Le critiche di Epifani

14/12/2009

Un terzo delle risorse per la Finanziaria 2010 saranno ricavate direttamente dalle entrate straordinarie e contingenti dello scudo fiscale e per un’altra parte consistente dal Tfr prelevato dall’Inps e di proprietà diretta dei lavoratori che non hanno optato per i fondi pensione. “Dirottare il Tfr dall’Inps al Tesoro non serve e nello stesso tempo si perde un’occasione”. Così il segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, ha commentato le prime anticipazioni sull’impianto della legge Finanziaria in discussione in Parlamento. A quanto si è appreso
finora, la parte delle liquidazioni non destinate ai fondi pensione dai lavoratori sarebbe infatti dirottata a copertura di circa un terzo della manovra 2010. Rispondendo alle obiezioni del governo, che ha ricordato il precedente dell’esecutivo Prodi, Epifani ha detto: “A quell’epoca – ricorda – le imprese chiesero di destinare il Tfr alle infrastrutture o alle imprese, e avevano agione. Era ed è anche la nostra opinione. Con l’uso del Tfr con la Finanziaria del prossimo anno non sono messi in discussione i diritti della persona, ma se queste risorse vengono utilizzate per le missioni in Afghanistan o per la spesa corrente, c’è qualcosa che non quadra. L’uso del Tfr non può essere questo”. Fra l’altro – ha spiegato il segretario generale CGIL –, “se si centralizzano 3-4 miliardi del Tfr non è il massimo per le ricadute sul territorio”. E, esprimendo preoccupazione per la contrattazione sociale territoriale, Epifani ha rilevato infatti che “i limiti si riscontrano proprio sul territorio, perché gli enti locali hanno sempre meno risorse. Ne sono esempi la protesta dei sindaci a Milano e le critiche delle regioni sul Patto della salute”. Il leader CGIL ha anche sottolineato il diverso atteggiamento dell’organizzazione degli industriali. “Non ho sentito alcuna voce da parte di Confindustria e delle imprese – ha dichiarato Epifani – che, due anni fa, parlavano di scippo del Tfr e protestavano perché non ne erano loro i beneficiari”. Secondo il segretario generale, Confindustria “parla forte con alcuni governi e debole con altri e questo mette in discussione la sua autonomia e credibilità”.