Le pensioni frenano la partenza della Finanziaria

15/10/2003




15 Ottobre 2003

DOPO UN GIORNO DI STALLO OGGI PARTE L’ESAME AL SENATO. FINI: DISCUTERE LA GRADUALITA’CON LE PARTI SOCIALI
Le pensioni frenano la partenza della Finanziaria
Maroni tiene ferma la riforma. L’opposizione protesta, in serata il chiarimento
Alessandro Barbera

ROMA
La battaglia parlamentare per la manovra 2004 entra subito nel vivo. E benché ci sia già parecchio da discutere sui contenuti di Finanziaria e maxi-decreto il primo scontro fra maggioranza e opposizione ieri si è consumato sulla riforma delle pensioni, vale a dire sull’emendamento alla delega previdenziale che il governo non ha ancora depositato in Parlamento. Una questione che, fra rinvii e minacce di blocco dei lavori, ha di fatto spostato di un giorno l’avvio della discussione sui temi della Finanziaria. Fino al punto che in serata la Commissione Bilancio ha deciso di spostare a venerdì il termine per la presentazione degli emendamenti al maxidecreto.
Il collegamento fra la manovra e la riforma delle pensioni era già stata sollevata dal presidente della Commissione Lavoro Tommaso Zanoletti (Udc), in una lettera al presidente del Senato Pera. Nonostante in più occasioni il governo avesse sottolineato l’«inscindibilità» dei due provvedimenti, finora manca il legame «formale» che permetta la discussione congiunta di manovra e riforma previdenziale. Questione importante, visto che il governo ha preso l’impegno di mettere in campo il primo tassello della riforma – i «superincentivi» per chi resta al lavoro – già dal primo gennaio 2004. Non solo: secondo l’opposizione sia l’incentivo che la decontribuzione per i nuovi assunti incidono sui saldi di finanza pubblica già a partire dal 2004, e per questo la proposta del governo va discussa insieme alla manovra.
E mentre da Pesaro il ministro del Welfare Maroni spiegava che la delega «è sul mio tavolo» ma sarà presentata solo dopo lo sciopero generale del 24 ottobre, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi è andato in Commissione Bilancio per dire che la riforma delle pensioni resta legata alla Finanziaria, visto che la delega previdenziale fu presentata in occasione della manovra 2002. Un ragionamento che ha spinto i senatori dell’opposizione a chiedere con ancor più forza di avere fra le mani il testo del provvedimento, fino al punto di minacciare – con il capogruppo Ds Gavino Angius – il blocco dei lavori della Commissione.
Lo stallo si è risolto in serata: il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas si è infatti presentato in Commissione ed ha letto il documento sulle pensioni consegnato alle parti sociali. Benché non si tratti del testo dell’emendamento (formalmente va presentato alla Commissione Lavoro) il centro-sinistra si è mostrato soddisfatto: «consideriamo un successo politico che il governo si sia finalmente presentato in Parlamento a dirci cosa intende fare sulle pensioni», ha commentato il capogruppo in Commissione Enrico Morando. In questo modo, spiega l’esponente Ds, «l’esecutivo non potrà negare che sia la decontribuzione che gli incentivi costano, e che peseranno sulla finanza pubblica già dal 2004».
Chiusa la partita in Commissione, resta ancora da capire come e quando il governo presenterà la sua proposta definitiva sulle pensioni al Parlamento, e quando il provvedimento verrà varato. Se la discussione dovesse tardare, è infatti improbabile che la delega veda la luce prima della fine dell’anno.
«Ce l’ho sulla scrivania e non penso che lo presenterò in Parlamento prima del 24 ottobre. Voglio capire se il sindacato è disponibile a discutere», ha detto da Pesaro il ministro del Welfare Maroni. «Aspettavo la risposta del presidente Pera. Se il Parlamento me lo chiede, glielo mando». Diversamente «lo tengo sulla scrivania per consentire ai sindacati, se lo vorranno, fino allo sciopero generale, di migliorarlo e di modificarlo». Maroni difende comunque la proposta presentata: «Con gli incentivi ci proponiamo di intercettare entro il 2008 almeno il 65-70% di chi ha i requisiti per la pensione. Chi critica il governo – ha concluso – faccia proposte alternative e non solo affermazioni generiche». E segnali di dialogo al sindacato ieri sono giunti anche dal ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno: «se è possibile riguadagnare un margine di concertazione dopo lo sciopero generale è sicuramente opportuno verificarlo. L’importante è che questi passaggi siano trasparenti e rivolti verso l’esterno, non all’interno della maggioranza».
Ma Cgil, Cisl e Uil sembrano ormai irremovibili: respingono quella che ritengono l’ennesima falsa apertura del ministro e insistono nel chiedere l’azzeramento della riforma. «Sono impegnato a organizzare lo sciopero del 24 ottobre, l’unico impegno che ho in questo momento», ha detto il leader della Cisl Savino Pezzotta. «Dopo il 24 ottobre potrò pensare a Maroni, ai Ds ed al resto». Dello stesso tenore il collega della Cgil Guglielmo Epifani: «Il Governo deve ritirare la sua proposta sulle pensioni per poter riaprire una discussione: dentro lo schema governativo non siamo disposti a discutere».
A tarda sera, parlando alla trasmissione televisiva «Porta a Porta» il vicepremier, Gianfranco Fini, ha detto a proposito della riforma delle pensioni: «Una volta consumato l’aspetto simbolico dello sciopero, è giusto che il governo discuta con le parti sociali della possibile gradualità». Ma fini ha anche precisato che «deve restare ferma la cornice, cioè i conti, altrimenti non otteniamo quella riforma strutturale che l’Europa ci chiede».