Le famiglie italiane tirano la cinghia

02/11/2005
    sabato 29 ottobre 2005

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Le famiglie italiane tirano la cinghia

      Nell’ultimo anno il 50% della popolazione ha visto peggiorare il proprio tenore di vita

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

          RISPARMIO – Metà degli italiani hanno avuto maggiori difficoltà a far quadrare i conti familiari nell’ultimo anno. Il 50% della popolazione denuncia un abbassamento del tenore di vita rispetto al passato. Tra questi il 18% ha dovuto affrontare una crisi grave, indebitandosi o intaccando risparmi accantonati in passato. È uno dei risultati della ricerca sul risparmio realizzata dall’Ipsos e commissionata dall’Acri in occasione della 81esima giornata del risparmio che si terrà oggi.

            Interverranno, oltre al presidente Acri Giuseppe Guzzetti, quello dell’Abi Maurizio Sella, il viceministro Mario Baldassarri e il governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio. Assente (giustificato?) il ministro Giulio Tremonti.

              La ricerca Ipsos denuncia una società sempre più polarizzata. Rispetto al 2004 si segnala un lieve aumento delle famiglie che sono riuscite a risparmiare parte del loro reddito (dal 34 al 37%) ma al contempo è aumentata la percentuale delle famiglie che hanno registrato un saldo negativo. «Una situazione complessa – dichiara Nando Pagnoncelli, curatore della ricerca – che rende più difficile dare un giudizio netto sullo stato della società». Sta di fatto che a fronte di un 20% che migliora le sue condizioni e un 30% di famiglie stabili rispetto all’anno scorso, il 50% sta peggio. Fortissima la preoccupazione per il futuro, soprattutto sui destini dei figli. E per la prima volta dal 2001 il numero degli italiani soddisfatti della propria condizione economica è sceso sotto il 50%, mentre per il 44%, quasi una famiglia su due, è stato faticoso riuscire a mantenere il proprio tenore di vita».

                Oltre ad avere problemi economici, le famiglie italiane nutrono poche aspettative sulle nuove norme in arrivo sia sulla tutela del risparmio che sulla previdenza. Incassa una clamorosa bocciatura la riforma del Tfr: la grande maggioranza (57%) ritiene che la strategia migliore sia quella di riscuotere il Tfr alla fine del percorso lavorativo, così come accade oggi, piuttosto che destinarlo ai fondi pensione pubblici o privati. Un dato ancora più evidente presso i lavoratori dipendenti che, per il 61%, dicono di volerlo come è oggi e, per il 32%, vogliono invece destinarlo a un fondo pensione. Un atteggiamento «conservatore» dichiara Pagnoncelli, che si riscontra anche in altri settori. Nell’emanazione delle regole, ma ancor più nella funzione di vigilanza e controllo del risparmio, gli italiani ravvisano come «fondamentale il ruolo dello Stato», di gran lunga preferito ad authority e a organi di regolazione o di controllo gestiti da privati o da consorzi di attori al di fuori della sfera pubblica. Insomma, si chiede più stato per sentirsi più garantiti. Quanto al futuro, non ci si aspettano miglioramenti in fatto di controllo e tutele per i risparmiatori.

                Una bocciatura anche della riforma del risparmio attualmente alla Camera? Non proprio: il rapporto non è infatti così diretti. Ma quella riforma sembra non convincere pienamente neanche lo stesso Guzzetti. L’Acri è pronta a ricorrere alla Corte costituzionale se i diritti di voto delle Fondazioni saranno sterilizzati al 30%. Quanto alle quote Bankitalia da nazionalizzare, per Guzzetti vale la valutazione dell’Abi, più alta di quella del Tesoro.