LE DIFFERENZE TRA LA CAMPAGNA MEDIATICA MC DONALDS E LA REALTÀ

07/01/2013

7 gennaio 2013

Le differenze tra la campagna mediatica Mc Donald’s e la realtà

Apprendiamo da diversi organi di informazione che la McDonald’s Development Italy Inc. sarebbe intenzionata, nell’arco del prossimo triennio, ad effettuare 3000 assunzioni anche in considerazione della prevista apertura di diversi nuovi punti di ristorazione.

In una recente e prestigiosa campagna mediatica la stessa multinazionale ha evidenziato, come se questo costituisse particolare virtuosismo imprenditoriale, che i lavoratori sono puntualmente retribuiti, che le assunzioni avvengono nel rispetto della legge e che ai 16000 dipendenti viene regolarmente applicato il Contratto Collettivo Nazionale del Turismo.

“In realtà, le patinate comunicazioni pubblicitarie alle quali ormai da qualche anno l’azienda ci ha abituato” afferma la Filcams Cgil Nazionale “necessitano di alcune precisazioni che consentano di comprendere compiutamente il contesto.”

McDonald’s, spiega il sindacato, è una di quelle rare multinazionali del comparto della ristorazione commerciale/veloce, se non l’unica, ad essersi sistematicamente sottratta al confronto in ordine alla condivisione di un contratto integrativo aziendale.
Ad oggi le relazioni sindacali con l’azienda, a livello nazionale, sono pressoché inesistenti né elementi di conforto pervengono dal livello territoriale, che continua storicamente a risentire, salvo isolate eccezioni, di forti criticità.
“Si tratta, tanto per intenderci” spiega la Filcams Cgil “della medesima società che recentemente, soltanto in seguito a forti sollecitazioni da parte del sindacato, ha corrisposto l’elemento di garanzia previsto dal Contratto Nazionale per quelle aziende che siano sprovviste di contrattazione integrativa.”

Gli investimenti già attuati e quelli preventivati, la prospettiva di nuove aperture, il numero di dipendenti attualmente in forza, l’importante incidenza di rapporti di lavoro a tempo indeterminato e le assunzioni previste rappresentano un dato indiscutibilmente rilevante ma parziale.
Il tema della qualità occupazionale in McDonald’s, non altrettanto pubblicizzato, è da anni uno degli assi portanti delle rivendicazioni sindacali: l’80% dei lavoratori, non certo per scelta, ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con il sistematico obbligo di prestare servizio in orario notturno e domenicale/festivo.
Quelli menzionati sono i tratti distintivi di un rapporto di lavoro di cui peraltro McDonald’s omette di specificare l’alto indice di precarietà, le inevitabili implicazioni di carattere reddituale e l’impossibilità di avere il tempo necessario per la cura dei propri affetti e della propria salute psicofisica.

Del resto uno degli indici più efficaci per comprendere quali siano gli standards McDonald’s in tema di qualità occupazionale può essere considerata senz’altro la procedura di licenziamento collettivo, avviata dall’azienda non più di qualche mese fa a Milano, che ha coinvolto un centinaio di dipendenti esclusivamente tra quelli con maggior anzianità aziendale e con orario settimanale di maggior consistenza (30/40 ore settimanali), i cui effetti nefasti sono stati arginati solo grazie all’azione dei lavoratori e del sindacato.

Oltre all’approssimazione delle notizie diffuse, destano forte perplessità l’utilizzo strumentale e la mercificazione di uno dei principi fondamentali dell’ordinamento repubblicano, il primo articolo della nostra carta costituzionale, derubricato a mero slogan pubblicitario.
La retorica, il sensazionalismo e le strumentalizzazioni, quando si discute di diritti fondamentali e di lavoro, non solo sono fuori luogo ma non sono di alcuna utilità.”

“Si discuta di piano industriale e di investimenti; di aperture previste e di prospettive occupazionali “conclude la Filcams Cgil, “si avvii finalmente quel confronto in tema di qualità occupazionale, attraverso l’alveo naturale rappresentato dalla contrattazione di secondo livello. Il Sindacato è disponibile. Lo è da qualche decennio.”