Le famiglie italiane non amano l’albergo

17/02/2003




Lunedí 17 Febbraio 2003
TURISMO
1- Le famiglie italiane non amano l’albergo
2- Ma per gli hotel è il business del futuro

Nota informativa
Il sondaggio è stato realizzato da Gfk per Sociometrica (committente l’Apt per conto della Regione Lazio). La rilevazione è stata effettuata dal 5 al 13 dicembre 2002, interviste Cati con somministrazione di un questionario a un campione (1.500 individui con estrazione casuale dagli elenchi degli abbonati al telefono) stratificato per sesso, età e area rappresentativo dell’universo di riferimento (47,5 milioni di cittadini italiani con più di 18 anni). Il livello di significatività è del 95% con un margine di errore complessivo statistico compreso tra +/-2,5%
Le famiglie italiane non amano l’albergo

Turismo - Tra le cause della disaffezione prezzi troppo alti, regole eccessivamente rigide e l’assenza di servizi per i bambini


Il turismo familiare in Italia è una grande opportunità non sfruttata. Lo rivela un’indagine Sociometrica, che ha monitorato le scelte delle famiglie italiane in fatto di vacanze e i problemi che esse incontrano in rapporto all’offerta. Le risposte degli interpellati disegnano un quadro interessante: il target di riferimento, che è composto da nuclei familiari con figli fino a 15 anni, è amplissimo, e comprende circa 5 milioni di famiglie, ma l’offerta turistica organizzata, in particolare quella alberghiera, sembra disinteressarsi di loro e si lascia sfuggire importanti opportunità di business.
Perchè le famiglie non scelgono gli alberghi. Secondo la ricerca, circa il 12% delle famiglie italiane sceglie di non fare per niente vacanze per ragioni legate a vario titolo all’organizzazione attuale dell’offerta turistica, e fra quanti si concedono uno o più periodi di vacanza all’anno, prevale un netto orientamento antialberghiero, che rappresenta una significativa anomalia italiana. In Italia, l’abitudine di prendere in affitto una casa privata riguarda il 42,7% delle famiglie, lasciando all’hotel solo il 36,2% delle preferenze.
I motivi. I motivi che tengono le famiglie italiane lontane dagli alberghi sono sostanzialmente tre: il 37,7% del campione giudica il soggiorno troppo costoso, il 22,8% ritiene che in albergo ci sono troppe regole da rispettare, mentre il 10,2% lamenta l’assenza di strutture e servizi destinati ai più piccoli. Scomponendo il campione, il dato si fa ancora più interessante, poiché fra le famiglie con bambini fino ai 5 anni è addirittura il 42,7% ad associare l’hotel ad un eccesso di regole accompagnato dalle carenze di servizi specifici.
L’offerta per i più piccoli. Per i piccolissimi (i bambini fino a 2 anni) la situazione è ancora più critica, perché il 59,1% delle famiglie interpellate afferma, sulla base della propria esperienza, di avere incontrato difficoltà nel soggiorno in albergo.
Le opportunità. Di fronte ad un target potenziale così ampio e così poco sfruttato, la ricerca non si limita a segnalare i problemi, ma individua anche alcune linee di indirizzo che dovrebbero guidare gli operatori allo scopo di incontrare meglio la domanda. Prendendo spunto da alcuni Paesi stranieri, dove esistono i "family hotels", sarebbe necessario introdurre anche in Italia un’offerta specifica per il pubblico delle famiglie, definendo in maniera precisa il prodotto e la gamma di servizi e strutturando una gamma di prezzi pertinente. In questo campo la ricerca invita a una "rivoluzione copernicana" del sistema dei prezzi, che consideri come unità di grandezza la camera e non più la persona: come dire in affitto c’è uno spazio e il cliente lo gestisce come vuole. Bisogna creare, in sostanza, un ambito caratterizzato di hotel a vocazione familiare, che si possono concentrare in una catena oppure in un determinato territorio, per contraddistinguere aree specifiche di offerta per la famiglia.
a cura di Gianni Trovati




IL COMMENTO


Ma per gli hotel è il business del futuro


di Antonio Preiti*
* Direttore di Sociometrica
Uno dei grandi misteri del turismo italiano, forse, è finalmente svelato. È la motivazione per cui, come scelta automatica, naturale, le famiglie italiane scelgono più le case in affitto che gli alberghi. Una anomalia tutta nostra: perché, anche negli altri Paesi c’è un mercato delle case in affitto, ma rappresenta un’entità residuale. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania, quando si parla di vacanze familiari, il pensiero corre direttamente all’albergo, mentre da noi, quando si fa vacanza in famiglia, il pensiero va invece all’abitazione privata, propria o in affitto. L’indagine voluta dalla Regione Lazio scava intorno a questa curiosa idiosincrasia delle famiglie verso la scelta alberghiera. Le due motivazioni principali hanno a che fare con due connotazioni della famiglia: l’età dei bambini e l’ampiezza del nucleo familiare, che si trasformano rispettivamente in un problema di servizi, per i più piccoli, e di costo, quando diventano più grandi. In particolare, si scopre che avere bambini sotto i tre anni costituisce per la famiglia una ragione per non scegliere l’albergo. Non si trovano spazi dedicati, non si trovano servizi specifici, per cui scegliere la casa è più comodo che scegliere il soggiorno in albergo. Quando i bambini crescono, cominciano i problemi economici, soprattutto quando sono in due o ancor di più. Non è solo una questione di prezzi, in senso assoluto, quanto di una logica di strutturazione delle tariffe. Spesso sono calcolate a persona e non secondo gli spazi occupati, per cui una famiglia si vede moltiplicare i costi fino alla non sostenibilità. Gli alberghi, almeno quelli della vecchia Europa, hanno seguito sempre il "modello Ritz", con una ospitalità formale, con una grande cura dei dettagli, ma con le inevitabili barriere d’ingresso, costituite dalle abitudini, dalla cultura e dal "saper stare in albergo". Ecco un’altra ragione di lontananza delle famiglie dagli alberghi: il senso di disagio che assale gli ospiti che spesso non sanno bene come comportarsi, anche a causa di una cultura d’offerta che detta spesso le regole, secondo una propria ottimizzazione, piuttosto che quella del cliente. E allora la famiglia vede il soggiorno in albergo come una sorta di "performance rituale", di cui solo a pochi è dato di conoscere l’arcano comportamentale. Sono queste le ragioni di fondo per cui le catene destinate al turismo familiare, così note e presenti negli Stati Uniti, non sono ancora comparse in Italia, anche se potrebbero rappresentare una grande opportunità, anzi un "business" tutto da costruire e per certi versi ancora di inventare. Rendere familiare l’albergo persino alle famiglie, più che un gioco di parole è una sfida da vincere, a partire dall’oggi.