Le imprese cercano il confronto su temi concreti

15/04/2002





Guidi: industria e sindacato «esistono per trovare soluzioni» – Parisi: «Faremo le nostre proposte al tavolo negoziale»
Le imprese cercano il confronto su temi concreti
(DAL NOSTRO INVIATO)

PARMA – Gli industriali sono fiduciosi che l’azione riformatrice del Governo non si fermerà e realizzerà quelle trasformazioni che sono necessarie per avere sviluppo ed equità. «Nessuno – ha detto Nicola Tognana, vicepresidente di Confindustria – pretendeva che in 8 o 9 mesi l’Esecutivo realizzasse tutte le cose che è necessario fare. Ma le parole del vicepresidente del Consiglio – ha aggiunto – mi convincono che la spinta riformatrice del Governo non è immaginaria, esiste e darà risultati». Un riconoscimento positivo, confermato da Guidalberto Guidi. «Non abbiamo organizzato il convegno di Parma – ha confermato il consigliere di Confindustria – per dire bravo o meno bravo al Governo per le cose che ha fatto. È nostro dovere però rimarcare le cose che non sono state ancora fatte, quelle che necessitano per la competitività del Paese». È rimasto deluso chi aveva pensato che il convegno di Confindustria potesse servire agli imprenditori per fare un esame al Governo, dare una pagella sulla base di cosa è stato fatto e cosa ancora no. Gli esponenti di Confindustria, come anche il presidente della Confartigianato, Luciano Petracchi, nei loro interventi nelle diverse tavole rotonde che hanno animato la prima giornata del convegno, hanno preso al contrario atto che l’Esecutivo è in carica solo da alcuni mesi, hanno soprattutto considerato le difficoltà che l’Esecutivo ha incontrato nella sua azione riformatrice, di carattere nazionale e internazionale, a partire dalle conseguenze dell’attacco terroristico dell’11 settembre agli Stati Uniti. Più importante, hanno sottolineato, seguendo l’invito che aveva rivolto loro il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, la linea di tendenza seguita dall’azione di Governo, il senso riformista dei comportamenti fino a ora seguiti. Riforme che gli industriali vogliono fare anche con il sindacato, al tavolo di trattativa che credono dovrà partire tra breve. «Dopo lo sciopero generale del 16 – ha detto Guidi – non abbiamo altra strada che quella di ricominciare a dialogare. Del resto – ha osservato – sia noi che il sindacato esistiamo per trattare, per confrontarci, per trovare assieme le soluzioni ai problemi di tutti». Anche sull’articolo 18, in merito al quale, ha detto Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, «la Confindustria non ha ancora una nuova proposta: qualunque nuova indicazione – ha specificato – sarà presentata solo al tavolo di trattativa». Parisi ha negato che Confindustria abbia mai avuto una posizione di scontro. «Noi – ha aggiunto – siamo stati sempre per il dialogo e anche il nostro convegno ha questa parola d’ordine: parliamo dei veri problemi». Importante è che alle riforme si arrivi sul serio, per quelle economiche e per quelle solo di tratto culturale. Guidi ha ricordato per esempio come sarebbe importante avere una pubblica opinione che «non consideri le famiglie di imprenditori come soggetti con una forte propensione a delinquere». Una cultura d’impresa radicata che aiuti a risolvere i problemi di competitività delle aziende. Sui passi da fare sono state numerose le indicazioni degli imprenditori. Guidi ha parlato del nanismo cui sono costrette le aziende nel nostro Paese. «Tanti miei fornitori – ha detto – hanno anche fino a 150 dipendenti, ma diffusi in una decina di imprese diverse per non superare le tante soglie che ci vengono imposte. Non è questo il modo migliore per competere, per andare sui mercati internazionali per fare ricerca». Tognana ha parlato dell’esigenza di realizzare una vera riforma federalista che, ha detto, consenta alle regioni del Nord di spingere le imprese a delocalizzare e ad attrarre manodopera, e quelle del Sud invece a catalizzare investimenti produttivi. Compito non facile, perché questo significa far svolgere alle regioni dei compiti, delle funzioni finora sconosciuti. Di qui l’esigenza di una riforma fatta con grande sapienza. Forse, ha aggiunto il vicepresidente di Confindustria, proprio in considerazione di queste difficoltà andrebbero rinviate delle riforme impegnative, ma non così urgenti come quella del presidenzialismo. Il consiglio che ha dato al Governo Petracchi, rappresentante di microaziende, è stato quello di non dimenticare mai che il 96% delle aziende italiane ha meno di dieci dipendenti. «Se si scordasse questo dato – ha osservato – si perderebbe di vista la realtà e si farebbero leggi irrazionali». A suo avviso sono quattro le riforme più urgenti. Quella del mercato del lavoro, per il quale, ha detto, qualcosa si è fatto, ma molto ancora resta da fare; quella per il fisco perché la pressione ha assunto oneri troppo rilevanti; quella per la previdenza, per riarticolare la spesa sociale; quella per eliminare il peso della burocrazia nella pubblica amministrazione.

Massimo Mascini
Sabato 13 Aprile 2002