «perché quello delle pensioni è anche un problema sociale». Semmai nel suo semestre di presidenza europea l´Italia deve puntare a una «Lisbona delle pensioni», sul modello degli obiettivi che furono concordati nella capitale portoghese nel 2000.
          Casini invece è di tutt´altro avviso se coglie l´occasione del convegno dei giovani industriali per definire «ineludibile» il problema pensioni. «Il carico della spesa previdenziale è un freno gravissimo al pieno sviluppo del nostro paese», sotto il profilo della «sostenibilità degli equilibri della finanza pubblica». Il presidente della Camera invita l´Italia a una tempestiva assunzione di responsabilità per evitare alle nuove generazioni un futuro «precario governato da regole ingiuste e penalizzanti» .
          Non di pensioni, né di altri argomenti di attualità bruciante per le imprese (per esempio l´articolo 18 oggetto di referendum fra una settimana) si occupano le tesi dei giovani industriali, esposte in apertura del convegno dalla loro presidente Annamaria Artoni. La sessione di quest´anno è dedicata all´Europa e alle conseguenze dell´allargamento a Est con l´ingresso dei dieci nuovi paesi. Fra le indicazioni massima apertura al Mediterraneo e «revisione intelligente del patto di stabilità», per consentire ai paesi con un debito pubblico superiore al 60 per cento del Pil di derogare al pareggio di bilancio se adottano riforme strutturali. Infine la proposta di un referendum popolare che chiami i cittadini europei a esprimersi sulla nuova Costituzione.