Le famiglie italiane tirano la cinghia

24/02/2005

    Giovedì 24 febbraio 2005

      Le famiglie italiane tirano la cinghia
      Vendite al dettaglio calate dello 0,4% nel 2004. Non accadeva da dieci anni

        Laura Matteucci

          MILANO Consumi bloccati, per le vendite al dettaglio il 2004 è stato un anno nero, il peggiore negli ultimi dieci anni. L’allarme per la situazione della nostra economia si aggrava. Meno acquisti (-0,4% il valore complessivo delle vendite nel 2004 rispetto al 2003), e sempre più orientati agli ipermercati e agli hard discount. Ovvero, dove si spera di spendere qualche euro in meno.

          Il calo delle vendite, risultato dalla tenuta degli alimentari e dalla flessione degli altri generi (- 0,7%), è stato infatti particolarmente negativo per i negozi più piccoli (-1,3%) mentre la grande distribuzione ha segnato un progresso dello 0,9%. Un dato così negativo – sottolineano i tecnici dell’Istat, che l’ha diffuso – non si vedeva da quando sono partite le nuove rilevazioni, dall’inizio del 1996.

          L’allarme, che questa volta parte dallo stesso Istat, trova d’accordo associazioni e sindacati, che leggono il dato come il segno di un malessere sociale sempre più grave e della preoccupazione delle famiglie per la situazione economica e per il futuro. Il livello medio dei prezzi – dicono – è ormai incompatibile con il livello medio delle retribuzioni.

            Tutti d’accordo, tranne il ministro all’Economia Siniscalco, che da un lato sottolinea l’aumento dei prezzi, dovuto secondo lui soprattutto alla scarsa concorrenza tra gli esercizi commerciali, e dall’altro annuncia (bontà sua) che il potere d’acquisto degli italiani sta migliorando.

              Dichiarazioni «fantasiose», le definisce l’Intesa dei consumatori, sottolineando che i costi affrontati nel 2004 «saranno aggravati nel 2005 da politiche economiche posticce che hanno ancora una volta perso l’occasione per intercettare con la crescita, maggiori redditi ed opportunità ad un Paese stremato e disperato». A fronte di tagli fiscali pari a 20-30 euro medi al mese, nel 2005 gli italiani «dovranno sopportare aumenti di 98 euro, con un saldo negativo, per l’80 per cento della popolazione, di 78 euro a famiglia, dopo che nel 2004 avevano subito una stangata pari a 89 euro mensili».

                Allarmati i sindacati: «I dati sul commercio confermano tutte le nostre preoccupazioni – dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani – Dopo dieci anni si registra una riduzione delle vendite che riguarda una fetta importante dei cittadini, la crescita è tra le più basse in tutto il mondo». Gli fa eco Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl: «Le famiglie guardano al futuro con preoccupazione e ansia – avverte – Sono aumentati gli affitti e le tariffe, c’è erosione della disponibilità di spesa in particolare degli anziani. Il calo delle vendite è il segnale di quanto è alto il malessere sociale».

                  Allarmata Confcommercio, per la quale la flessione delle vendite «sta diventando un dato sempre più costante e strutturale per tutti i prodotti e per ogni tipo di azienda, ad eccezione di hard-discount ed ipermercati, segno che le famiglie stanno sensibilmente modificando l’entità e la qualità delle loro spese». Dalla Confesercenti parlano di dicembre come di un mese «disgraziato» per le vendite e del 2004 come di un anno «pessimo».

                    A dicembre, il commercio al dettaglio ha segnato un calo dello 0,5% rispetto a dicembre 2003. Si è registrato un calo dello 0,8% delle vendite non alimentari e un aumento dello 0,1% delle vendite alimentari, soprattutto a causa della flessione nei negozi più piccoli (-1,2% a fronte di un incremento dello 0,7% nella grande distribuzione). Rispetto a novembre 2004, a dicembre le vendite sono rimaste pressochè invariate (invariati gli alimentari, -0,1% per i non alimentari).

                      Se cala quindi il valore complessivo delle vendite (il dato Istat non tiene conto del commercio ambulante) si modifica anche il comportamento di acquisto dei consumatori. A fronte di vendite di alimentari invariate in valore nel 2004 rispetto al 2003, la grande distribuzione ha segnato un +0,5%, i piccoli negozi un -1,9%. Nei non alimentari, a fronte di un calo dello 0,7% complessivo, i negozi hanno perso l’1,2% mentre la grande distribuzione ha segnato un progresso del 2,5%.

                        Nella media dell’intero 2004 (+0,9% complessivo per la grande distribuzione) il valore delle vendite è aumentato negli ipermercati del 3%, negli hard discount del 2,9%, nei grandi magazzini del 2,5% e negli altri specializzati dello 0,2% mentre i supermercati hanno segnato un -0,1% rispetto al 2003.

                          Quanto ai settori, la flessione più consistente riguarda la cartoleria e libri e giornali (-1,6%). A seguire, i prodotti di profumeria e cura della persona (-1,3%), i giochi (-1,3%), le calzature (-1,1%) e l’abbigliamento (-1%). Segno positivo invece solo per i prodotti farmaceutici con un +0,4%.

                            Il calo delle vendite è stato particolarmente pesante al Sud (-1,2% a fronte del -0,4% della media nazionale) mentre il Centro ha contenuto la flessione in un -0,2%. Al Nord il calo totale è stato dello 0,1%.