Le false promesse di Postalmarket

15/11/2004

    domenica 14 novemvre 2004

    Le false promesse di Postalmarket

      Lettere di mobilità ai 380 lavoratori in cig, ma il piano industriale prevedeva il reintegro a gennaio 2005. Il 24 novembre l’incontro al ministero del Lavoro

      Sono 500 i lavoratori della Postalmarket che da mesi aspettano di conoscere il loro destino. Dopo tre giorni di lotta è arrivata la convocazione per il 24 novembre del Ministero del Lavoro per un incontro di verifica dell’accordo siglato nel luglio 2003 con la nuova proprietà e per discutere sulla procedura di mobilità per 380 lavoratori avviata dai commissari che curano l’amministrazione straordinaria della precedente gestione. Il nuovo piano industriale della Berardi, che ha acquistato il marchio e lo stabilimento, prevede la ricollocazione dei 380 lavoratori in negozi e in un centro commerciale, mai aperto, entro gennaio 2005. All’avvicinarsi della scadenza i lavoratori si sono visti recapitare la lettera di mobilità invece di quella di reintegro. La mobilitazione è stata immediata. Tre giorni di sciopero con presidi, blocco dei camion e incontro con i vertici aziendali. Allo sciopero hanno aderito anche i 150 lavoratori, fortunati, che lavorano regolarmente nell’impianto di produzione. Ma il loro futuro non è poi così sicuro perché a giugno del 2004 una sentenza del Tar ha invalidato la vendita.

      Il Banco Antonveneto aveva fatto ricorso per esigere il pagamento di un mutuo che la vecchia proprietà aveva acceso. Si attende la parola definitiva del Consiglio di Stato. Nel frattempo i lavoratori chiedono «l’utilizzo di ammortizzatori sociali più adeguati alla nuova situazione – spiega Federico Antonelli, della Filcams – per lavorare sul piano industriale, dopo averne verificato la fattibilità nelle sedi opportune».

        Tempi duri anche per i lavoratori della Billa-Standa del Veneto.
        Il gruppo ha comunicato la disdetta del contratto integrativo Standa e l’estensione di quello Billa a tutta l’azienda. Questo passaggio comporterebbe ai lavoratori una perdita economica consistente.
        Ma l’azienda, non soddisfatta, ha comunicato di voler licenziare 300 persone, mettendo a rischio 29 filiali, la metà delle quali chiuderebbe.
        I sindacati Filcams Fisascat Uiltucs, dopo aver proclamato una giornata di sciopero articolato sul territorio, hanno chiesto all’azienda di aprire una trattativa per discutere del piano industriale e di quello occupazionale con il ministero del Lavoro. Una strada che consentirebbe di accedere agli ammortizzatori sociali. Di tutta risposta la direzione ha rifiutato la logica del negoziato e ha dichiarato che «utilizzerà procedure di mobilità», vale a dire licenziamenti, «per risolvere il problema in tempi brevi».

        Valeria Rey