“Le lettere a Sergio Romano” Cofferati, strategia di uno scontro

18/02/2002

n.8 21/02/2002

OPINIONI
ALLA LETTERA


Cofferati, strategia di uno scontro

La discesa in campo del leader della Cgil presenta due inconvenienti. Anche per la sinistra.




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15/2/2002
Leggendo tra le righe del discorso di Sergio Cofferati se ne traggono indicazioni piuttosto preoccupanti. Risorto dopo un letargo durante il tempo dei governi di sinistra, usa il sindacato come strumento di pressione verso il governo, tanto che anche i suoi colleghi di Cisl e Uil si sono sentiti in dovere di prendere le distanze. � di una faziosit� incredibile l’affermazione che se il governo � collaterale agli imprenditori mette a rischio la democrazia, mentre essere collaterali al sindacato, come fecero i governi di sinistra, � cosa buona e giusta. �Ben gli sta!� verrebbe da dire a quegli imprenditori che hanno civettato con la sinistra e scoprono di essere sempre considerati degli appestati.
Ludovico Cigna

Temo che anche Sergio Cofferati, come Sergio D’Antoni, abbia ceduto alla tentazione di servirsi del suo prestigio di leader sindacale per entrare nell’arena. Si � accorto che fra gli elettori dei Ds esiste una forte resistenza alla linea socialdemocratica di Massimo D’Alema e Piero Fassino. E si prepara a prenderne la guida nella speranza di giungere ai vertici del partito. Ma commetteremmo un errore se ci limitassimo a leggere i discorsi di Rimini in questa prospettiva. Cofferati non � soltanto un leader che cerca, alla fine del suo mandato, una nuova collocazione politica. � anche il maggiore esponente della filosofia sindacale dell’ultima generazione. Promuove se stesso, ma difende contemporaneamente la funzione istituzionale che i sindacati hanno avuto nel sistema politico italiano. Sa che sulle singole questioni, articolo 18, sistema previdenziale, � sempre possibile trattare. Ma � convinto, con ragione, spero, che il governo voglia in realt� privare i sindacati del diritto di veto che essi hanno esercitato per molto tempo.

Ricorda il modo in cui Cofferati blocc� bruscamente fra il 1998 e il 1999 le timide aperture riformatrici di Massimo D’Alema, allora presidente del Consiglio, in materia di pensioni? I leader della Cisl e della Uil sanno che il mondo � cambiato, che la modernizzazione preme alle porte, che occorre adattarsi a nuove condizioni economiche e sedersi di buon grado al tavolo delle trattative. Cofferati, invece, sa che dalle trattative la sua posizione massimalista uscirebbe perdente. E ricerca lo scontro. Cos� fece un suo predecessore inglese, nel 1984, quando Margaret Thatcher, dopo avere violato alcuni dogmi sindacali, annunci� la chiusura delle miniere di carbone improduttive. Arthur Scargill ritenne che quello fosse il terreno su cui dare battaglia e fu clamorosamente sconfitto. Cofferati, naturalmente, spera di vincere. A me sembra che la discesa in campo di Cofferati presenti due inconvenienti. In primo luogo la filosofia dello scontro getta benzina sul fuoco di quella parte della sinistra che non ha accettato la sconfitta e spera ancora di battere il governo nelle piazze. In secondo luogo rende pi� difficile l’evoluzione dei Ds verso posizioni socialdemocratiche. A breve termine il governo incassa due vantaggi: l’opposizione in crisi e il fronte sindacale diviso. Ma sui tempi pi� lunghi la strategia di Cofferati allontana il giorno in cui gli elettori potranno pragmaticamente scegliere, secondo le circostanze, fra una sinistra riformista e una destra moderata.

La discesa in campo del leader della Cgil presenta due inconvenienti. Anche per la sinistra.