Le pensioni? Adesso salviamo il Paese

10/02/2004


  Economia




10.02.2004
Le pensioni? Adesso salviamo il Paese

di 
Felicia Masocco


 Tutti fermi a parlare di pensioni e intanto il paese se ne va alla deriva. La priorità non è se e come riformare la previdenza, ma dare motore allo sviluppo, concentrarsi sull’occupazione, cercare di porre argine al declino economico che il governo si ostina ad ignorare. Sono questi i temi che per Guglielmo Epifani vanno rimessi al centro del confronto con le parti sociali, l’agenda va cambiata «basta parlare di pensioni – afferma – la verifica si rinvii al 2005», alla data cioè prevista dalla riforma Dini. Per la Cgil – ma sull’analisi concordano Cisl e Uil – il baricentro dell’attenzione va spostato e le energie vanno spese diversamente se è vero che il Paese «è sull’orlo dell’insorgenza sociale», se ci sono aziende che stanno chiudendo «per motivi incomprensibili» come le acciaierie di Terni o i siderurgici di Genova, se c’è «il blocco dell’Alitalia», se è vero insomma che «c’è una situazione di degrado che non viene fronteggiata da nessuno».

Anche di questo, oltre che di contratti e politica dei redditi, si è parlato ieri nel vertice tra i leader di Cgil, Cisl e Uil che per due ore e mezzo si sono confrontati nella sede di via Lucullo in preparazione della riunione unitaria delle segreterie che doveva tenersi questa mattina ma che è stata rinviata a venerdì. Lo slittamento si è reso necessario per la scomparsa di Flavio Cocanari, responsabile nazionale delle Cisl per le politiche sulla disabilità. È stato lo stesso Pezzotta a sgomberare il campo da «problemi politici», tra le confederazioni anzi, ha detto, «sono stati fatti passi in avanti», verso una posizione unitaria.

Dalle parole del segretario della Cisl la conferma della linea che si intende tenere, sulla previdenza va fatto fronte comune anche se le divergenze non mancano. Le confederazioni concordano sul fatto che di pensioni si debba parlare nel 2005, lo hanno sempre sostenuto. Così come a più riprese hanno lamentato come il documento sullo sviluppo siglato a giugno con Confindustria e presentato al governo sia rimasto lettera morta. Ieri lo ha ricordato Epifani, giorni fa Pezzotta, eppure quel documento sarebbe una base condivisa da cui ripartire.

Le distanze da colmare riguardano semmai come arrivare alla data del 2005. Per la Cisl infatti il sindacato deve presentarsi con una sua proposta anche sulle pensioni di anzianità per evitare che il governo nel procedere per la propria strada produca danni irreparabili. La posizione non convince affatto la Cgil propensa piuttosto a «verificare» nel 2005 solo i punti già fissati dalla legge, essenzialmente le mutate aspettative di vita e i rendimenti delle pensioni. Che il cammino debba essere quello tracciato dalla riforma Dini è anche la posizione del leader dei Ds Piero Fassino «la verifica del 2005 sarà l’occasione per affrontare anche il tema dell’allungamento delle aspettative di vita e il rapporto con la dinamica previdenziale», ha detto.

Tra Cgil, Cisl e Uil il punto verrà fatto venerdì, «il chiarimento tra di noi è cominciato, non si è concluso», ha precisato il segretario della Uil Luigi Angeletti. Intanto i sindacati restano in attesa della convocazione da parte del ministro Maroni che aveva annunciato un un tavolo per oggi, ma non se ne è saputo più nulla.

Oggi invece il titolare del Welfare dovrebbe essere presente all’incontro con i rappresentanti di maggioranza delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. L’obiettivo è quello di arrivare ad un emendamento alla delega previdenziale che preveda il silenzio-assenso del lavoratore per il trasferimento del Tfr ai fondi pensione, e punti a «svuotare» la norma sulla decontribuzione, quella cioè che prevede l’abbattimento dei contributi previdenziali per i nuovi assunti. Su questi due punti un’intesa si potrebbe trovare, ma quanto si apprende sul nodo più stretto, quello delle pensioni di anzianità, gli alleati starebbero ancora a carissimo amico. E l’impressione è che ci restino un bel po’. Ammesso e non concesso che nella Casa delle libertà si trovi un accordo su come rendere più «morbida» la norma che innalza l’età per andare in pensione con ritocchi al cosiddetto «scalone», non è affatto detto che la nuova proposta venga approvata. Più probabile che venga presentata e lasciata in freezer in attesa che passino le elezioni: tra le forze di maggioranza infatti si va sempre più diffondendo la convinzione che a questo punto è meglio prender tempo che sfidare l’elettorato. An non fa mistero di averlo capito, ha tappezzato Roma con manifesti che al grido di «An difende le pensioni» rivendica il merito di averle riportate nella verifica di governo, quantunque della nuova proposta annunciata da Alemanno non si è saputo più nulla e ad oggi la «difesa» delle pensioni dal partito di Fini è rimasta sulla carta dei manifesti.

Gli annunci e le smentite del ministro di turno che si ripetono dall’estate scorsa celano la totale assenza del governo nell’occuparsi dei problemi reali del paese, «non ha fatto nulla per frenare il declino cui si sta avviando l’Italia», ha denunciato Epifani per il quale va dato da parte di tutti «meno peso alle pensioni» e priorità all’occupazione e allo sviluppo. «Rinviare al 2005 non risolve i problemi», è stata la secca replica di Roberto Maroni, «questa non è la nostra posizione».