Le donne lavorano gratis tre ore più degli uomini

13/04/2011

ROMA- Tanto lavoro a casa gratis, poco lavoro fuori retribuito. Le italiane fanno i salti mortali per mettere assieme ufficio e famiglie, per coprire con la loro doppia attività l`assenza di servizi dedicati ai bambini e agli anziani
e la persistenza di una discriminazione di ruoli dura a morire. Il risultato è che ogni giorno sono occupate per oltre
cinque ore in attività che non garantiscono loro nemmeno un euro di paga. Tre ore e quaranta minuti in più di lavoro gratis rispetto agli uomini, che alle attività non retribuite dedicano una media di un`ora e quaranta al giorno.
A mettere in cifre lavita quotidiana di donne e uomini ci ha pensato l`Ocse (organizzazioni perla cooperazione e lo sviluppo economico) che, nel rapporto Society atglance fai conti intasca al lavoro delle famiglie compilando
la graduatoria delle disparità fra ruoli e paesi. Una classifica dove l`Italia spicca, visto che quanto a gap uomini e donne, nell`Ocse peggio di noi fanno solo l`India, il Messico, la Turchia e il Portogallo. Rispetto al passato, va detto,
stiamo recuperando: le indagini Istat segnalano che se negli anni Novanta oltre 1`80 per cento del lavoro domestico era svolto dalle donne, oggi quella quota si ferma al 71,5. Ma è indubbio che la corsa allaparità danoi ha ritmi troppo
lenti e che tanto resta dafare. In tutto il mondo, il lavoro non retribuito (che occupa circa il 15 per cento di una giornata) è considerato «cosa» da donne, più che da uomini, ma la differenza fra sessi, nella media Ocse si ferma
a poco meno di due ore e mezza e i tutti nostri confinanti stano sotto quella quota. Nella Francia che fa tanti bambini e
pure in Gran Bretagna, il gap uomo e donna è contenuto nelle due ore, in Germania si riduce di un altro quarto d`ora e che dire dei paesi nordici dove ladifferenza si dimezza? In Danimarca, per esempio, sia donne che uomini dedicano alle mansioni non pagate meno tempo, la differenza fra i due sessi c`è, ma si riduce a 57 minuti. Dietro le tabelle dell`Ocse c`è una diversa concezione della vita (in ltalia si dedica più tempo alla cucina, ma in assenza di alternative
assistenziali anche a bambini e anziani), dei ruoli, dell`occupazione e degli stipendi. Da noi le madri stanno a casa non sempre per gioiosa scelta, ma perché gli asili nido non ci sono e quando ci sono costano troppo: vistala differenza di stipendio fra uomo e donna, a lei, in termini economici può convenire lavorare fuori.
Una sorta di «compensazione» inrealtà c` è: leitaliane vanno in pensione prima delle colleghe straniere e ci restano più a lungo. L`assegno non saràalto, visti iminori contributi, ma è destinato a durare nel tempo. Dal mix di minore anzianità lavorativa e buona prospettiva di vita deriva infatti un record previdenziale: le donne italiane godono della pensione per 27 anni, la media Ocse si ferma a 23,3 anni. Per l`uomo italiano si parla invece di 22,4 anni, al secondo posto della classifica dopo la Grecia. La media Ocse si attesta appena sotto i 18 anni. L`alta divergenza fra uomini e
donne è unfatto incide negativamente sulla crescita del paese e sulla natalità, pur se va precisato che il lavoro non retribuito dà di per sé un contributo alla ricchezza nazionale: l`Ocse stima che valga in media un terzo del Pil, ma l`intervallo oscilla fra il 19 per cento della Corea e il 53 del Portogallo.