Le parti sociali a caccia di modelli

30/01/2003


Giovedí 30 Gennaio 2003
ITALIA-POLITICA
Le parti sociali a caccia di modelli
LI.P.


ROMA – La concertazione è finita. Se era una «malattia», siamo guariti. E ne siamo usciti per un processo naturale, sancito poi anche formalmente da un atto di governo. Roberto Mania e Gaetano Sateriale, autori del libro "Relazioni pericolose, sindacati e politica dopo la concertazione" spiegano le ragioni della nascita e anche del declino di quel «metodo» o «politica» che ha accompagnato i percorsi decisionali di questi ultimi anni. L’emergenza finanziaria, l’aggancio con l’Europa, la crisi dei partiti hanno fatto sbocciare la domanda di concertazione che oggi si è drasticamente ridotta. «Innanzitutto perché il secondo Esecutivo Berlusconi l’ha scritto», spiega Sateriale, poi perché si è affermato il bipolarismo, le decisioni governative possono dunque trovare solide radici nella legittimazione popolare, i partiti hanno riconquistato il proprio ruolo. E ora? Siamo davvero in quella che Guglielmo Epifani chiama «terra di nessuno delle regole»? E verso quale direzione andrebbero cercate? Il libro di Mania e Sateriale suggerisce un percorso: consultazione sociale leggera, che trovi spazio a livello nazionale e che lo conquisti a livello europeo e locale vista l’evoluzione in senso federale dello Stato. «L’importante però – si legge nel libro – è che questa filosofia fatta di un coinvolgimento leggero possa avere un suo completamento e un forte sostegno in forme di coinvolgimento nei luoghi di lavoro». La partecipazione, dunque. Di questo hanno discusso ieri i leader di Cgil e Cisl, il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi e il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta. Il più pessimista, anche per sua stessa ammissione, è Savino Pezzotta: «Non c’è discussione possibile né sui modelli contrattuali né sulla concertazione se c’è divisione sindacale. E la divisione continuerà se la Cgil continuerà a fare politica». Guglielmo Epifani risponde, ma si rivolge al Governo: «Parlano di dialogo sociale europeo ma quello è un metodo istituzionalizzato. Vedo invece nell’azione dell’Esecutivo il tentativo permanente di operare per divisioni. Di fronte alla destrutturazione preferisco la consultazione di cui parla il libro ma ad oggi siamo a un’assenza totale di tutto questo. Basta guardare cosa accade sulla delega previdenziale». La Cgil chiede la legge sulla rappresentatività ma è ancora polemica con la Cisl. «È fondamentale – propone Parisi – pensare ad un sistema leggero di relazioni e la possibilità di costruire un nuovo modello è nel Patto per l’Italia. Il contesto nel quale si muovono le parti sociali è mutato rispetto agli anni 80 e 90. È necessario rendere più leggero il rapporto con le forze sociali sviluppando un meccanismo di sussidarietà su interessi specifici delle parti sociali su temi che sono loro propri». Voltare pagina è invece l’imperativo di Enrico Letta. «Abbiamo chiuso un 2002 con un saldo negativo per il Paese, in forte crisi di competività. Fare una guerra civile sull’articolo 18 non è servito a nulla: come ha spiegato il premier a fine anno».