Le famiglie fanno i conti con il peso dei debiti

07/06/2007
    mercoledì 6 giugno 2007

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    Analisi

      Le famiglie fanno i conti con il peso dei debiti

      di Luca Paolozzi

        Ripresa contro debito. A determinare la dinamica della spesa nei prossimi mesi sarà il braccio di ferro tra l’accelerazione del reddito e l’appesantimento degli oneri finanziari. Questo tiro alla fune dei bilanci delle famiglie è una novità per l’economia italiana: le passività dei consumatori, rimaste per lungo tempo inferiori al 30% del reddito disponibile, sono raddoppiate nell’arco di dieci anni.

        Nel confronto con gli altri Paesi, il debito familiare italiano è ancora contenuto: un terzo di quello del Regno Unito, meno della metà che in Spagna e Usa, il 60% della Germania. L’incognita nasce appunto dal fatto che per la prima volta le famiglie italiane si trovano ad affrontare il ciclo di aumento dei tassi con tale maggiore esposizione.

        Sicuramente qualcuno scoprirà di essere stato vittima di illusione finanziaria indotta dal basso costo del denaro e di aver fatto troppo ricorso alla leva per anticipare il potere d’acquisto futuro. Perciò sarà cruciale il ritmo con cui saliranno i redditi da cui dipendono sostenibilità del debito e aumento della spesa.

        L’effetto prevalente sarà quello della più forte crescita. Non bisogna però attendersi uno scatto: gli italiani negli ultimi anni hanno già anticipato,proprio attraverso il debito, l’incremento delle entrate. La loro spesa è salita del 3,8% in termini reali dal 2003 al 2006, ben più dello 0,9% del reddito. In ciò hanno dimostrato fiducia superiore a quella rilevata dagli indicatori, sul ritorno della crescita. Se la dinamica del Pil rimane poco brillante, per le note ragioni strutturali e le indecisioni della politica (come ha sottolineato lunedì Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera), difficilmente potremo osservare un’espansione dei consumi analoga a quella di altre nazioni. La scorciatoia di una maggiore spesa pubblica o di rinnovi contrattuali non sostenibili dalle imprese riporta, alla lunga, nel vicolo cieco della stagnazione.