Le parti sociali insistono: chiarezza sui conti

16/09/2002



ITALIA-POLITICA


14 settembre 2002
Le parti sociali insistono: chiarezza sui conti

Pezzotta rilancia l’urgenza di un’operazione verità – Parisi: sul Sud leggerezza imperdonabile – Epifani: autunno caldo

Lina Palmerini


(DAL NOSTRO INVIATO) ORVIETO – «Chiedo chiarezza sui conti, voglio un tavolo di verifica sul Sud e il rispetto degli impegni presi nel Patto per l’Italia». Savino Pezzotta da Orvieto, dove è in corso la festa della Margherita, rafforza il pressing sul Governo in difesa della scelta di luglio, con la firma del Patto per l’Italia. «Il mio mestiere – ha detto il leader Cisl nel suo intervento – è quello di tutelare i lavoratori ora, non tra cinque anni. Non mi posso sedere sulla riva del fiume e intanto organizzare un mio movimento. I lavoratori hanno bisogno di risposte subito: è questa la differenza di chi fa il sindacalista. Non credo poi che i girotondi possano cambiare la politica economica di un Governo mentre con la nostra azione e con quell’accordo noi abbiamo messo dei paletti all’Esecutivo che oggi è costretto a rispettare». Si alza dunque il livello di guardia nei confronti del Governo. Da parte di tutti i firmatari di quel Patto che oggi, oltre a chiederne il rispetto, rimproverano già alcune «scivolate». Innanzitutto sul credito d’imposta. «È stato il segno di una superficialità grave – ha detto Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria da Orvieto – perché ha toccato uno dei punti deboli del nostro sistema: cioè la scarsa capacità di attrarre investimenti. Cambiare le regole fiscali in corsa è il segnale più devastante per le imprese che per investire hanno invece bisogno di un quadro di certezze». Anche la Uil è partita all’attacco del Governo sul Mezzogiorno. «Non c’è stata solo la decisione di bloccare il credito d’imposta – ha commentato Paolo Pirani, segretario confederale – ma anche la decisione del Parlamento di estendere su tutto il territorio, non solo al Sud, i benefici fiscali ha dato il segno di un’incoerenza sulle scelte fatte. Ora aspettiamo la verifica della sessione di bilancio ma anche un tavolo ad hoc sul Mezzogiorno». L’autunno caldo, però, resta per il momento una stagione solo della Cgil. Il successore di Sergio Cofferati, Guglielmo Epifani, ha ieri rincarato la dose di critiche al Governo alla luce degli ultimi dati sulla bassa crescita e sulla vicenda del credito d’imposta. «Lo sviluppo sbandierato – ha detto il prossimo segretario Cgil – non c’è, le previsioni di crescita si attestano ben al di sotto dell’1%, il fabbisogno aumenta e forse per la prima volta dal ’92 avremo un incremento del debito pubblico. Da sindacalista dico che questo è, da sette anni, l’anno peggiore per i lavoratori. L’inflazione che aumenta e il tasso programmato mettono a rischio il recupero del potere d’acquisto. Il paradosso è che il bilancio è negativo anche per le imprese. È come se la Confindustria fosse stata trascinata in una favola su un Paese che non corrisponde alla realtà». Per la confederazione di Corso d’Italia lo sciopero generale è ormai alle porte: la prossima settimana verrà decisa la data, ma Epifani ha precisato che «accanto a ogni protesta la Cgil accompagnerà anche una proposta alternativa» e ha rilanciato le misure adottate dal Governo francese sul costo del lavoro. Intanto è già scontro con gli industriali. «Arrivano richieste preoccupanti, soprattutto dalla Cgil, che vanno nella direzione di un ripristino della scala mobile. Noi invece – ha spiegato Parisi – difendiamo la politica dei redditi che, contenendo l’inflazione, ha garantito la difesa del potere d’acquisto dei salari». La Uil, in particolare, chiede che il tasso d’inflazione venga «allineato alle previsioni europee, cioè all’1,9%». La tavola rotonda di Orvieto si è chiusa tra le polemiche: Rosy Bindi ha attaccato Pezzotta bocciando il Patto. Immediata la replica del leader Cisl: «Ma l’hai letto?» Un duello che non ha coinvolto i leader della Margherita, concentrati sulle critiche e la pressione al Governo. «Il clima di fiducia dei cittadini – ha detto Enrico Letta – è crollato. In una situazione di crisi come questa occorre difendere i più deboli: i redditi bassi e le Regioni del Sud che negli anni del Centro-sinistra hanno messo a segno tassi di crescita superiore al Nord».