Le indicazioni per rilanciare il Paese

01/06/2004


      1 Giugno 2004

      retroscena
      Luigi La Spina

      IL NUCLEO FONDAMENTALE DEL MESSAGGIO INVIATO DAL GOVERNATORE ALLA CLASSE DIRIGENTE
      Dietro la fredda analisi delle cifre
      le indicazioni per rilanciare il Paese

      Dialogo sociale, patto tra banche e imprese, strategie definite e condivise

      ROMA
      SE l’Italia vuole agganciarsi al treno della ripresa internazionale deve intervenire, prima di tutto, sul debito pubblico. Senza una netta correzione di rotta e con il rischio di un risalita dei tassi a livelli normali, il disavanzo potrebbe toccare livelli preoccupanti. A questo monito, il governatore della Banca d’Italia, nella sua relazione annuale sullo stato della nostra economia, ha aggiunto un altro appello al governo: le parti sociali, le imprese, le banche, insomma, tutto il sistema Italia ha bisogno di una politica economica chiara, coerente, impostata su una serie di iniziative concrete e condivise largamente, con un obiettivo di medio-lungo periodo. Occorre un dialogo sociale fondato su una nuova, forte collaborazione tra il sistema imprenditoriale e quello finanziario-creditizio perchè il Paese ritorni sulla via dello sviluppo.
      Ecco il nucleo fondamentale del messaggio inviato ieri da Fazio alla nostra classe dirigente. Di tutte le relazioni pronunciate dal governatore, questa, la dodicesima dalla sua nomina avvenuta all’inizio del 1993, era forse la più attesa. Negli ultimi mesi, lo scontro con il ministro Tremonti sulle responsabilità per i dissesti della Cirio e della Parmalat è diventato sempre più aspro. L’ipotesi che la riforma del sistema sul risparmio comprendesse anche l’imposizione di una scadenza per il suo mandato alla Banca d’Italia, ora illimitato nel tempo, aveva perfino indotto qualcuno a pensare a sue dimissioni. Più in generale, si aspettava questa solenne occasione per misurare il “termometro” del rapporto con il governo Berlusconi, passato da un’ampia apertura di credito iniziale a una progressiva manifesta delusione e netta distanza. Interessava, infine, conoscere il giudizio di Fazio su due questioni centrali per l’attuale congiuntura: la valutazione sulla forza e la durata della ripresa americana, attuale oggetto di dubbi e di dibattito tra gli economisti del mondo e il parere sulla fondatezza degli allarmi sul famoso “declino” dell’Italia in campo internazionale.
      Il governatore, in effetti, ha risposto a tutti gli interrogativi che avevano concentrato, quest’anno, anche una certa, insolita tensione nelle austere stanze della Banca d’Italia. Ma solo chi non lo conosce bene poteva aspettarsi una sua replica polemica alle accuse o, al contrario, una sua “ritirata” difensiva e intimidita. Ai suoi critici, Fazio ha risposto citando i giudizi ampiamente lusinghieri delle massime autorità economiche internazionali sul lavoro della Vigilanza dell’Istituto di via Nazionale, il Fondo Monetario e la Banca centrale europea. Ha espresso il suo “rispetto” per il dibattito parlamentare sulla riforma del sistema finanziario, “certo” che possa “consolidare la fiducia dei risparmiatori”. Ma ha citato anche gli autorevoli pareri della stessa Banca centrale che difendono l’assoluta indipendenza di via Nazionale come garanzia per la salvaguardia di un corretto rapporto col potere politico. Un ruolo che tuteli le banche da indebite intromissioni nelle loro scelte.
      Una tattica simile il governatore ha applicato per il confronto con il governo sulla politica economica a suo giudizio più utile per affrontare la crisi della competitività delle nostre aziende sui mercati internazionali, degli investimenti e, in generale, la persistente, preoccupante stagnazione. Senza mai citare polemicamente nè il Tesoro nè l’attività governativa ha però insistito, senza il minimo arretramento e con un certo puntiglio nell’indicare l’evidenza delle cifre, su una ricetta sostanzialmente alternativa rispetto, non alle dichiarazioni o agli intendimenti, ma ai risultati dell’azione del secondo ministero Berlusconi.
      Sono due i criteri di metodo che il governatore della Banca d’Italia suggerisce: un sistema di interventi che guardi più agli effetti sul lungo periodo che non ai risultati immediati, più alla concretezza e meno all’immaginazione creativa, più alla chiarezza e all’attendibilità, per dare fiducia ai mercati, e meno all’estemporaneità e ai colpi improvvisi di genialità finanziaria. Il secondo “discorso sul metodo” proposto da Fazio si fonda sulla necessità di “provvedimenti largamente condivisi”, fondati cioè sul dialogo sociale. Due indirizzi che si scostano, evidentemente, sia dal carattere delle iniziative del ministro del Tesoro sia dalle tentazioni governative ad imboccare lo scontro con i sindacati.
      E’ apparsa a tutti evidente una larga convergenza, sia nell’analisi sia nella terapia, tra il discorso del governatore e quello tenuto, la settimana scorsa, dal neopresidente della Confindustria e della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. Tutti e due, infatti, individuano in un nuovo patto di stretta collaborazione tra le banche e l’industria l’indispensabile condizione per riprendere la strada dello sviluppo fondata su due leve: un forte investimento sulla ricerca e un recupero di competitività sui mercati internazionali. A questo proposito, simile è parso anche l’atteggiamento psicologico: Fazio, come Montezemolo, ha unito la severità nel giudizio sulla nostra situazione economica, senza indulgenze autoconsolatorie, con l’ottimismo sul futuro, non per dovere d’ufficio, ma fondato sulle reali e dimostrate possibilità di una ripresa del sistema Italia che può contare su fattori di eccellenza e di qualità per non rassegnarsi al tanto evocato rischio della decadenza.
      Un nostro arretramento nel confronto internazionale non è, dunque, ineluttabile. Purchè “il sistema paese” possa contare su “un quadro di riferimento definito e condiviso”. La parola passa alla politica. In questo momento, è “la variabile” più determinante per il futuro dell’Italia e tutti sono avvertiti: se continuerà l’attuale scontro polemico, con il solo obiettivo di rimpallarsi la responsabilità del cosiddetto nostro “declino”, l’ipotesi non sarà più una eventualità, ma una drammatica certezza.