Le mosse di Maroni e l’irritazione di Cisl e Uil: «Un errore aprire troppi fronti con il Cinese»

09/07/2002


9 luglio 2002



IL RETROSCENA

Le mosse di Maroni e l’irritazione di Cisl e Uil: «Un errore aprire troppi fronti con il Cinese»

      ROMA – Luigi Angeletti, si racconta, è talmente irritato che da due giorni ha staccato il telefonino ed evita contatti diretti con il ministero del Welfare. Il segretario della Uil ha riservato all’uscita di Maroni (escludere la Cgil dall’attuazione del Patto sul lavoro) una serie di commenti, riassumibili con «è una sciocchezza», giusto per riferire l’espressione più potabile. Savino Pezzotta, segretario della Cisl, è rimasto, invece, soprattutto sorpreso, perché «quella dichiarazione di Maroni è proprio una cosa inutile, che non sta in piedi sul piano delle relazioni sindacali». Ma la cosa che più innervosce Angeletti e Pezzotta, è che nessuno li ha messi sull’avviso, costringendoli, anzi, a tornare sulla «questione Cofferati» già il giorno dopo l’estenuante finale di trattativa. Non solo, si sfogano i sindacalisti, il governo aveva già provato a inserire nel testo dell’accordo una clausola che ammetteva alla seconda fase, quella dell’attuazione dei tavoli sul Welfare, solo chi firmava. Un modo, neanche tanto sottile, di levarsi di torno la Cgil. «Ma come – si commentava nella Uil – venerdì mattina tutti noi del sindacato glielo abbiamo fatto togliere senza troppe storie e quelli ce lo ripiazzano sabato pomeriggio? Che gioco fanno?» Secondo quanto si può ricostruire l’iniziativa sarebbe partita direttamente da Maroni. Il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, era stato informato, ma certo non si aspettava un comunicato con effetti così dirompenti. Tanto che ieri è stato costretto a fornire una specie di «interpretazione autentica» delle prime affermazioni diffuse dal titolare del Welfare. Nel governo e nella maggioranza il caso ha suscitato un certo imbarazzo. I centristi stanno decidendo che cosa fare. Il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, solleciterà un chiarimento, anche prima del Consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Altri, però, nell’Udc, pensano sia meglio chiudere qui l’incidente per «non macchiare il risultato raggiunto con il Patto».
      I sindacalisti, comunque, chiederanno spiegazioni. Nella Uil l’iniziativa di Maroni viene letta come «la continuazione di un vecchio giochetto»: i leghisti vogliono «valorizzare al massimo» le posizioni di Cofferati, accreditandolo come «il vero oppositore del governo». L’obiettivo, secondo questo ragionamento, sarebbe quello di costruire lo schema classico del «buono», cioè il ministro (e la Lega) moderno e innovatore, contro il «cattivo», il segretario della Cgil «massimalista e conservatore». Angeletti e Pezzotta, però, non vogliono «trovarsi in mezzo» in uno scontro sempre più aspro, e dal loro punto di vista, sempre più politico tra governo e Cgil.
Giuseppe Sarcina