Le «contributive» sono solo 4.323

30/09/2002



          30 SETTEMBRE 2002


          NORME E TRIBUTI


          Le «contributive» sono solo 4.323

          Previdenza – A sette anni dall’introduzione del nuovo sistema, poche le liquidazioni e per importi bassi

          Marco Peruzzi


          Il contributivo avanza piano. A distanza di quasi sette anni dalla sua introduzione, l’Inps ha finora liquidato appena 4.323 pensioni calcolate interamente con il nuovo sistema. Poca cosa, così come gli importi: tanto bassi che l’Istituto di previdenza li definisce trascurabili. Difficile, certo, attendersi numeri superiori. Le pensioni calcolate con quel metodo possono essere corrisposte dopo cinque anni di attività lavorativa. Dunque siamo praticamente agli inizi della nuova era previdenziale voluta dalla legge Dini del ’95. Ma i risparmi che quel sistema dovrebbe garantire non si sono visti. E preoccupa il fatto che bisognerà attendere ancora molto tempo, forse più di quello preventivato sette anni fa. Così il ministero dell’Economia e delle Finanze è passato all’attacco, spingendo per una modifica previdenziale volta ad applicare obbligatoriamente a tutte le categorie del lavoro – sebbene in pro-rata – il sistema contributivo delle pensioni. Un metodo che considera i versamenti effettuati durante l’intera vita lavorativa e non, come fa il retributivo, soltanto gli ultimi, molto spesso migliori, stipendi. La proposta – che torna fuori ogni volta che si parla di riforme – è di applicare il vecchio metodo alle annualità già lavorate e il nuovo a quelle che verranno dal momento dell’applicazione dell’eventuale riforma fino al pensionamento. La stessa cosa che ha deciso giovedì scorso il consiglio generale dell’Inpgi (l’Istituto di previdenza dei giornalisti) nel tentativo di dare garanzie di solidità all’ente anche in un futuro lontano. Quello che vorrebbe dare il ministero dell’Economia all’Inps. Contrario alla proposta è però il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che punta su altri fronti: la decontribuzione per i neo assunti, la progressiva eliminazione del divieto di cumulo pensione-reddito da lavoro, l’innalzamento dell’aliquota contributiva dovuta dai collaboratori coordinati e continuativi, la certificazione dei diritti acquisiti e, soprattutto, il rilancio della previdenza complementare con l’individuazione di nuove forme di finanziamento per i fondi pensione. Lo stesso ministro Maroni ha nei giorni scorsi escluso che si possa introdurre il contributivo misto-retributivo pro-rata per tutti. Tra i due ministeri è così iniziato un altro braccio di ferro (dopo quello sulla riapertura dei termini per la regolarizzazione del lavoro sommerso, voluto e vinto al fotofinish da Maroni) che potrebbe concludersi in sede di discussione in Parlamento della Finanziaria per il 2003. Ma mentre in occasione del sommerso il ministero dell’Economia si è infine tirato fuori dalla discussione, con il contributivo le cose potrebbero andare diversamente. Così come delineato dalla riforma Dini del ’95, infatti, nel 2050 il nuovo sistema di calcolo si applicherà per intero soltanto al 42% dei lavoratori dipendenti, mentre il 53% avrà una pensione mista retributivo-contributivo e il 5% ancora retributiva. Lo ha rilevato la Commissione Brambilla, precisando che, per gli autonomi, nello stesso anno quelle percentuali saranno, rispettivamente, pari al 57, al 38 e al 5 per cento. Ma quali sono gli effetti del contributivo? Dopo 40 anni di attività un lavoratore dipendente avrà, con il retributivo, una pensione pari a circa l’80% dell’ultima retribuzione. Con il nuovo sistema di calcolo, invece, il rapporto passa al 40-60 per cento.