Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2002 anno internazionale della vacanza ecologica

La Stampa e il Turismo Sostenibile

Torna la voglia di viaggiare: panoramica sui siti per chi vuole scegliere percorsi “responsabili”, fuori dai circuiti tradizionali
Sul web l’altra faccia del turismo
Le Nazioni unite hanno proclamato il 2002 anno internazionale della vacanza ecologica Ecco gli organizzatori e le mete alternative
12 marzo 2002
di Andrea Cairola

Il ponte di Pasqua e l’estate si avvicinano, torna la voglia di viaggiare e di interrompere il digiuno di vacanze post-trauma da 11 settembre.

Il “turismo responsabile” è l’antidoto per chi non vuole sentirsi intruppato in pacchetti vacanze che offrono esperienze frettolose e artefatte tra charter e villaggi da incubo. E Internet è la principale risorsa per orientarsi.

I “nomadi del benessere” sono ormai quasi un miliardo all’anno. Secondo l’organizzazione mondiale del turismo l’80 per cento dei viaggiatori internazionali proviene dai 20 paesi più ricchi. Enorme è l’impatto economico ma anche culturale, sociale e ambientale del turismo.
Un viaggio virtuale nel Web che preceda quello reale aiuta ad orientarsi tra i dilemmi che il naturale istinto all’avventura comporta.
La navigazione può cominciare da www.homoturisticus.com, il sito personale dell’immancabile “guru”, Duccio Canestrini, antropologo del turismo e autore di “Andare a quel paese, vademecum del turista responsabile” (2001, Feltrinelli). Per Canestrini “attenzione e consapevolezza sono i normali requisiti per viaggiare in maniera responsabile”. E continua: “Quando si dice turismo responsabile s’intende un atteggiamento individuale di rispetto dei luoghi e delle persone che si incontrano”.

Parlando di consapevolezza, la lettura del codice di condotta elaborato dall’organizzazione mondiale del turismo (www.world-tourism.org) aiuta a familiarizzare con le parole chiave del moderno nomadismo feriale di massa: il diritto a viaggiare ma anche i doveri di tolleranza, rispetto e comprensione.

Per sconfiggere la massificazione il turista responsabile viaggia “in punta di piedi” e ad occhi aperti, cercando la diversità e godendosi gli imprevisti.
Più approfondite e specifiche sono le raccomandazioni del Bureau International du Tourisme Social (www.bits-int.org) per il quale gli apporti del turismo devono andare a beneficio di tutta la comunità. Il settore turistico deve contribuire allo sviluppo sociale ed economico, produrre occupazione e garantire i diritti fondamentali delle persone che vi lavorano.

Il paradosso del turista è che tende ad annientare ciò che cerca. Contro la tentazione autodistruttiva ci soccorrono i pragmatici consigli del sito dell’ente per il turismo inglese (www.englishtourism.org.uk) a partire da “lascia le spiagge e i parchi come li vorresti trovare”.

<Siti istituzionali offrono consigli utili per chi vuole trasformare in momento di crescita personale il "dovere" della transumanza annuale verso altri lidi da magnificare ai colleghi. Il programma per l’ambiente delle Nazioni unite, l’Unep, ha chiamato a raccolta un gruppo di grandi tour operator impegnati a garantire un turismo sostenibile (www.toinitiative.org). L’Unesco patrocina le iniziative dell’Institute for responsible tourism (www.newtourism.com).

Una volta che navigando in rete si è diventati potenziali turisti "consapevoli" è tempo di passare ai fatti e di programmare la vacanze. L’Aitr, l’Associazione italiana del turismo responsabile (www.solidea.org/ospiti/aitr_index.htmz), raggruppa 42 realtà non profit che organizzano viaggi "alternativi" con le seguenti caratteristiche minime: riunione preparatoria, appoggio su associazioni in loco, trasporti, strutture e ristorazioni rigorosamente locali. Inoltre una parte dei profitti è destinata a progetti di sviluppo.

Interessante è il caso dei “viaggi di solidarietà e conoscenza” nei paesi dove un consorzio di cinque ong hanno in corso dei progetti di cooperazione internazionale (www.viaggisolidali.it).

E’ utile anche il portale sul turismo sostenibile dell’Associazione-cultura-turismo-ambiente (http://www.actanet.it), mentre il sito sull’informazione non profit www.vita.it è ricco anche di notizie sul turismo responsabile, convogliate in un inserto mensile della rivista settimanale Vita.

Outis, acronimo di Oltre un turismo industriale standardizzato (www.outis.org), offre una valida guida per orientarsi nel turismo di qualità e consapevole anche al di fuori dall’ambito non profit. Il consumo critico è ancora un mercato di nicchia ma in forte crescita.

Le Nazioni unite hanno proclamato il 2002 anno internazionale dell’ecoturismo, il settore boom del turismo alternativo. Per non cadere nelle trappole dell’ecoturismo fittizio conviene rivolgersi ai viaggi patrocinati da riconosciute organizzazioni per la tutela dell’ambiente come il Wwf (www.wwf.org) e Greenpeace (www.greenpeace.org), o consultare i portali del turismo ecologico in rete: per esempio l’internazionale www.ecotourism.org o il nostrano sito di Infoambiente (www.infoambiente.it/proposte/turismo.htm).

Navigando nel Web per approntare un viaggio etico sarà anche necessario affidarsi alla fantasia e alle sensibilità personali. Uno dei requisiti del turismo responsabile è spendere a diretto beneficio delle comunità ospitanti. Internet è ideale per scavalcare gli intermediari e raggiungere direttamente i fornitori ultimi dei servizi.

Ricordandosi che anche nella ragnatela informatica è in agguato il paradosso autodistruttivo del turista: la tentazione di segare il ramo su cui si è seduti.