Le lettere di Prodi e D’Alema a Ichino

04/04/2006
    marted� 4 aprile 2006

    Pagina 11 – Primo Piano

    Affollato confronto alla Cgil. L’autore di �A che cosa serve il sindacato?�: il leader dell’Unione d’accordo con me, ma per la politica le mie proposte sono difficilmente praticabili

      Le lettere di Prodi e D’Alema a Ichino:
      idee giuste, ma troppo avanti

        Carlo Cinelli

          Alle sette della sera, dopo due ore di un fuoco di fila di contestazioni all’autore di �A che cosa serve il sindacato?�, tocca a lui. Tocca all’�imputato�, come lo chiama Mimmo Carrieri, sociologo del lavoro. E Pietro Ichino deve fare i conti davanti ai militanti della Cgil con la sua carriera di �provocatore�, compagno di strada, spesso in disaccordo, di un sindacato che da ultimo lo ha anche messo all’indice e ha decretato l’ostracismo della sua ultima fatica. Ha con s� due lettere, di Romano Prodi e Massimo D’Alema, le prove che la politica, come il sindacato, fatica a digerire proposte e soluzioni nuove.

          La sala Bruno Buozzi della Camera del lavoro milanese � piena. Non fosse per il divieto di fumo, sembrerebbe di essere in un dibattito d’altri tempi. Si tratta di ricucire lo strappo provocato dal responsabile della consulta giuridica della Cgil che, in una circolare interna agli iscritti, ha bollato le tesi di Ichino come �un attacco insidioso�, per di pi� portato avanti con �strumenti di larga diffusione�, gli articoli per il �Corriere� e il libro edito da Mondadori. Onorio Rosati, il segretario della Camera milanese ci ha lavorato a lungo. Ha scelto con cura i relatori �tutti dell’area riformista�, abituati dunque ad affrontare le questioni con lenti �deideologizzate�. E lascia intendere che non tutti nella Cgil la pensano cos�. Per l’occasione Rosati ha mobilitato anche �Rassegna Sindacale�, la rivista della Cgil: non aveva mai parlato del libro di Ichino.

          E lui, il provocatore? Rivendica con puntiglioso orgoglio la sua carriera di eretico, nel Partito comunista e nel sindacato. E anche il �dovere� di essere eretico, ma da studioso, senza asprezze. Piace alla sala, che lo segue in silenzio quando spiega cosa vuol dire essere eretici nel sindacato. E lo fa partendo da quel primo lavoro, �il collocamento impossibile�, che lo fece bollare come provocatore. Sosteneva la necessit� di farla finita con il monopolio pubblico del collocamento. Lo scrisse nell’82, da giovane parlamentare del Pci: �Dopo fui accompagnato alla porta�. �Provocatore? S�, ma non sbagliavo. Sbagliavo semmai a farlo da parlamentare comunista�. Perch�, spiega ai compagni della Cgil, �la politica, certo, ha tempi diversi. E, politicamente parlando, la mia sul collocamento allora era una bestemmia�. Alla riforma del collocamento ci si arriv� nel ’97, con il �pacchetto Treu�. Qualcosa di simile capit� con il part time. Ichino spingeva per inserirlo tra gli strumenti sul mercato del lavoro. �Ci si arriv� nell’84. E il Pci era contrario. Ma oggi nemmeno Fausto Bertinotti si sogna di metterlo in discussione�. E da intellettuale �che cerca di parlare ai politici� a Ichino capita di arrivare all’oggi. Tra quelle dieci copie omaggio che l’editore ha messo a disposizione dell’autore due sono andate a Romano Prodi e Massimo D’Alema. Che ringraziano con due lettere nelle quali, forse con maggior lucidit� del passato, i politici ammettono i ritardi di sempre. Perch� entrambi sono sostanzialmente d’accordo con Ichino, ma dubitano della praticabilit� politica delle sue proposte.

            Scrive, ad esempio, D’Alema: �Non sempre sono d’accordo con Te. Soprattutto non sempre posso dirlo. Perch� a volte tu sei troppo avanti. Ma non sempre posso dirlo. Sei troppo avanti�. Strappa la risata alla sala, Ichino. Ed � il segnale che la ricucitura tra Ichino e la Cgil ha fatto un passo avanti. Con Rosati che rivendica la scelta della �contaminazione� del confronto con chi non � sulla stessa lunghezza d’onda anche per un sindacato come quello guidato da Guglielmo Epifani, �un sindacato in salute�.