«Le pensioni a Palazzo Chigi»

10/11/2003

domenica 9 nov 2003

Pagina 34 – Economia
 
 
LA RIFORMA

«Le pensioni a Palazzo Chigi»
Maroni e Alemanno: Berlusconi chiamerà i sindacati
          Cgil, Cisl e Uil hanno preparato una controproposta in quattro punti, "ma l´emendamento alla delega va ritirato"

          I due ministri: "Tocca al premier stimolare il confronto"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – I ministri Maroni e Alemanno, questa volta, sono d´accordo. Si sono sentiti telefonicamente e hanno stretto un patto: il problema delle pensioni deve tornare a Palazzo Chigi, tocca al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, convocare nuovamente le parti sociali e riaprire la partita, ascoltando le loro proposte. Dice Maroni, che spesso sulla riforma delle pensioni ha respinto le «invasioni di campo» dei colleghi, tra i quali lo stesso Alemanno, ma poi – nei momenti di difficoltà – si è sempre appellato al governo nella sua collegialità: «È il presidente del consiglio che ha gestito e diretto finora la posizione del governo. Ha operato perchè si trovasse un accordo ed è merito suo se si è trovata un´intesa. È opportuno, dunque, che sia il presidente del consiglio a stimolare il confronto».
          Maroni esclude, tuttavia, che il governo possa ritirare la delega all´esame della commissione Lavoro del Senato (la prossima settimana sentirà Confindustria), ritiro sollecitato dai sindacati, perlomeno nella parte contenuta nell´emendamento: «L´impianto è quello». In questo Maroni è pienamente in linea con Alemanno, che – inascoltato – chiede da settimane che si riapra il confronto: «Siamo d´accordo – dice il ministro delle Politiche agricole – sul fatto che debba essere il presidente del consiglio a convocare i sindacati sulla riforma previdenziale, in modo da verificare se vi siano delle controproposte».
          Ma le controproposte ci sono? Premesso che se il governo non fa dietrofront sui disincentivi la trattativa non si apre neppure, i sindacati stanno lavorando a un documento di riforma dell´intero Welfare, non solo della previdenza: una proposta articolata che riguarda anche assistenza e ammortizzatori sociali. Quanto alla previdenza, Pierpaolo Baretta, segretario confederale e responsabile della Cisl del tavolo-pensioni, parla di «quattro nodi» sui quali il sindacato è disponibile a discutere, «sempre che si tratti di un confronto vero e non di un altro bluff del governo».
          I quattro punti sono: l´aumento dei contributi reali sopra la soglia del 20 per cento per quelle categorie che sono sotto (parasubordinati, artigiani e commercianti), il trasferimento del Tfr nei fondi pensioni con il silenzio-assenso, l´armonizzazione dei trattamenti tra dipendenti e autonomi, ma anche l´innalzamento dell´età pensionabile con il ripristino della doppia uscita (da un lato l´età contributiva, «ma non fino a 40 anni», dall´altra la possibilità di combinare anzianità ed età contributiva alzando di qualche anno quota 92, cioè la somma dei 35 anni di contributi e i 57 di anzianità, oggi in vigore). I sindacati, comunque, sono uniti: Epifani, Pezzotta e Angeletti non hanno mai perso occasione di ribadire che senza il ritiro dell´emendamento alla delega e la chiusura della delega stessa con le proposte presentate da Cgil, Cisle Uil l´aprile scorso (silenzio assenso per il Tfr, agevolazioni per i fondi chiusi, decontribuzione sui neoassunti sostituita con la fiscalizzazione degli oneri sociali) non c´è trattativa alcuna. Lo ribadisce Morena Piccinini, Cgil: «L´emendamento va azzerato, affinchè possa partire un confronto vero che finora non c´è mai stato».