Le grandi città d’arte perdono quota

18/05/2004


        sezione: Turismo
        data: 2004-05-16 – pag: 12
        autore: MARINO MASSARO

        TERRITORIO & BUSINESS Il Rapporto 2004 di Federculture lancia l’allarme sulle difficoltà del turismo legato ai beni artistici
        Le grandi città d’arte perdono quota
        Il settore genera un fatturato di 21 miliardi di euro, ma gli stranieri sono sempre meno (-5,6% nel 2003)
        MILANO • Privatizzazione praticamente bloccata nel settore dei servizi pubblici culturali, in frenata le sponsorizzazioni, scarse le risorse nel complesso, in difficoltà i flussi turistici nelle città d’arte, secondo il secondo Rapporto annuale di Federculture (l’associazione che raggruppa enti locali e soggetti pubblici e privati che gestiscono servizi legati alla cultura e al tempo libero che fa capo a Confservizi).

        La domanda di cultura è in crescita da 5 anni. I consumi delle famiglie in questo campo sono aumentati del 2,1% nel 2003 dopo il +1,2% del 2002. Tra gennaio e settembre 2003 c’è stata una ripresa del turismo italiano (+1,3% di presenze ufficiali) a fronte di un calo (-5,6%) delle presenze straniere; il consuntivo segna però un -1,6 per cento. I turismo culturale rappresenta l’1,3% con un fatturato di circa 2• miliardi (26% del fatturato totale del settore turistico). Il "turista culturale" è poi più favorevole ad aprire il portafoglio. La spesa media di questo turista infatti è stimata pari a 101 euro, contro i 67 euro generali.

        Tra le mostre più visitate nel 2003 in testa c’è quella sui Faraoni a Palazzo Grassi a Venezia con 620mila visitatori. Al secondo posto la rassegna sull’impressionismo e l’età di Van Gogh alla Casa dei Carraresi di Treviso con 602mila ingressi. Due eventi italiani davanti a due "colossi" come il Museé de Luxembourg di Parigi (587mila visitatori per la mostra su Modigliani) e del Guggenheim di Bilbao (582mila persone a vedere la rassegna su Calder). A "tirare" sono le città d’arte minori il cui peso è passato dal 53% del 2002 al 61% del 2003 sul totale del turismo culturale.

        Per le grandi città d’arte il 2002 è stato un anno buono. Nei musei civici i visitatori sono aumentati dal 7 al 16% rispetto a quelli statali. Ciò è dovuto alla nuova politica di programmazione attenta alle esigenze di una domanda in crescita. Nel 2003, invece, il Rapporto segnala una flessione che è legata sia alla congiuntura sfavorevole sia alla chiusura per rinnovo o ristrutturazioni di molti musei importanti (tra cui cinque a Milano, Palazzo Madama a Torino e Palazzo Vecchio a Firenze). Così Milano ha avuto solo 1,2 milioni di visite, Firenze ha perso 70mila visitatori (-12% rispetto al 2002), Torino e Roma hanno subito cali dell’1 e dell’1,7%; unica città in controtendenza Venezia (+2%).

        Il Rapporto Federculture rileva che solo negli ultimi 12 mesi sono sorte 40 gestioni autonome tra Fondazioni, associazioni, Spa e istituzioni. Tra le più importanti la Fondazione Torino Musei, Brescia Musei Spa, Fondazione Musei Senesi, l’Istituzione Teatro Carlo Gesualdo ad Avellino, la Scabec Spa della Regione Campania. Il che porta a oltre 300 realtà di gestioni autonome realizzate negli ultimi 10 anni.

        Il grido d’allarme di Federculture è per il futuro di queste imprese culturali. La cosiddetta riforma dei servizi pubblici locali (Dl 269 del 2003) esclude che musei, teatri, biblioteche e servizi per lo spettacolo possano essere affidati a terzi (i privati) ed esclude anche la presenza di questi ultimi nelle Spa costituite. Unica concessione per gli affidamenti è che la Spa affidataria sia una società a capitale pubblico.

        Anche per le sponsorizzazioni la strada è in salita, denuncia Federculture. Le società impegnate in questa attività sono oggi il 57% del totale per un valore di 1,6 miliardi, ma tra 2001 e 2003 c’è stata una contrazione di oltre il 5 per cento. Le Fondazioni ex bancarie hanno destinato meno soldi alla cultura: i finanziamenti sono calati al 28,9% del totale (34,1% nel 2001). E lo Stato ha destinato al ministero dei Beni culturali solo 2,2 miliardi (lo 0,39% dell’intero bilancio) ossia -33% rispetto al 2000. Gli enti locali nella media destinano circa il 3% dei bilanci comunali alla cultura.