Le condizioni di Cisl e Uil per firmare l´intesa sull´art.18

24/06/2002


 
LUNEDÌ, 24 GIUGNO 2002
 
Pagina 4 – Economia
 
Le condizioni di Cisl e Uil per firmare l´intesa sull´art.18
 
 
 
Le due organizzazioni chiedono al governo una serie di correttivi
Misure per impedire l´aggiramento delle norme e garanzie per il sommerso
Bonanni: "Accordo il 2 luglio se cambia la norma sulla cessione dei rami d´azienda"
Pirani: "Vogliamo chiarezza su cosa succederà dopo la fase sperimentale"
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – La deroga all´articolo 18 per le imprese che, assumendo, superano la soglia dei 15 dipendenti è solo uno degli elementi contenuti nel «pacchetto lavoro» che rischia di imbarazzare particolarmente i vertici di Cisl e Uil di fronte ai propri iscritti. È per questo che, se da un lato i due sindacati non possono più fare nulla rispetto alla deroga, dall´altro chiedono garanzie affinchè non ci siano rischi di un´estensione senza limiti della sospensione delle tutele previste dall´articolo 18 e che si corra ai ripari rispetto a un punto, passato quasi inosservato, contenuto nella legge sul sommerso: la possibilità che le aziende che emergono possano scendere sotto i minimi salariali di una quota del 30 per cento.
«Soltanto Mussolini, nel ’36 – ricorda Paolo Pirani, segretario Uil – decise una misura del genere: ora Berlusconi ha fatto passare un emendamento che taglia i minimi salariali e sospende tutti i diritti sindacali, tranne l´art.18». Ma la modifica della legge sul sommerso è solo una delle condizioni che la Uil pone al tavolo delle trattative ai fini della firma del cosiddetto «patto del lavoro». Il direttivo Uil di venerdì aveva posto anche questa condizione: il ripristino automatico, dopo i tre anni di sperimentazione, dell´art.18 alle imprese che sono cresciute sopra i 15 dipendenti.
Il governo, invece, ha previsto una verifica, dopo due anni, degli effetti sull´occupazione del provvedimento per «valutare l´opportunità della proroga della misura, ovvero di altre misure legislative a sostegno dell´occupazione regolare e della crescita dimensionale delle imprese». Per la Uil è indispensabile che sia espressamente prevista la decadenza della misura dopo tre anni dall´entrata in vigore: «Vogliamo chiarezza sull´automatismo», dice Pirani. Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, invece, si accontenterebbe di qualcosa in meno, ossia la semplice «reversibilità della norma, che se non dà risultati decade». Per venire incontro a queste richieste del sindacato, il governo sembra però disposto solo a cancellare le ultime righe dell´art.10 del ddl delega, quelle che fanno riferimento appunto alla «proroga della misura» e ad «altre misure legislative».
La Uil chiede poi che sia vanificata la possibilità di escamotage da parte delle imprese per l´estensione a tutti della sospensione dell´art.18. Come? «Basterebbe scrivere che la norma riguarda solo le aziende attualmente esistenti e i nuovi assunti», dice Pirani. Il quale è preoccupato, piuttosto, per un altro rischio: «Se un´azienda ha 5 dipendenti a tempo indeterminato e 11 con contratto di formazione lavoro, tutti protetti oggi dall´art. 18, potrebbe non confermare due lavoratori con contratto di formazione e poi assumere: a quel punto i lavoratori perderebbero tutti il loro diritto». La Cisl, invece, vuole una retromarcia del governo sulle norme per la cessione di rami d´azienda anche non funzionalmente indipendenti: «Se cambierà le regole su questo punto – dice Raffaele Bonanni – firmeremo l´accordo sul mercato del lavoro già il 2 luglio». Venerdì scorso, comunque, il sottosegretario Maurizio Sacconi aveva già promesso degli «aggiustamenti».