«Le festività non si toccano»

02/04/2004


VENERDÌ 2 APRILE 2004

 
 
Pagina 35 – Economia
 
 

«Le festività non si toccano»

La Cgil: lavoriamo più dei francesi e dei tedeschi

Polemica sui progetti del governo: da qui al 2006 i ponti a disposizione aranno pochissimi

          "Il taglio delle tasse favorirà solo i ricchi"
          RICCARDO DE GENNARO


        ROMA – «L´orario di lavoro non si tocca», gli italiani lavorano più dei francesi e dei tedeschi. È questo l´ammonimento lanciato al governo dalla Cgil, che respinge con fermezza l´ipotesi di un taglio o di uno slittamento delle festività che impedisca i «ponti». La tabella con le festività 2004-2006 dimostra poi che in questi tre anni i ponti possibili sono pochissimi. «Quindi è chiaro – dice Marigia Maulucci, della segreteria confederale Cgil – che Berlusconi punta esclusivamente all´abolizione di alcune festività e all´aumento dell´orario di lavoro».
        Eppure, nel 2003, gli italiani hanno lavorato in media 1.618 ore annue, contro le 1.441 dei tedeschi e le 1.483 dei francesi. Tra i grandi paesi europei, soltanto la Gran Bretagna ha lavorato più dell´Italia, raggiungendo quota 1.644 ore annue. Non solo: negli ultimi otto anni le ore di lavoro sono aumentate in Italia del 7,2 per cento, contro un incremento della media dei Paesi europei pari al 6,2 per cento. E questo nonostante l´impennata della conflittualità nei confronti del governo Berlusconi, che ha comportato un numero elevatissimo di ore non lavorate per sciopero.
        L´incremento di ore lavorate, tuttavia, non ha comportato un aumento della produttività ed è anzi andato di pari passo con una diminuzione del potere d´acquisto. L´Ires-Cgil, guidato da Agostino Megale, stima che uno stipendio medio di 22 mila euro all´anno ha perso nel 2003 potere d´acquisto per 392 euro: 220 «mangiati» dall´inflazione, cresciuta sensibilmente più delle retribuzioni, e 172 lasciati per strada in seguito alla mancata restituzione del fiscal drag. La soluzione? Per Megale va rilanciata la politica dei redditi e, in questo ambito, si deve fare considerare un indice dell´inflazione commisurato sui consumi effettivi delle famiglie (nel 2003 l´inflazione calcolata con questo metodo è stata del 3,1-3,2 per cento).
        La Cgil dice infine «no» alla riforma fiscale di Berlusconi, che prevede il passaggio a due sole aliquote tributarie. Il taglio annunciato da Berlusconi, stima la Cgil, costerebbe al Fisco 22,2 miliardi di euro, un punto e mezzo del Pil. «A regime – dice Beniamino Lapadula – la riforma fiscale sarebbe vantaggiosa soprattutto per i contribuenti con redditi sopra i 100mila euro, togliendo risorse al Welfare». Secondo la Cgil, ogni anno sfuggono al Fisco e all´Inps 260 miliardi di euro, il 20 per cento del Pil: l´evasione fiscale e contributiva è di 68, 8 miliardi.