«Le delega pensioni pesa sui conti pubblici»

21/03/2002


La Stampa web





(Del 21/3/2002 Sezione: Economia Pag. 20)
POSITIVO INVECE IL GIUDIZIO DELLA RAGIONERIA: LA DINAMICA FUTURA DELLA SPESA INPS MIGLIORE RISPETTO AL RESTO D´EUROPA
«Le delega pensioni pesa sui conti pubblici»
Il Nucleo di Valutazione lancia l´allarme

ROMA

Nella scia delle aspre polemiche dei giorni scorsi sul fronte previdenziale, l´innalzamento dell´età pensionabile almeno fino a 65 anni è nuovamente nel mirino degli esperti previdenziali e della stessa Ragioneria generale dello Stato, insieme ad altri fenomeni importanti e al rischio derivante per i conti pubblici dalle proposte contenute nel provvedimento di delega previdenziale in discussione al Senato. Un rapporto della Ragioneria sulle «tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario» segnala, in base alle tendenze demografiche più aggiornate, che l´ipotesi di consentire l´accesso alla pensione solo agli over-65 consentirebbe di risparmiare 0,6% punti di pil nella spesa per le pensioni che nel 2031 toccherà il punto massimo, cioè la tanto temuta «gobba», raggiungendo quota 15,8%; al contrario, se per paradosso si volesse permettere di andare in pensione tutti a 57 anni si avrebbe un costo maggiore nel 2030 di 0,81 punti percentuali. Nel dettaglio, la spesa previdenziale (attestata nel 2000 sul 13,8% del pil) salirà al 15,8% nel 2031 per poi scendere al 13,5 nel 2050. Considerando, poi, anche l´onere della spesa sanitaria, che passerà dal 5,5% del pil del 2000 al 7,2% del 2050, il costo di pensioni e sanità passerà dal 19,3% del 2000 al tetto di 22,5% del 2033 per poi ridiscendere al 20,7% del 2050. E nel rapporto c´è una rilevante sottolineatura, che fa giustizia di tante critiche rivolte da più parti al nostro sistema di sicurezza sociale: «In Italia la dinamica della spesa pubblica per pensioni e sanità in rapporto al pil risulta per i prossimi 50 anni significativamente più contenuta rispetto alla media dei paesi Ue». L´innalzamento dell´età pensionabile è senza dubbio importante per ridurre l´incidenza della spesa pensionistica sul pil, ma il rapporto della Ragioneria si sofferma con attenzione pure sul peso di altri parametri sia demografici che macroeconomici. Emerge così che un maggiore afflusso di 40-45 mila immigrati determinerebbe un risparmio di quasi mezzo punto (0,48%) del costo delle pensioni nel 2030, mentre al contrario una riduzione del flusso netto di 27-32 mila immigrati comporterebbe un aggravio di 0,33 punti percentuali. Ovviamente anche il possibile aumento della speranza di vita grava sulla spesa previdenziale (2,6 anni in più si traducono in +0,39 punti percentuali), ma la Ragioneria individua una ben maggiore incidenza in alcune variabili macroeconomiche: produttività, tasso di attività, tasso di disoccupazione. E proprio la produttività viene indicata come il parametro «più sensibile»: un aumento di mezzo punto di produttività si traduce nel 2030 in una riduzione di 1,19 punti percentuali della spesa pensionistica, mentre una riduzione dello stesso valore comporta un aggravio di 1,32 punti. E´ lo stesso «Nucleo di valutazione della spesa previdenziale» del ministero del welfare a denunciare il pericolo che le proposte contenute nella delega previdenziale al governo possano mettere a rischio i conti pubblici. «La maggior parte dei criteri fissati nel disegno di legge di delega – afferma il Nucleo – non sembrano del tutto indifferenti sotto il profilo dei possibili oneri per la finanza pubblica, anche perché non risultano emergere in misura parimenti definita gli elementi che potrebbero svolgere una funzione di adeguata compensazione». Il Nucleo conferma il successo della riforma Dini nel contenimento della dinamica della spesa: in 5 anni si sono risparmiati 54 mila 805 miliardi di lire, ben 1.877 miliardi in più rispetto agli obiettivi prefissi. Le riforme strutturali attuate in passato sono giudicate «efficaci», ma ora il Nucleo considera necessario accelerare la fase di transizione con tre misure: estensione del metodo contributivo pro-rata a tutti, inasprimento dei requisiti minimi per il pensionamento di anzianità, maggiore sviluppo della previdenza complementare. Critiche anche alle proposte del governo sulla decontribuzione e sul nuovo trattamento per i parasubordinati.

Gian Carlo Fossi