Le mani di Mediolanum sul Tfr

20/10/2004

            mercoledì 20 ottobre 2004
            Il monte retributivo messo a disposizione di assicurazioni, fondi e banche dalla legge di riforma previdenziale ammonta a 13 miliardi di euro
            Le mani di Mediolanum sul Tfr
            La compagnia di Berlusconi si muove in anticipo e sollecita l’adesione dei lavoratori

            Felicia Masocco

            ROMA La corsa all’accaparramento del Tfr è iniziata. Attualmente il monte retributivo riferito ai trattamenti di fine rapporto, il salario differito dei lavoratori, ammonta a ben 13 miliardi di euro. Non sono noccioline ma un fiume di denaro quello atteso dai mercati finanziari, dalle banche, dalle assicurazioni, dai fondi di categoria che la riforma delle pensioni voluta dal governo Berlusconi mette sullo stesso piano nella gestione della previdenza complementare. È un bel business e Mediolanum non ha perso tempo, anzi nella corsa si distingue per celerità. Nelle settimane passate alcuni lavoratori si sono visti recapitare una lettera dei «consulenti globali» della banca della famiglia Berlusconi e di Ennio Doris che invitava i destinatari a «prenotare» un contratto per un piano di investimento personale «prima che la normativa del “silenzio-assenso” faccia confluire automaticamente il suo Tfr – è scritto – in un fondo di categoria -. Ha pochissimo tempo per effettuare la prenotazione poiché la normativa in questione è in vigore dal 28 luglio 2004». Visto che la legge lo consente, è legittimo che Mediolanum faccia, come altri, la sua campagna acquisti: il punto è che quella legge l’ha voluta il proprietario di Mediolanum e siamo all’ennesimo conflitto di interessi del premier che con la riforma delle pensioni ha garantito alla lobby delle assicurazioni, anche alla sua, la possibilità di gestire il Tfr dei lavoratori. Non è il primo «conflitto» che investe Mediolanum, la compagnia ha infatti stipulato un accordo con Poste Italiane per poter effettuare le transazioni presso gli sportelli postali. Così da nessuno sportello che aveva se ne è ritrovati 12mila. Poste Italiane è interamente a capitale pubblico, quindi controllata dal governo guidato da Berlusconi.
            La riforma previdenziale ha parificato i fondi aperti con quelli chiusi e anche i fondi assicurativi privati: Mediolanum è sia banca che assicurazione e quindi potrà giocare sia sul piano bancario (gestendo gli investimenti dei fondi aperti) sia in quello assicurativo con i piani individuali di previdenza. Le prime stime del Welfare ipotizzano che dopo il semestre del silenzio-assenso le adesioni ai fondi passeranno dall’attuale 8,5% dei lavoratori interessati, al 29%; nel 2014 si dovrebbe arrivare al 45%.
            È un terreno ghiotto e Mediolanum si lascia andare anche a qualche inesattezza che la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini non esita a definire «scorrettezza». Nella lettera si invita il lavoratore ad «affrettarsi» dicendo che la la normativa sul Tfr è in vigore dalla fine di luglio. «Posto che è entrata in vigore il 6 ottobre – precisa Piccinini – il semestre del silenzio-assenso partirà solo quando verrà emanato il decreto attuativo di cui ancora non c’è traccia». Inoltre Mediolanum «dà per scontato un ragionamento che nella delega non c’è. Non è vero che se non si sceglie, il Tfr confluisce automaticamente in un fondo di categoria. I fondi negoziali sono stati messi sullo stesso piano con quelli regionali e con quelli aperti, quindi non c’è alcun automatismo. Affermare il contrario significa fare un po’ di terrorismo». Per battere gli altri sul tempo, la compagnia della Fininvest e di Ennio Doris ha poi dimenticato che nella riforma è prevista una campagna di informazione al lavoratore in modo che possa distinguere tra previdenza negoziale, fondi aperti, fondi assicurativi, «un’informazione che deve arrivare prima che qualcuno vada a chiedergli i suoi soldi». Invece la «campagna» non c’è, come non è previsto in Finanziaria alcuno stanziamento per compensare le imprese per lo «smobilizzo» del Tfr. Il che sta portando ad un altro bel risultato: in questi giorni in Toscana alcune piccole aziende stanno inviando lettere ai propri dipendenti chiedendo di decidere entro la fine del mese come impiegare il Tfr, con la sollecitazione indiretta a lasciarlo in azienda. È contrario, ma speculare a quanto sta facendo Mediolanum. La corsa all’accaparramento è partita. «Dobbiamo tranquillizzare i lavoratori – conclude Morena Piccinini – non devono rincorrere la scelta, ma devono informarsi. E poi dobbiamo metterli in guardia da “solleciti” opportunistici e di parte come quelli di Mediolanum».
            Oggi intanto è giornata di mobilitazione promossa da Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil: in moltissimi Comuni si terrà un consiglio straordinario a sostegno delle proposte del sindacato per migliorare le condizioni di vita dei pensionati e degli anziani.