«Le emergenze sono industria e Mezzogiorno»

20/01/2005

    20 Gennaio 2005

      Ai consigli generali di Cgil, Cisl e Uil, sindacati e Confindustria rilanciano il piano per lo sviluppo. Oggi assemblea dei delegati sul Sud

        «Le emergenze sono industria e Mezzogiorno»

          MILANO La grave crisi industriale e la fondamentale necessità di rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno: due priorità attorno alle quali i sindacati intendono far ripartire le proprie iniziative, anche in collaborazione con Confindustria. In preparazione all’Assemblea nazionale dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil, convocata per questa mattina alle 10 al PalaLottomatica di Roma, già ieri i sindacati confederali e i loro segretari generali hanno riunito i Consigli federali per aprire una nuova fase di riflessione sulla situazione del Mezzogiorno, dedicando un’attenzione particolare ai temi del welfare e della legalità, oltre a rilanciare le proposte già sottoscritte insieme a Confindustria e ancora in attesa di una risposta dal governo.

            «La mobilitazione continua – spiega il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi – e sui temi legati allo sviluppo e al Sud c’è sempre più forte unità da parte dei sindacati confederali. Tutti parlano di emergenza, ma poi se ne dimenticano. A parte il sindacato, e le imprese». E a proposito dell’iniziativa di ieri, Nerozzi tiene anche a sottolineare due novità significative: «Per la prima volta a un’assemblea dei delegati è intervenuto un vicepresidente di Confindustria, Ettore Artioli, e poi abbiamo anche ospitato l’intervento di monsignor Barbieri, vescovo Di Cassano Ionico». Presente ai lavori anche il procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna.

              Nella battaglia sociale per lo sviluppo, insomma, Cgil, Cisl e Uil sono tutt’altro che isolate. Proprio per questo suonano eloquenti le parole pronunciate da Artioli davanti alla platea sindacale: «Abbiamo dato una grande opportunità al governo: scegliere è facile quando tutti sono d’accordo ma non scegliere è un crimine e un reato – ha detto il vice di Montezemolo – non abbiamo fatto una lista della spesa, ma selezionato una serie di priorità. L’auspicio è che il progetto mezzogiorno non resti lettera morta».

                Ma ieri si è discusso anche di produzione e competitività. «I dati sulla produzione industriale confermano che esiste un problema di declino del nostro sistema industriale», ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando il calo della produzione industriale a novembre segnalato 24 ore prima dall’Istat. «Purtroppo – ha aggiunto Epifani – ci vorrebbe una diversa politica economica e una specifica azione nei confronti del sistema industriale e manifatturiero. Ma il governo fino ad oggi non ha fatto sostanzialmente nulla. Altri festeggiano la nascita dell’Airbus mentre noi piangiamo i nostri posti di lavoro in meno e le molte aziende che chiudono». Anche il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, ha ribadito che «la situazione dell’industria italiana è molto delicata e molto difficile. Occorre fare in fretta. Abbiamo fatto delle proposte per rilanciare la competitività e speriamo che queste vengano raccolte dal governo al più presto possibile». E da parte sua, il leader della Uil Luigi Angeletti sottolinea che non c’è, purtroppo «nessuna sorpresa perché da molto tempo ormai è chiaro che la nostra industria non va bene, e questo lo possiamo constatare tutti i giorni. Purtroppo – aggiunge Angeletti – una parte del Paese si è trastullata per molto tempo con l’idea che si potesse essere ricchi senza creare posti di lavoro nell’industria». Quindi Angeletti torna quindi a puntare il dito contro l’esecutivo: «Il nostro governo purtroppo ha sempre considerato l’industria come una cosa vecchia. Ma in questo, devo dire, è stato sostenuto anche da gran parte dell’opposizione».

                  Lo stesso presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, in mattinata aveva ricordato a sua volta che «la produzione industriale italiana è ferma da troppo tempo» e aveva lamentato che «in questo paese non si parla più di politica industriale». E in serata, i tre leader sindacali sono stati ricevuti dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni letta per avviare, almeno formalmente, il confronto sulle tante, troppe crisi industriali aperte in Italia. A partire da quella, paradossale e imbarazzante per il governo, delle acciaierie ThyssenKrupp di Terni.