Le confederazioni ritrovano l’unità, mugugni nella Cgil

11/03/2004





giovedì 11 marzo 2004

Le confederazioni ritrovano l’unità, mugugni nella Cgil
      ROMA – Alla tribuna sfila l’Italia del declino industriale, dei lavoratori precari, dei pensionati che non arrivano alla fine del mese. Sono i delegati Cgil, Cisl e Uil che si alternano al microfono del Palalottomatica, dove 6 mila sindacalisti hanno celebrato ieri la nuova stagione unitaria delle tre confederazioni, sotto la guida di Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, i tre leader che oggi parlano la stessa lingua. Perché, sarà banale ma è sempre vero, «un sindacato unito ha più forza», dice Epifani. Arriva Lucio Fiore, delegato dell’Alitalia. E nell’applauso della base sindacale c’è un messaggio di solidarietà e di auguri per quella che un tempo era la «nostra compagnia di bandiera» e ora «rischia di diventare una colonia a vantaggio degli operatori stranieri». Tocca a Caterina Provenza, lavoratrice della Parmalat nello stabilimento di Termini Imerese. E anche lei riceve lo stesso sostegno. Il crac finanziario non ha colpito solo i bond people, ma mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Minuta, quasi sottovoce, Caterina concede: «Certo, qualche rinuncia bisognerà farla, i lavoratori lo sanno. Basta che sia nell’interesse dell’azienda. Siamo contrari, invece, allo spezzettamento perché l’Italia perderebbe una importante multinazionale». Poi sale Mimmo Beneduce. Lavora alla Montefibre di Acerra. «Nel nostro settore eravamo un’azienda leader. Era nostro il marchio Terital e noi abbiamo fatto le vele del Moro di Venezia per la Coppa America. Poi dalla Ferruzzi finimmo all’Enichem. Infine siamo stati privatizzati e sono cominciate le crisi: chiusure di stabilimenti, posti di lavoro persi».
      Simonetta Carminati, giovane, riccioli rossi, arriva da Bergamo, la città di Pezzotta. E, come il leader della Cisl in gioventù, lavora in un’azienda tessile, altro settore in crisi: «Nel sindacato ho trovato un luogo dove si discute, magari si litiga, ma poi si portano avanti i nostri diritti». Ancora una donna: Maria Pia Cardamone, da Milano. «Sono laureata in architettura, ho le abilitazioni, insegno da 23 anni, ma sono ancora precaria. Quello che dice il ministro Moratti non è vero». Infine, Sonia Montanari, pensionata del Testaccio quartiere di Roma che più romano non si può: «Nella mia vita non ho mai visto che abbassando le tasse sui ricchi sia venuto qualcosa di buono per noi».
      La base ha parlato. E parlerà ancora, «in tutti i luoghi di lavoro», annuncia Pezzotta. «Perché – continua rivolgendosi a Silvio Berlusconi – c’è un forte malessere e disagio sociale. Che non possono essere nascosti sotto il manto di un ottimismo buono per la campagna elettorale, ma che non corrisponde alla realtà». La sfida al premier è lanciata. La richiesta di una trattativa sull’agenda sindacale anche. Nel pomeriggio arriva la disponibilità di Berlusconi. E basta questo ad aprire qualche crepa nell’unità sindacale. La parte di Cgil che si riconosce in Rifondazione comunista (Ferruccio Danini e Carlo Baldini) dice «no alla deriva neoconcertativa». E anche Giorgio Cremaschi per i metalmeccanici Fiom attacca la piattaforma unitaria: «Rilancia la concertazione, che invece è finita». Posizioni minoritarie, ma che possono creare qualche problema al nuovo corso unitario.
Enr. Ma.


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