Le famiglie scoprono la vita a basso costo

20/09/2004


            lunedì 20 settembre 2004

            Le famiglie scoprono la vita a basso costo
            La crisi economica e l’impennata dei prezzi stanno cambiando le abitudini d’acquisto. Privilegiati i beni di prima necessità

            bru.ca.


            MILANO Vivere «a basso costo». A questo si stanno abituando gli italiani. Il paese di Bengodi promesso da Berlusconi non si vede all’orizzonte e allora è meglio attrezzarsi: si selezionano con maggiore attenzione i consumi, gli stili di vita e si elaborano nuove strategie per poter arrivare alla fine del mese, dovendo fare i conti con stipendi e pensioni che non riescono a stare dietro all’aumento del costo della vita e ogni giorno perdono un po’ del loro potere d’acquisto.

            Le famiglie italiane stanno adottando la strategia della formica e puntano sempre di più, nella scelta degli acquisti, verso i beni di prima necessità. Lo rileva uno studio, presentato ieri a Perugia nella giornata di chiusura del meeting nazionale della Confesercenti, dedicato a «Il futuro dei consumi fra paura e benessere».


            A incidere negativamente sulle scelte degli italiani – secondo i risulati della ricerca – «è la certezza di pensioni più basse e l’incertezza del lavoro che porteranno le famiglie italiane a comportamenti di consumo più prudenti, utili ad accumulare risparmio precauzionale». Il clima di incertezza dunque incentiverà una distribuzione più selettiva delle spese, più orientata verso i beni di prima necessità, l’ acquisto di «beni rifugio» e una diminuzione di spesa per quelli voluttuari, e una maggiore attenzione ai prodotti artigianali piuttosto che a quelli di massa.


            Da qui al 2009 – spiega ancora la ricerca – i consumatori italiani diventeranno inoltre «più selettivi e critici» nella scelta dei beni da acquistare e le associazioni dei consumatori acquisteranno maggiore importanza grazie alla loro diffusione fra i cittadini, l’aumento del loro peso politico, «che diventerà – secondo i dati emersi dalla ricerca – analogo a quello dei sindacati dei lavoratori», e alla capacità di diventare punto di riferimento del cittadino di fronte a un’offerta indiscriminata e non selezionata. Si assisterà ad un progressivo superamento dell’idea del consumatore come semplice ricettore passivo di ciò che gli viene offerto dal mercato che terrà conto sempre di più sia del modo in cui è stato prodotto che dell’etica dell’impresa produttrice, in termini di rispetto dei diritti dei lavoratori ed anche del suo impegno sociale.


            Se questo è lo scenario futuro, già da ora stanno cambiando gli stili di vita e di spesa delle famiglie italiane, tanto che si da più parti si stanno già stilando una sorta di manuali di tecniche difensive contro il caro-vita, di vedemecum per vivere a basso costo.
            Si va dalle spese fatte solo negli outlet e nei discount all’uso delle lavatrici e del telefono soprattutto di notte quando le tariffe sono inferiori, dall’acquisto di medicinali generici alla la benzina fatta solo al self service. E se si vuol viaggiare, precedenza esclusiva alle offerte «last minute», prenotati su Internet e con compagnie «low cost».


            La crisi economica e l’impennata dei prezzi stanno dunque sconvolgendo le abitudini d’acquisto di tanti italiani. Partendo dal classico paniere Istat, che rappresenta più o meno tutto ciò su cui spende la famiglia standard, l’Ansa ha messo a confronto per le varie voci il prezzo medio di riferimento e quello che si può spuntare con una vita a basso costo: il risultato è un risparmio anche del 50%.


            Per gli alimentari e le bevande, ad esempio, gli hard discount offrono gli sconti più consistenti, con risparmi che, anche secondo una recente indagine di Altroconsumo, si aggirano sul 20-30% rispetto a un supermercato tradizionale. Per l’abbigliamento e le calzature, oltre ai saldi, i nuovi outlet sono assai convenienti con risparmi in genere è del 30%. Per abbassare i consumi elettrici sono state da poco lanciate le tariffe biorarie, che consentono risparmi fino a 48 euro l’anno privilegiando per l’uso di elettrodomestici la notte e i week end. Per i farmaci infine la svolta è arrivata con i «generici», medicinali con lo stesso principio attivo e la stessa efficacia terapeutica di quelli «griffati», ma con un costo inferiore del 20-30%.